Destini che si incrociano, senza sfiorare la palla.

Il doppio passo è la finta perfetta. E’ semplice, non richiede troppi funambolismi, è assurdo, perché nega il senso stesso del gesto tecnico. Il doppio passo è una beffa, ti lascia sul posto, imbambolato dall’incrocio delle gambe dell’avversario, senza che la palla abbia cambiato di un millimetro la sua traiettoria e di un centesimo la sua velocità.

Lei, lo strumento quasi sempre maltrattato, sparato, piegato dai calci, per una volta ha la sua indolente ed indifferente rivincita. Passa come acqua cheta nel duello attaccante difensore. Causa ultima della tenzone stessa, diventa arma impropria del destino.

Metafora splendida, che il nostro amico Beppe Di Corrado usa con arguzia e perizia nel suo “Doppio Passo – Storie allo specchio di nove coppie del pallone” (LIMINA 2006), per rappresentare fati comuni o lontanissimi, di enormi campioni del calcio contemporaneo o un po’ più passatello; comunque memorabile.

E quando si finisce il veloce volumetto si ha la sensazione di aver letto di protagonisti pallonai, ma di aver capito di più della vita vera, di incroci impossibili che spesso hanno preceduto l’andare della storia.

E’ il caso della coppia Van Basten-Dasaev, che annunciano al mondo la caduta del Muro e del regime dalla falce facile con un annetto di anticipo. Quando, quel 25 giugno del 1988, il cigno di Utrecht si leva in cielo in quel gesto incredibile e rallentato, perfetto e trasognato, mitico e fuori dal tempo, segnando il goal più bello della sua carriera, si capisce che qualcosa è cambiato per sempre.

Lo capisce anche Rinat Dusaev, il figlio calcistico del ragno nero Yashin, portiere imbattibile di una squadra Sovietica che si è fatta ammirare per tutti gli ottanta. E la sensazione più forte è quella dell’ineluttabile destino che ti viene a prendere, senza lasciarti scelta. Sono gli occhi di Rinat al cielo, già sconfitti, mentre seguono quella parabola impossibile che si va ad infilare nel sette.

Un modello di calcio, scuro, grigio e concreto come il regime che rappresenta è finito, un altro fatto dell’arancio acceso e frizzante delle maglie olandesi si apre. Il pallone è lo stesso, il gioco pure, le traiettorie alla fine si somigliano tutte, ma qualcosa è cambiato per sempre.

Dualismi dicevamo, dicotomie insanabili eppure complementari e simbiotiche per la riuscita di un disegno unico. Il caso del duo Socrates-Cerezo, compagni di nazionale in Spagna nel 1982, un annetto che noi ricordiamo bene.

Ricco, colto e politicizzato il primo, giocava per passione.

Povero e bruttarello l’altro, tirava calci per i soldi.

Entrambi artefici di un’alchimia meravigliosa, impensabile con due uomini così diversi ed in campo per fini così distanti.

Ed ancora, la follia che accomuna, ovvero Best e Cantona. Due attorucoli prestati al calcio, Domenech e Milutinovic, entrambi vincenti, ambedue gitani, ma con il primo tutto preso a leggere le stelle da un osservatorio, l’altro disteso ad occhi chiusi su un lettino. Quello dello psicanalista.

Ne volete ancora? Pronti.

Stojkovic e Raul, campioni rappresentativi di un Paese intero, eterni incompiuti ad un passo dalla gloria infinita.

Zola e Sherer, vicini; Capello e Zeman, lontanissimi. Prigionieri tutti di maschere e ruoli che non riescono più a staccare dal volto.

Infine il capolavoro, il senso stesso della metafora e del calcio. Bosman e Cassano. Un mediocre ed anonimo calciatore di provincia, in un Paese anch’esso fuori dai giri pallonai che contano, che lottando libera tutti.

L’altro che alla libertà che il talento gli ha concesso, decide di darle fuoco, con un pacco di cerini … rubati!

Cosa volete, il doppio passo è la prima marachella che imparano i calciatori scugnizzi.

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Doppio passo – Storie allo specchio di nove coppie del pallone
Autore: Beppe Di Corrado
Editore: Limina
Anno: 2006
Pagine: 180
Genere: Narrativa
ISBN: 88-6041-026-6