“You cannot be serious” e le altre marachelle del più estroso dei tennisti

Talento allo stato puro, genio cristallino, follia (un pò studiata) sul campo. In una parola McEnroe! Mancino irriverente che mise tutti in fila dal 1981 al 1984. Per intenderci ai tempi in cui Borg era ancora all’apice; e proprio questa grande rivalità caratterizzerà la prima parte del decennio e farà nescere la stella del newyorkese John. Anzi, esiste un momento preciso in cui il passaggio dello scettro sarà compiuto e proprio nel tempio del tennis. Wimbledon, 1980, finale. Lo statunitense affronta lo svedese dagli occhi di ghiaccio, dando vita ad una delle partite più belle della storia del tennis. In particolare ad uno storico tie-break nel quarto set, in una girandola di emozioni che porterà McEnroe ad avere 6 palle per andare al quinto e Borg 5 per chiudere il match. Alla fine prevarrà lo svedese, ma il pubblico del verde centrale uscirà con la netta sensazione di una abdicazione ormai segnata di Bijorn. Già l’anno dopo infatti la finale sarà tra i due medesimi protagonisti, ma stavolta a ruoli invertiti. Irascibile, irruento, indisponente nei confronti di arbitri, avversari e pubblico, lo si amava o lo si odiava con tutte le forze, ma ha avuto il grande merito di creare attorno ad uno sport un pò malconcio tanto interesse quanto mai nessuno prima e dopo di lui. Rimane agli annali la frase con cui si rivolse all’arbitro in una partita dei quarti di finale dello stesso 1981:

Jou cannot be serious,

reo di pensarla come lui su una palla fuori e che diventerà anche il titolo della sua biografia ufficiale.
Servizio imprevedibile, rovescio nascosto, volèe eccezionale con un tocco ipersensibile, che gli consentiva di giocare con un’accordatura a soli 18 Kg, queste le caratteristiche tecniche principali di SuperMac, che gli consentivano anche di allenarsi relativamente poco e passare con disinvoltura dall’attrezzo in legno a quello in grafite, la mitica Dunlop max 200g. Insomma il più inimitabile protagonista di uno sport che ancora potevamo chiamare tennis.

Dove trovare tutto questo. Dove fare un tuffo nostalgico ed edonista nello splendore dei mitici ottanta?

Semplicissimo! Fra le pagine in formato tascabile di un librettino bellissimo: “Essere John McEnroe”, di Tim Adams (Mondatori – 2005). Dal titolo criptico e seducente e dal contenuto poco biografico, molto sociologico, mai banale; che ci fornisce una sfaccettata panoramica di un decennio controverso ed affascinante dove tutto cambia , compreso l’ingessatissimo, antiquato e snobistico tennis. E cambia con la forza di un terremoto che lo sconvolge dalle fondamenta,  e che si chiama denaro. Quello degli sponsor che entrano prepotentemente in questo mondo, al seguito del newyorkese di talento, con la stessa sfrontatezza ed irruenza. Discorsi che i padri ed i nonni fanno sempre più fatica a capire, trasformando l’icona John nel figlio irrimediabilmente infantile e ribelle.

In verità sono loro ad essere miopi rispetto ad un mondo che cambia, anzi lo ha già fatto e ha il volto di Margaret Thatcher e dei profondi sconvolgimenti socio-economici in cui si contorce il mondo anglosassone all’uscita dagli “sporchi” seventies.

John invece con l’intuito che solo la scintilla dell’estro ti sa dare, aveva già capito tutto e era proiettato molto, ma molto più avanti. Tanto che una sua famosa frase, pronunciata all’uscita della trionfale finale di Wimbledon ’81:

Quando le cose sembrano andare troppo bene, ho come la sensazione che debba succedere qualcosa di brutto

Sembra piuttosto una profezia, con dieci anni d’anticipo, della caduta di quel regno farlocco, fatto di splendore ostentato, verso l’abisso stracciato, grounge e nichilista degli anni ’90; quando infatti l’incontrollabile McEnroe, invischiato da tanta mediocrità intorno a sé, dovrà cedere la palma di numero uno al più ortodosso (e non solo perché di ellenica origine) Sampras. Poche parole, tanto tennis, la ribellione dei ricci in testa domata con un secco taglio corto. Minimal tennis, of course.

L’ultimo paradosso? John era nato a Wiesbaden, Germania Est, al seguito di un padre militare. Come dire: grigiore, ordine e disciplina. Forse proprio per questo, chiunque di noi avrebbe fatto il matto al suo posto. Con un’unica differenza, a noi ci avrebbero rinchiuso in un manicomio, la follia di John venne chiamata talento e gli lasciarono un prato verde su cui esprimerla.

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Essere John McEnroe
Autore: Tim Adams
Editore: Mondadori
Anno: 2005
Pagine: 127
Genere: Narrativa
ISBN: 9788804548782