La storia giocata tra sei corde

Quella calda sera del 22 giugno 1938, allo Yankee Stadium, si poteva quasi già sentire l’eco sorda delle bombe del secondo conflitto mondiale. Non mancava poi tanto allo scoppio del conflitto e già due mondi lontanissimi venivano costretti all’interno di uno stretto quadrato, a guardarsi negli occhi a fare i conti con se stessi, a fare i conti con la storia. Sì perché molto di più di un incontro di boxe si apprestavano a vedere i 70.000 assiepati nell’arena newyorkese.

Un nero di Harlem contro un bianco ariano, la patria delle presunte libertà contro il regime del male,

“un mondo sull’orlo del baratro”,

come ben ci ricorda dalla copertina l’autore David Margolick.

Questo e molto altro hanno portato sul tappeto quella sera sul ring i grandissimi Joe Louis e Max Schmelling; il bombardiere nero contro l’ulano di pari tinta, sintesi di tecnica, potenza e velocità entrambi, simbolo di due ragioni a confronto loro malgrado.

Forse strumentalizzati, forse consapevoli, sicuramente grandi sportivi, si incontravano per la seconda volta dopo la cocente sconfitta incassata da un Louis svogliato e inesperto di poco tempo prima.

Musica diversa questa sera. Il campione nero nel frattempo è maturato molto, ha imparato a tenere alto il sinistro a protezione del volto, l’handicap che così bene aveva saputo sfruttare il tedesco nel loro primo incontro e soprattutto risale tra le dodici corde con la cintura di campione in vita; strappata comodamente allo spompato e mediocre “Cinderella Man” J.J. Braddock.

Infatti dopo poco più di due minuti l’ulano è già al tappeto, definitivamente, mentre un destro già nei primi secondi del match lo aveva menomato gravemente, si dice, incrinandogli addirittura una vertebra. Non c’è dubbio che per una volta il “buon negro” Louis ha lasciato negli spogliatoi accidia e melanconia ai quali è sempre stato avvezzo, per sprigionare un odio che si legge negli occhi giallastri. Una maschera poco consona alla sua solita impassibile cera.

Dopo quell’incontro, complici gli anni di “sospensione” per il conflitto, saprà conservare quel titolo per ben 12 anni, ma quella lontana sera del ’38 rimarrà per sempre nella memoria sua ed in quella collettiva come un punto di svolta per lo sport, una lezione per la boxe, un paletto sul campo della storia.

Il libro è bello, fitto ed intriso di storia; forse a tratti un pelo stucchevole nei dettagli e prolisso nella trama, pur tuttavia nulla togliere al fascino della storia in se e all’escalation dell’ansia e delle aspettative nel lettore. Qualcosa perderà anche nella traduzione dall’originale, ma proprio nessuno avrà tempo per accorgesene, tanto il pathos che vi turbinerà fino al secondo decisivo match, come detto, il vero cuore della storia. Saprete sicuramente soffermarvi sulle ansie, le angosce, gli slanci ed i festeggiamenti irrazionali di una Harem che sembra un unico grande organismo vivo e pulsante, che reagisce alle alterne vicende che accompagnano il loro campione, come punto da miriadi di piccoli aghi. Si contorce, si riversa in strada esprime una tristezza da suicidio accanto ad un’euforia da follia pura. E’ come un bimbo che ancora vaga alla ricerca della sua maturità, in una famiglia, l’America tutta, che si modifica al ritmo acido del jazz.

Non perdetevi il vostro tocchetto di storia, non abbandonate il vostro angolo di passione per la noble art, “Oltre la gloria” è un libro da avere.

… nove, dieci, out! 

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Oltre La Gloria – Joe Louis vs Max Schmeling – Il Mondo sull’orlo del baratro
Autore: David Margolik
Editore: Il Saggiatore
Anno: 2008
Pagine: 431
Genere: Narrativa
ISBN: 9788842814306