Nonostante il calciomercato sia vecchio quasi quanto il calcio stesso, le modalità e le normative riguardanti il passaggio dei giocatori da una squadra all’altra si sono profondamente evolute in più di cent’anni di storia.

Al dopolavoristico calcio degli albori, anzi al football, come era chiamato prima dell’italianizzazione linguistica forzata di mussoliniana memoria, non importava granché la regolamentazione del mercato dei calciatori, e nel 1911 le vaghe direttive della federazione si limitavano a indicare che “i trasferimenti sono consentiti solo per imprescindibili motivi di famiglia o di lavoro”.

È nel 1913 che avviene il primo acquisto a sensazione della storia calcistica, quando il Genoa compra dal Milan il terzino sinistro Renzo De Vecchi, soprannominato dagli ampollosi giornalisti della belle époque: “Figlio di Dio”. Secondo la Gazzetta dello Sport, De Vecchi avrebbe ricevuto dal Milan duemila lire (più o meno il valore di uno stipendio medio annuo dell’epoca) a titolo di indennità. E a seguito dell’intervento del presidente del Milan Giannino Camperio, ottiene il trasferimento dalla sede di Milano alla filiale di Genova della banca dove lavorava come fattorino.

Chiusa la parentesi autarchica del fascismo, nel dopoguerra si riaprono nuovamente le frontiere agli stranieri, e il calciomercato si risveglia bruscamente dal torpore. Le quotazioni dei giocatori si impennano, e il profumo dei facili guadagni attira sulla scena equivoche figure di faccendieri, procacciatori d’affari e talvolta anche truffatori matricolati. Infatti, insieme a grandi campioni, viene ingaggiata, soprattutto dal lontano Sudamerica, una sfilata di bidoni, spesso oriundi o presunti tali.

Proprio in questo periodo il regolamento del mercato viene codificato in maniera più puntuale, e vengono fissati i termini per le negoziazioni, da effettuarsi in prevalenza durante una sessione estiva della durata di un mese. La signoria delle società calcistiche sui destini dei giocatori è pressoché assoluta, e pertanto gli scambi avvengono nel corso di trattative private tra dirigenti di club.

In questi anni, insieme ai sudamericani, gli stranieri più corteggiati sono gli scandinavi, le cui nazionali si erano messe particolarmente in luce durante le Olimpiadi di Londra ’48 e i Mondiali di Brasile ’50. Vengono così “importati” Gunnar Gren, Gunnar Nordhal e Nils Liedholm, che formeranno il terzetto svedese del Milan, detto Gre-No-Li; i danesi Karl Aage Hansen e Sven Jorge Hansen, acquistati dal presidente dell’Atalanta, nonché senatore democristiano, Daniele Turani, dietro suggerimento dell’abilissimo braccio destro Luigi Tentorio. Ma per l’Atalanta la gallina dalle uova d’oro si rivelerà l’altro svedese Hasse Jeppson, quando nell’estate del 1952 verrà girato al Napoli di Achille Lauro per la cifra record di 105 milioni di lire.

È giusto in questi anni che Milano assurge al ruolo di capitale del mercato calcistico, soprattutto grazie all’iniziativa di uno stravagante personaggio, l’allora presidente del Palermo, Principe Raimondo Lanza di Trabia. Tra i protagonisti della dolce vita romana degli anni cinquanta, il principe siciliano è di casa anche a Milano per affari, e pianta le radici in una suite del Grand Hotel Principe di Savoia, a poche centinaia di metri dalla Stazione Centrale, dove conduce di persona le trattative. Accoglie volentieri gli ospiti mentre giace in ammollo nella vasca per uno dei suoi lunghi bagni ristoratori, sorseggiando pigramente un vermut. Raffinato estimatore del bel calcio, oltre che delle auto sportive e delle fanciulle procaci, non pone questioni di prezzo per i giocatori che considera più dotati di stile, come il danese Helge Bronée e il veronese Luigi Fuin, pagati rispettivamente quaranta e trenta milioni.

Al pari del Principe Lanza di Trabia, anche Achille Lauro, sindaco miliardario di Napoli e presidente della squadra cittadina, aveva l’abitudine di condurre personalmente le trattative, e il vezzo (chiamiamolo così) di ricevere gli ospiti in costume adamitico nella propria suite al Grand Hotel Gallia, un elegante palazzo datato 1927, e situato in posizione ancora più strategica: proprio accanto alla Stazione Centrale di Milano.

Raimondo Lanza di Trabia nel 1951

Da navigato imprenditore, O’ Comandante, come veniva universalmente chiamato, è del tutto consapevole della diseconomicità del calcio, e quindi lo utilizza a scopi politici, come strumento per rafforzare la propria popolarità: se non funzionava per fabbricare soldi, poteva moltiplicare i voti.

Tramite il protagonismo iperattivo di Lauro, il Grand Hotel Gallia diventa la vera capitale del calciomercato; e al suo interno, oltre all’aristocrazia del calcio, si muove la solita corte di personaggi minori: dirigenti societari, mediatori e sensali, tra i quali svettano Gipo Viani, ex centrocampista dell’Ambrosiana, e Paolo Mazza, presidente della Spal. I due agiscono in veste di consulenti, più o meno ufficiali, delle grandi squadre. Grazie alle loro conoscenze nell’ambiente, contattano le controparti, trattano, e spuntano accordi a prezzi apparentemente vantaggiosi per i loro clienti, anche se mai tanto quanto per loro stessi. Questi artigiani dell’affarismo, nonché dell’intrigo e del doppiogioco, renderanno il calciomercato e la sua sede, l’Hotel Gallia, un fenomeno che caratterizzerà il costume nostrano degli anni cinquanta e sessanta. Nell’albergo milanese bivaccheranno anche centinaia di tifosi e curiosi, rendendolo più simile a un suk che al cuore pulsante della finanza calcistica.

Dagli anni sessanta cambiano i volti dei protagonisti. Ai mediatori Viani e Mazza si affianca Italo Allodi, emerso alla ribalta dopo aver scoperto, per conto del presidente dell’Inter Angelo Moratti, l’immenso talento di Mariolino Corso dai campi della sperduta Audace San Michele nel veronese. Al Principe Lanza di Trabia, suicidatosi nel 1954 a meno di quarant’anni, con un tuffo mortale dal balcone di un grande albergo di Roma, ispirando a Domenico Modugno la canzone “Il vecchio frack”, subentra un altro personaggio dal ridondante nome fantozziano: il Conte Francesco Marini Dettina, nuovo presidente della Roma. Al comandante Achille Lauro succede come presidente del Napoli lo scriteriato primogenito Gioacchino. Ma il teatro rimane quello del Gallia, sempre esaurito fino quasi a scoppiare nel periodo ufficiale delle trattative, tra il 20/25 giugno e il 10/15 luglio di ogni anno.

L’eccesso di passione popolare, comincia però a diventare incontrollabile per le esigenze di sicurezza del Grand Hotel milanese, che il 28 aprile 1969 si vede costretto a sfrattare il calciomercato dalle proprie strutture, con la consegna alle direzioni delle società di serie A e B di questo comunicato in burocratese barocco:
“Nell’approssimarsi del periodo in cui a Milano si svolgono quegli annuali incontri che corrono sotto la denominazione di mercato di calcio, e allo scopo di evitare gli incresciosi e poco edificanti affollamenti di estranei e curiosi, purtroppo creatisi in passato nelle sale del nostro albergo, questa direzione è venuta nella determinazione di non consentire in tale periodo l’accesso ai locali dell’albergo alle persone che non vi soggiornano”.

La sede del mercato viene spostata di appena duecento metri, al vicino Hotel Hilton. Il nuovo ambiente appare più moderno, con una sala stampa, un servizio di segreteria e una fila di cabine telefoniche in sostituzione del vetusto centralino e dell’andirivieni dei camerieri muniti di vassoio e bigliettino di chiamata al telefono.

Nella stagione “hiltoniana” del calciomercato, tra il 1969 e metà anni settanta, le quotazioni dei giocatori salgono a livelli irrealistici, per l’indignazione della stampa nazionale. Complice anche l’inflazione galoppante, i record di spesa si susseguono uno dopo l’altro. Dai 675 milioni del 1969 per il trasferimento di Bob Vieri dalla Sampdoria alla Juventus, si passa ai 700 del 1970 per quello di Alessandro Vitali dalla Lanerossi Vicenza alla Fiorentina; fino ad arrivare alla pazza estate del 1975, quando viene acquistato prima dalla Juventus un ancora sconosciuto Marco Tardelli, ventenne centrocampista del Como, per 800 milioni; e poco dopo, per un miliardo in più, il bomber del Bologna Beppe Savoldi viene rilevato dal Napoli di Corrado Ferlaino, ansioso di rinverdire i tempi fastosi del vecchio ed ormai sempre più isolato comandante Lauro.

Beppe Savoldi con la maglia del Bologna

Dopo che nel 1976 la sede del mercato viene spostata verso l’estrema periferia nord di Milano, all’Hotel Leonardo da Vinci di Bruzzano, quattro anni più tardi vengono riaperte ai giocatori stranieri le porte dell’Italia, chiuse dal 1966, al termine della grottesca avventura della nostra nazionale ai mondiali d’Inghilterra. I prezzi però, anziché calmierarsi come auspicato, salgono ancora più vertiginosamente. La soglia del miliardo, infranta dall’affare Savoldi, diventa la normale quotazione di un calciatore di serie A neanche di primo livello. Per l’acquisto del fuoriclasse brasiliano Zico, nel 1983 il presidente dell’Udinese Lamberto Mazza, sborsa una cifra mai esattamente quantificata, ma molto probabilmente vicinissima ai dieci miliardi.

Contemporaneamente, il mercato si decentra ulteriormente, portando la propria sede al centro direzionale di Milanofiori di Assago, alle porte di Milano. L’atmosfera è ormai lontanissima da quella degli anni d’oro del Gallia, e non vi è più neanche l’ombra di tifosi o curiosi fuori dal portone d’ingresso. Sulla regolarità dei contratti però si nutrono ampie riserve, e la Lega Calcio istituisce in una sala attigua una tanto coreografica quanto sonnolenta task force incaricata di sorvegliare le trattative.
La modernizzazione del calciomercato procede a passo sempre più spedito, e nel 1984 il sindacato calciatori di Sergio Campana ottiene l’abolizione del famigerato cartellino. Il giocatore cessa di essere una proprietà della società di appartenenza, ed è finalmente libero di scegliere l’ingaggio a lui più conveniente.

Con questo atto si sono poste le basi per la nascita della figura del procuratore sportivo, il vero protagonista del calciomercato di oggi.

Bibliografia: Silvano Tauceri. “Dal figlio di Dio ai fenomeni. 1911-2001 La vera storia del calciomercato”. GeoEdizioni, 2001.

*Questo articolo è la versione integrale di quello apparso sul numero 1 della rivista Pianeta Sport.

(Giuseppe Ottomano)