Un secolo di mitologia dei pesi massimi

Quando la boxe richiamava 126.000 spettatori dal vivo, sul ring salivano personaggi come Jack Dempsey. Il più fortunati potevano applaudirlo a bordo ring, tutti gli altri, ingoiati da questo enorme blob umano, dovevano accontentarsi delle urla di quelli davanti. Eppure c’erano tutti.

E’ difficile trasmettere quello che era la boxe nei suoi anni d’oro e direi fino a fine seventies. Mobilitazione delle masse, spettacolo, sport per intenditori, briganti, affabulatori, piacioni, magnaccia e belle donnine, santi e demoni fra le corde, sotto le corde.

Storie incredibili di riscatti sociali, ascese vertiginose e cadute violentissime, strumentalizzazioni di regime e libertà inaspettate; amplificatore unico la boxe, della sofferenza, della ribellione sociale, in definitiva della nostra storia.

Fa strano raccontarla oggi, che sudicia e svilita, si arrabatta informe fra improbabili pay tv, nani e clown, che niente hanno a che spartire con gli eroi della noble art. Oramai parla esclusivamente lingue che non conosciamo: uzbeco, kazako, russo ed ucraino, quando ci va bene.

Una nuova generazione aggressiva ed in cerca di riscatto avanza da est. Nulla di male, le motivazioni sono le stesse dei ghetti di periferia di inizio novecento, della povertà della grande depressione (e stiamo parlando di Cinderella Man), ma un elemento fondamentale è latitante.

A questa boxe attuale manca il legame con il tessuto connettivo della civiltà che esprime, non serve più a condurre battaglie, non mette più sotto i riflettori grandi personaggi che inscenano grandi drammi e stimolano grandi riflessioni che vanno al di là delle corde.

I massimi di oggi sono intercambiabili e bruciabili in fretta, sbatacchiati qui e lì fra sigle e titoli che non hanno più valore per nessuno; strizzati da improbabili ed improvvisati manager.

Cinquanta anni fa Costantino D’Amato, detto “Cus”, lanciava il più giovane campione dei pesi massimi di tutti i tempi. Misto di tecnica e agilità incredibile, con gli occhi più tristi che mai siano saliti su un ring. Si chiamava Floyd Patterson.

Ci pensò l’orco cattivo, quello vero, prima della comparsa di Schrek, a spazzarglielo via dal tappeto. Sonny Liston la bestia, venuta dal profondo Sud. Con le mani rese dure da anni di raccolta nei campi di cotone, con la schiena raddrizzata a suon di cinghiate da un padre nano e altrettanto cattivo. Sonny Liston che viene trovato morto per overdose a Las Vegas i primi giorni di un triste 1971. Lui che la droga non sapeva cosa fosse, l’omone brutto che aveva paura degli aghi. L’imbroglione delle farsa dei due incontri per il titolo con Ali, che rimase ucciso quando si mise contro dei briganti più lesti di lui.

Ma il genio non ha confini e l’ottantenne Cus si rifarà 35 anni dopo lanciando lui un “uomo nero” sul tetto del mondo. La nemesi pugilistica di Patterson, così terribilmente somigliante a Liston, per una strana legge del contrappasso. Signori ecco a voi “Iron” Mike Tyson.

Ed ancora l’indimenticabile “negro buono” ed impassibile, 12 anni campione del mondo, Joe Louis, che rappresentò per una nazione intera lo scacco al regime nazista, rappresentato suo malgrado dall’ottimo Max Schmeling. Poi Foreman, Frasier, Jack Johnson che sfido un’intero sistema razzista e bigotto in anni in cui si finiva sui pali del Ku Klux Klan per un’occhiata ad una donna bianca.

Infine, la sintesi di tutti i discorsi sulla boxe fatti persona e mito. Il grandissimo Rocky Marciano, 49 incontri da professionista, tutti vinti, palmeres immacolato, mai battuto, mai al tappeto.

E pensare che era basso, tozzo, sgraziato, italiano e con due piedi che guardavano entrambi a destra; parola di Charlie Goldman, l’allenatore che lo scoprì.

Scavava buche per la società del gas, fini per toccare il cielo con un dito. Se questo non è riscatto.

Ed infatti è lui che troneggia sulla copertina dello splendido “Dodici Giganti”, dell’esperto Dario Torromeo. Leggetelo, riscoprirete l’innamoramento per il più bello degli sport che l’uomo abbia mai messo in scena.

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Dodici Giganti – Pesi massimi, un secolo di storie
Autore: Dario Torromeo
Editore: Libri di Sport
Anno: 2003
Pagine: 133
Genere: Narrativa
ISBN: 88-87676-35-6