Ascesa e caduta di una nazionale imbattibile e di un regime infame

Oggi parliamo di calcio!

Scusate, oggi si fa la storia.

Perché è la storia che corre veloce nelle pagine del libro di Luigi Bolognini “La squadra spezzata” (Limina 2007). Saetta via come i sogni di un’adolescente irrequieto, che si sveglia comunista e allineato e si ri-sveglia rivoluzionario e democratico. Fino a che un’alba fatta di cingoli, fango e morti non risveglierà lui e tutti i suoi concittadini di Budapest, da un sogno lacerato troppo in fretta.

E’ la storia di una squadra incredibile, “l’Aranycsapat” (Squadra d’oro appunto), che dal ’50 al ’56 dominò il calcio mondiale, distribuendo schiaffoni e lezioni calcistiche a destra e a manca.

A chi il calcio l’aveva inventato innanzi tutto, gli odiati e supponenti inglesi, “stirati” 6 a 3 nel tempio sacro Wembley e ancor peggio bistrattati quando decisero per una volta di abbandonare l’olimpica Albione per sbarcare nella popolare Budapest ed infilare 7 goal nella valigia dei ricordi da riportare oltre-manica, nella perfida rivincita.

Sublime disegno tattico del profeta Guszàv Sebes, che anticipava in tempi bigi e grami, concetti come il “calcio totale” e disegni sul verde di 4-2-4 avventurosi; troppo arditi per essere liberi, troppo fieri per essere piegati. Ed infatti piuttosto, il giocattolo si spezzò, con la diaspora dei suoi eccelsi campioni Puskàs, Grosics, Hidegkuti, Czibor e Kocsis per l’Europa o il mesto ritiro in patria a meno sfavillanti mestieri; dopo la maledetta finale persa in Coppa Rimet nel 1954 con la Germania Ovest dopata, dotata e aiutata, in quello che fu

 “Il miracolo di Berna”.

Città che aveva offerto il teatro, pochi giorni prima all’opposta cavalcata trionfale contro il Brasile e siccome ai tempi ogni evento di simil portata meritava un nome da targa ottonata, a cotanta tenzone toccò: “La Battaglia di Berna”.

Cadeva un mito pedatorio, si accendeva la miccia per ben altri calci (in culo), quelli che un popolo all’improvviso destato dall’euforia e dal sogno che l’undici nazionale regalava, volle dare ad un regime meschino ed oppressivo che lo affamava. Lottando, sperando, piangendo e allattando un gracile bambino chiamato democrazia per i due anni successivi a quella sporca finale. Fino a che la “mamma URSS” non decise di fare il proprio ingresso trionfale in terra magiara al suon dei cingolati e con grancassa di cannoni, che seppellirono la speranza, uccisero i corpi, ammutolirono le anime. Compresa quella dell’amico Sandor. Il compagno di giochi del protagonista di questo splendido romanzo, Gàbor, giovanissimo appassionato di calcio, della Honved, a cui il regime comunista ha sapientemente insegnato ciò che è bene e sta ad est e ciò che male e che ha il volto del torbido e corrotto occidente. Il tutto ben sigillato da una squadra che deve rappresentare un sistema, un’idea, vincere e fare propaganda interna.

Perché in mancanza di “Panem”, il “Circenses” ammansisce le masse,

doma gli spiriti ribelli, convoglia le pulsioni e le energie nefaste, distraendole dai vaneggiamenti democratici e dai gorgoglii dello stomaco.

Beffa vuole che proprio quel fantastico strumento di controllo, con la sconfitta in finale del Mondiale, per di più contro un’odiata nazione simbolo dell’oltre-cortina, divenga miccia per far saltare il coperchio al vaso del malcontento. Perché crollato il mito dorato, scrostata la superficiale e fatua patina del successo, rimane solo il fango e la miseria con cui fare i conti; un affamatore da crocifiggere, un mentore da disconoscere. Fango però senz’acqua, fatto mischiando terra e sangue, lacrime e macerie. Tutto ciò che rimase dopo lo sberlone Sovietico all’indisciplinato figliolo.

Era il 4 novembre 1956. 

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La squadra spezzata. L’Aranycsapat di Puskás e la rivoluzione ungherese del 1956
Autore: Luigi Bolognini
Editore: Limina
Anno: 2007
Pagine: 149
Genere: Romanzo
ISBN: 9788860410955

1 COMMENT

  1. Peccato che il libro sia in un bilico insignificante tra la narrazione storica (ben documentata, unico “più” al libro) e un desiderio romanzesco che lo sminuisce terribilmente. Oltre ad essere scritto proprio male (tremenda la cronaca infarcita di che subordinanti e per giunta non concordati con il resto della frase).

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