Maradona raccontato da Diego

Di Maradona si è detto tanto, molto di più si è scritto.

Nel bene e nel male le sue peripezie, i colpi di genio e quelli di fucile, le magie sul campo e le sciagure fuori, hanno segnato un ventennio di cronaca rosa, anzi della “rosa”; arricchendo e consentendo a milioni di giornalisti nel mondo di centrare sempre lo scoop o riempire le loro misere righe fatue.

Il re ha dato da mangiare sempre a tutti, dalla corte più intima, fino ai plebei del bar dell’angolo. Ai primi sogni materiali fatti di denaro sonante e Ferrari, ai secondi la speranza, il riscatto dallo svilente e cupo panorama sociale che avevano intorno. In definitiva una ragion d’essere “pe tirare a campà”. Triste forse. Banale anche, esagerato e inutile. Andatelo a dire agli ottantamila che riempirono il San Paolo per vedere Diego Armando palleggiare in tuta, e sottolineo appena una ventina di palleggi, il giorno del suo arrivo a Napoli.

Raccontatelo ai quei bambinetti un po’ scugnizzi, un po’ mariuoli, che inseguono un pallone nei vicoli cenciosi dei Quartieri Spagnoli e che dalla fine degli ottanta sono nati tutti con la scelta di un solo paio di nomi: o Diego o Armando; oppure tutti e due assieme, per non sbagliare, per essere sicuri che il santo non si offenda.

Napoli e Maradona, una reazione a catena, come il famoso petardo (con un eufemismo) a lui dedicato; come il murales tanto fotografato ai tempi dello scudetto, alto come un palazzo, che da poco ha perso la faccia. Al suo posto una finestra che è abusiva certo, ma a suo modo rappresenta la catarsi di un intero popolo dal mito, la fine del lungo cammino di speranza fatto con e senza di lui, che forse oggi è finalmente concluso. I napoletani da adesso sono liberi, Diego è libero, non si scambiano più effusioni e droga .

Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires.

Beh! Ce l’hai fatta Armando, ma adesso quei ragazzi sono trentenni e hanno famiglia, anche meno numerosa di un tempo e hanno barattato il poster e la maglia “vischiosa” del Mars, con i tatuaggi del Pocho ed un sacchetto nero di immondizie. Poco poetico, ma va bene così.

Napoli dunque, ma non solo. Perché “Io sono El Diego” è la biografia di Maradona, scritta da Diego o, più spesso ancora, da Dieguito. Un bambino tracagnotto e con gli occhi da indios, che tira calci su una palla di stracci a Villa Fiorito, un sobborgo poverissimo di Buenos Aires, la sua prima, originale urbe Partenope.

E’ una “Cebollitas”, con il pallone sempre fra i piedi, ma soprattutto nella testa, Un’idea fissa con la quale va anche a letto. E’ il racconto di una vita vissuta a duecento all’ora, ma vista sempre da un’angolatura diversa, con dentro proprio tutto.

La miseria, la famiglia, il padre Diego Armando Sr. che dopo 20 ore di lavoro lo accompagna agli allenamenti in città e si addormenta in autobus.

L’amico del cuore, con cui inizia i primi passi nei campetti fatti di sabbia, dove le porte non hanno rete, ma una fila di brutti ceffi dietro che fermano eventualmente la corsa del pallone, mentre trangugiano salsicce e birra, in una nuvola d’odore che non si sta.

Il compagno lasciato indietro quando ormai il divario tecnico è troppo evidente è solo la maglia rossa dell’Argentinos Junior può provare a contenere quell’immenso talento.

Il primi soldi, gli ultimi miliardi; l’avventura barcellonese con l’epatite e Goicoixea, i mondiali.

Quello fantastico, con il goal di mano e quello più bello della storia, con la coppa alzata al cielo per una nazione intera che “va a salir campeon” e quello più brutto davanti ai fischi che gli italiani vigliacchi riservano all’inno della sua Argentina.

Maradona è un mito che alimenta se stesso, ingoiando prodezze calcistiche stratosferiche, cazzate terribili, auto, donne, droga, soldi, fughe sulla fascia e fughe di notte, fino a farlo scoppiare, solo in un corpo gonfio, che non riconosce più nemmeno lui, mentre sbarca nella Cuba rossa di Fidel; l’ultimo sincero barlume di giustizia che crede di aver intravisto.

Un mondo che abbiamo imparato a conoscere insomma in tanti anni di telenovelas, ma che per una volta rileggiamo con un punto di vista diverso, quello dell’unico, vero, grande protagonista.

Qualcosa ci piacerà, qualcos’altro meno. Alcune storie saranno verosimili, altro proprio non condivisibili. Salterà fuori il dettaglio che non avevamo notato, l’aneddoto simpatico, una nuova luce su fatti e personaggi che avevamo ormai consegnato al giudizio della storia.

Ma tutto questo sarà irrilevante, perché l’unica vera cosa che conta e che questo splendido libro ci restituisce a piene mani è un visione differente sui nostri sogni, sulla nostra vita, sulle nostre possibilità. Il giudizio sull’uomo, sul calciatore, sul mito e sul campione sono convinto che in fondo, salvo lievi modifiche, non cambierà nella sostanza; ma avremo scoperto che esiste sempre una visione diversa della vita, un senso di giustizia universale, qualcosa di più del panorama che vediamo ogni mattina dal finestrino della nostra utilitaria, mentre raggiungiamo il grigio ufficio.

E chiudo con una citazione dell’Arrigo da Fusignano, che rende l’idea:

Giocare contro Maradona è come giocare contro il tempo perché sai che, prima o poi, o segnerà o farà segnare.

E voi sapete giocare contro il vostro destino?

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Io sono El Diego
Autore: Diego Armando Maradona
Editore: Fandango Libri – Tascabili
Anno: 2010
Pagine: 450
Genere: Biografia
ISBN: 9788860441577

2 COMMENTS

  1. L’ho leto il libro con il tittolo “Ego o Diego” qui in Grecia. Honestamente…a volte piangeva, non voleva lasciar le lacrime ma purtropo non poteve resistere!
    Sono albanese.
    Durante l’estate di 1986 giocavamo ai compionati regionali per l’adolescenti ai quartieri di Tirana. Ero portiere. Tutto il resto semprava quasi uguale coi stessi condizioni che qualquno puo imaginare il Diego durante l’anni in Argentina prima che andase al Argentino Juniors.
    Le nostre mezanote…be…tutti i capofamigliari e i figli piu dei 16anni, tutti acumulati in uno vicino che il suo tv, con una antena improvisata, faceva veder bene la R.A.I, sempre in bianco e nero, sempre in nascosto…
    Eco perche quel libro parla anche per me. Perche la sua miseria era assimile di mia miseria che in comune aveva il grande amore per il calcio!
    Sono Juventino! Al meno dal 1982!
    Certamente tra le partite che poteva vedere in nascosto, oltre della prima volta che ho visto Juve perdendo in Belgio e soportarlo per sempre ( perche era il debole ), sono anche mal ricordi come il 1983 in Attene – la sconfita di Amburgo – o eliminato dal maledeto Arcibald e il suo colpo di testa di Barcelona ma sopratutto le partite contro Napoli. Glo odiava e non poteva capire perche era “Pibe d’oro”!! Come non aveva nessun idea che Napoli non era parte di un Italia sognato dal nostro “pianeta” in Albania, in qui tuuto il mondo sia America,o Inghiltera o Italia era stessa cosa! Ai filmi e telenovele con dopiaggio non potevamo capire bene che era Italina e che no! E napoli era come tutta l’Italia si a in calcio, si a vita ogni…ma ogni cosa.
    Invece non era cosi!
    Eco perche Mesi non sara mai Maradona sia con club si a con nazionale. Diego era un eroe che asomiglia tanto con nostro eroe nazionale Scanderbeg che con un essercito dei montanai ha superato Turchia, il superpotere di tempo per trenanni quasi!
    Che cosa era Napoli prima di suo arrivo?
    Ricordatevi il formazione argentinese con sconosciutti come Pumpido,Giusti,Ruggeri,Cucciufo,Jose Braun,Pascuti,Olarticoecea etc. Non erano in nessun modo nomi come Valdano o Goicoechea!
    E un eroe non lo fischiera mai! eco perche la storia mai non vi perdonera per il finale di Roma di 1990!
    E io sono un Juventino che pero il Diego mi manca!
    Non era lui il cativo!
    Era il sitemo in qui viveva e giochava, i sporchi soldi di calcio!
    Ricordatevi due cose; 1- le sue parole inoccente in una intervista “Il mio sogno e a giocare in Copa di Mondo e poter e poter vincerlo!”
    2- Il tittolo di film “Non ucizono anche i cavalli cosi?”

  2. L’ho leto il libro con il tittolo “Ego o Diego” – “Io Diego” qui in Grecia. Honestamente…a volte piangeva, non voleva lasciar le lacrime ma purtropo non poteve resistere!
    Sono albanese.
    Durante l’estate di 1986 giocavamo ai compionati regionali per l’adolescenti ai quartieri di Tirana. Ero portiere. Tutto il resto semprava quasi uguale coi stessi condizioni che qualquno puo imaginare il Diego durante l’anni in Argentina prima che andase al Argentino Juniors.
    Le nostre mezanote…be…tutti i capofamigliari e i figli piu dei 16anni, tutti acumulati in uno vicino che il suo tv, con una antena improvisata che faceva veder bene la R.A.I, sempre in bianco e nero, sempre in nascosto…
    Eco perche quel libro parla anche per me. Perche la sua miseria era assomoglia di mia miseria che in comune avevano il grande amore per il calcio!
    Sono Juventino! Al meno dal 1982!
    Certamente tra le partite che poteva vedere in nascosto, oltre della prima volta che ho visto Juve perdendo in Belgio e soportarlo per sempre ( perche era il debole ), sono anche mal ricordi come il 1983 in Attene – la sconfita di Amburgo – o eliminato dal maledeto Arcibald di Barcelona e il suo colpo di testa ma sopratutto le partite contro Napoli. Glo odiava e non poteva capire perche era “Pibe d’oro”!! Come non aveva nessun idea che Napoli non era parte di un Italia sognato dal nostro “pianeta” in Albania, in qui tuuto il mondo sia America,o Inghiltera o Italia era stessa cosa! Ai filmi e telenovele con dopiaggio non potevamo capire bene che era Italiana e che no! E Napoli per noi era ben come Inter,Milan,Juve di quel tempo, era come tutta l’Italia si a in calcio, si a vita ogni…ma ogni cosa.
    Invece non era cosi!
    Eco perche Mesi non sara mai Maradona sia con club si a con nazionale. Diego era un eroe che asomiglia tanto con nostro eroe nazionale Scanderbeg che con un essercito dei montanai ha superato Turchia, il superpotere di tempo per trenanni quasi!
    Che cosa era Napoli prima di suo arrivo?
    Ricordatevi il formazione argentinese con sconosciutti come Pumpido,Giusti,Ruggeri,Cucciufo,Jose Braun,Pascuti,Olarticoecea etc. Non erano in nessun modo nomi come Valdano o Goicoechea!
    Eco perche il mio eroe di passato “Le Roi”, Platini, non credo che era il miglior straniero che ha passato in calcio italiano, anche se ogi per una sua maglia di Juve poteve dare tutto il mondo!
    E un eroe non lo fischiera mai! Eco perche la storia mai non vi perdonera per il finale di Roma di 1990!
    E io sono un Juventino che pero il Diego mi manca!
    Non era lui il cativo!
    Era il sistema in qui viveva e giochava, i sporchi soldi di calcio!
    Ricordatevi due cose; 1-) le sue parole inoccente in una intervista “Il mio sogno e a giocare in Copa di Mondo e poter e poter vincerlo!”
    2-) Il tittolo di film “Non ucisono anche i cavalli cosi?”

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