Vicenza, 29 Maggio 1997. Il Vicenza conquista la Coppa Italia

Vicenza è  una città d’arte, di turismo e di piccola industria: da un lato affacciata sulla pianura, dall’altro con lo sguardo rivolto sugli altopiani alpini, la località veneta ha vissuto momenti di gloria non solo economica, ma anche sportiva. 

Paolo Rossi, ad esempio: l’eroe del Campionato del Mondo di Spagna 1982 è diventato grande sul finire degli anni settanta nella squadra allora chiamata Lanerossi, che l’allenatore Giovanni Battista Fabbri trascinò ad un clamoroso secondo posto nel campionato 1977/78 e ad un’insperata qualificazione alla Coppa Uefa della stagione successiva, mettendo in mostra un gioco spumeggiante, e  facendo emergere sia le qualità del Pablito nazionale che quelle di un collettivo quanto mai solido. L’epopea dei Lanerossi durò poco, visto che già nel 1979 i biancorossi retrocessero in serie B e, nel giro di poco, addirittura in serie C1, girovagando tra le categorie minori per un interminabile quindicennio, illuminato solo dai primi lampi di classe di un giovanissimo Roberto Baggio.

Francesco Guidolin, allenatore del Vicenza tra il 1994 e il 1998
Ritrovata la massima serie nel 1995, la squadra è nelle mani di Francesco Guidolin, allenatore emergente, che porta i neopromossi berici ad un brillante nono posto nel campionato 1996. Ma è dalla stagione successiva che l’opera dell’allenatore di Castelfranco Veneto, grande appassionato di ciclismo, si delinea in tutto il suo splendore. A vent’anni dalle imprese di Fabbri e Rossi, Vicenza vive attimi indimenticabili nella prima metà del campionato, vincendo a Firenze, sconfiggendo Juventus, Roma e Lazio, issandosi addirittura alla vetta della classifica nel novembre 1996. Il girone di ritorno dà meno soddisfazioni, ma la squadra chiude con un più che lusinghiero ottavo posto, trascinata dai gol dell’uruguaiano Marcelo Alejandro Otero, dalle sgroppate di Gabriele Ambrosetti e dall’inossidabile mediana composta da Jimmy Maini, Mimmo Di Carlo e Fabio Viviani.
Tuttavia, è in Coppa Italia che si compie il capolavoro: nonostante una grande incertezza sul futuro della società, tra annunci di vendita, possibili compratori e clamorosi arresti, i biancorossi eliminano la Lucchese, poi il Genoa, quindi colgono la prima impresa, eliminando con un doppio pareggio un Milan in crisi di identità che vive gli ultimi atti della travagliata panchina del Maestro Tabarez.  In semifinale è la rete di Giovanni Cornacchini, promessa mai esplosa, a siglare il pareggio sul campo di Bologna, che conesente, in virtù dell 1-0 dell’andata, l’approdo alla finalissima contro il Napoli.
L’andata, disputata l’8 maggio 1996 al San Paolo, premia i padroni di casa che, reduci da una stagione non certo indimenticabile, si portano in vantaggio con il jolly Fabio Pecchia e chiudono gli spazi ai bomber biancorossi; ma il sogno di Vicenza e del Vicenza non può finire così. Tre settimane più tardi, uno stadio Romeo Menti stracolmo come non mai spinge i ragazzi di Guidolin che, dopo un avvio aggressivo, passsano al 20′ con un tap-in vincente di Jimmy Maini. Il Napoli si difende con coraggio e spirito di sacrificio, prolugando la partita sino ai tempi supplementari, che rappresenteranno però il capolinea per la squadra di Montefusco.
Infatti, il centravanti Nicola Caccia si fa espellere dopo pochi attimi, e i padroni di casa serrano le fila, pur dovendo aspettare fino al 117′ per gioire, quando il portiere partenopeo Taglialatela non trattiene una punizione dalla distanza, e Maurizio Rossi si presenta all’appuntamento con la storia, siglando il 2-0. Nel tripudio più totale, c’è gloria anche per il giovane Alessandro Iannuzzi, altra promessa mai mantenuta del football azzurro, che consegna la Coppa Italia al Vicenza Calcio con il definitivo 3-0.
In quattro anni, i biancorossi passano dai campi di periferia della serie C1 alla certezza di giocare la Coppa delle Coppe, il trofeo che, fino a pochi anni fa, faceva affrontare le vincitrici delle coppe nazionali di ogni paese europeo. I giocatori e il tecnico Guidolin vengono incensati come eroi da un pubblico in delirio, che rivive i fasti di quel Real Vicenza di Paolo Rossi che aveva fatto innamorare l’Italia intera.
Il capitano Giovanni Lopez con la Coppa Italia 1997

L’anno successivo la squadra cambia qualche elemento: Maini, Murgita, Iannuzzi, il portiere Mondini, il terzino Sartor e il centrale difensivo Giovanni Lopez, vera bandiera biancorossa, cercano fortuna altrove, rimpiazzati da due giovani di scuola Milan, ovvero Francesco Coco e Massimo Ambrosini, dai prolifici bomber Di Napoli e Luiso, dal valido difensore Giacomo Dicara e dagli esterni offensivi Marco Schenardi e Lamberto Zauli, adattissimi al gioco di Guidolin.

L’avvio in campionato non è particolarmente esaltante, anche se spicca la vittoria ottenuta sul campo di un derelitto Milan alla quarta giornata; tra alti e bassi, il Vicenza si colloca comunque in una posizione tranquilla in classifica, che solo un calo di forma nelle ultime giornate farà pericolosamente avvicinare alla zona retrocessione, schivata alla fine per un solo punto. Ma l’attenzione di tutti è ovviamente sulla Coppa delle Coppe.

La prima avversaria è il Legia Varsavia, gloriosa e ostica compagine polacca: Luiso e Ambrosetti, nella gara d’andata, fanno infiammare il Menti con due gol nella prima mezz’ora, con i padroni di casa che controllano senza patemi per il resto della partita. Nella bolgia dello Stadio dell’Esercito Polacco, il Legia spaventa i biancorossi con la rete di Kacprzak, ma le parate di Pierluigi Brivio e la rete di Zauli a pochi minuti dalla fine permettono al Vicenza di entrare nella storia: infatti, l’unica precedente partecipazione europea della squadra veneta si era conclusa già alla prima partita della Coppa Uefa 1979, contro i cecoslovacchi del Dukla Praga. E dunque questo passaggio del turno rappresenta un risultato storico.

Il secondo turno oppone i ragazzi di Guidolin allo Shaktar Donetsk, squadra ucraina destinata a futuri successi, ma ancora lontana dai fasti del decennio successivo. Bastano 29 secondi per far zittire le decine di migliaia di tifosi ucraini e far gioire i dodici temerari vicentini approdati allo Stadio Shakhtar. Il solito Pasquale Luiso sblocca il risultato in così poco tempo con una rete di rapina, da attaccante vero; quindi, anche il mediano Beghetto troverà gloria nel secondo tempo, e ancora Luiso fisserà il risultato sul 3-1, dopo la rete della giovane stella ucraina Zubov. Con un risultato del genere, il ritorno è tutto in discesa: Luiso segna il suo quarto gol in Europa nel primo tempo, poi il pareggio di Atelkin, futura meteora del Lecce, farà emergere tutto il cuore degli ucraini, che impegneranno Brivio in svariate occasioni, prima che Viviani, a metà ripresa, sigli il definitivo 2-1 a porta vuota. Il Vicenza è così nei quarti di finale della Coppa delle Coppe.

Con una società passata definitivamente nelle mani di una finanziaria inglese mai troppo stimata, i biancorossi riprendono il loro cammino europeo, dopo la tradizionale sospensione invernale, opposti agli olandesi del Roda JC.

L’andata, disputata allo Sportpark Kaalheide di Kerkrade, è il capolavoro del Vicenza formato Europa e del credo tattico di Guidolin. Segnano Luiso, poi Belotti, quindi Zauli e infine Otero: una partita eccezionale dello stesso Zauli e di Schenardi sulle fasce, una difesa sigillata che cede solo per il gol della bandiera di Peeters, e un 4-1 che non ammette repliche, frutto di una grande velocità sugli esterni e di un’ottima prolificità offensiva.

Certo, il Roda è tecnicamente inferiore, ma questa lezione subita in casa propria, seguita poi da uno scoppiettante 5-0 che i gialloneri subiscono nell’insignificante ritorno (Luiso, Firmani, Mendez, Ambrosetti e Zauli), testimonia la brillantezza di quel Vicenza ora in semifinale, risultato sul quale nemmeno il più ottimista dei tifosi avrebbe scommesso all’avvio della competizione.

Vicenza, 29 Maggio 1998. Il Vicenza vince la Coppa Italia

La sera del 2 aprile 1998 i biancorossi, sostenuti da tutta l’Italia calcistica, sfidano il Chelsea dell’allenatore-giocatore Gianluca Vialli, che vanta in rosa anche Zola e Di Matteo, due colonne della nazionale azzurra di Cesare Maldini. Dopo solo un quarto d’ora, Ambrosetti porge un pallone invitante a Zauli, sul vertice sinistro dell’area di rigore: il trequartista biancorosso stoppa la palla, dribbla Newton e piazza un sinistro nell’angolino opposto beffando il portiere De Goey. Il Vicenza domina, trascinato proprio da Zauli, il vero genio della squadra, e potrebbe incrementare il proprio vantaggio, ma manca quel pizzico di cinismo offensivo così determinante nelle partite precedenti.

Sotto la battente pioggia inglese, lo stadio di Stamford Bridge ospita il ritorno la sera del 16 aprile. Mezz’ora di gioco, cross di Zauli e secco diagonale a mezz’altezza di Luiso: uno a zero per gli ospiti, gli inglesi sono ammutoliti. Il toro di Sora, soprannome del centravanti vicentino, si dimostra ancora una volta un bomber di razza: del resto, in un’intervista aveva dichiarato, alludendo alle proprie spiccate doti offensive:

Crossatemi una lavatrice e colpirò di testa anche quella.

Ma il Chelsea non può accettare una simile figura di fronte ai “piccoli” berici. Dopo tre minuti infatti, una corta respinta di Brivio permette all’uruguaiano Poyet di pareggiare immediatamente i conti, anche se ai londinesi mancano ancora due gol per la qualificazione. Il Vicenza regge l’urto fino alla fine del primo tempo, ma nella ripresa non riesce a reggere al forcing dei padroni di casa. Pronti via, e Zola schiaccia in rete di testa un cross di Vialli, sfruttando una disattenzione difensiva degli avversari; l’incubo dei biancorossi si materializza poi ad un quarto d’ora dalla fine, quando un perfetto diagonale del leone gallese Mark Hughes, su lancio del portiere De Goey, fa esplodere di gioia Stamford Bridge.

A nulla valgono gli assalti finali di Luiso, Di Napoli e di tutto un Vicenza che, pur in dieci a causa del rosso ad Ambrosini a pochi minuti dalla fine, ci prova fino in fondo, onorando al meglio la competizione. Non c’è niente da fare, il Chelsea va in finale, dove sconfiggerà lo Stoccarda grazie ad una prodezza di Zola, conquistando la seconda Coppa delle Coppe della propria storia.  

Tuttavia, indipendentemente dal risultato finale, i veneti meritano solo applausi per il calcio spumeggiante messo in mostra di fronte ad una squadra nettamente superiore; e Pasquale Luiso si può fregiare del titolo di capocannoniere della competizione. Purtroppo, la lucidità tattica e la facilità di corsa del primo tempo di Stamford Bridge sono gli ultimi acuti del Vicenza marcato Guidolin che, come detto, chiuderà il campionato con qualche patema di troppo. I tifosi salutano Guidolin, che lascia il posto a fine torneo a Franco Colomba, con un commovente striscione: “1994-1998: gli anni più belli della nostra storia. Grazie Francesco”.

Dalla stagione successiva, con Colomba in panchina e molte novità nella rosa dei giocatori, inizia il declino del Vicenza, che retrocede in serie B nel 1999, ritornando in A grazie ai gol dell’eterno Luiso e dei giovani Bucchi e Comandini. La nuova retrocessione nella serie cadetta nella stagione 2000 è l’inizio di un decennio quantomai sofferto, che vede i veneti, con una società sempre instabile, battagliare nei bassifondi della serie B, rischiando a più riprese la discesa nell’inferno della C1.

Sono passati dodici anni dall’epopea del Vicenza di Guidolin, di quella squadra che, ogni giovedì sera, incollava gli appassionati italiani davanti al televisore per la Coppa delle Coppe, e ne sono passati più di trenta dal Real Vicenza di Fabbri che giunse ad un passo da uno storico Tricolore. Ma nella città del Palladio, l’amore per i colori biancorossi non si è mai sopito, e i tifosi sono ancora convinti che, prima o poi, la loro squadra tornerà nel calcio che conta, facendo entusiasmare nuovamente l’Italia sportiva.

Fonti

Superalbum Panini – Le figurine dei calciatori 1960-2000, Edizioni Mondadori.
Francesco Rasulo, “Violenza e gol, la notte del Vicenza”, La Repubblica, 30/05/1997.
Roberto Bianchin, “Vicenza, un allegro ritorno”, La Repubblica, 19/09/1997.
Enrico Currò, “Guidolin & Vicenza, l’occasione della storia”,La Repubblica, 02/10/1997.
Giancarlo Padovan, “Vicenza, nella coppa restano solo lacrime”, Corriere della Sera, 17/04/1998.
Alfonso Fasano, “Il sogno europeo del Vicenza di Guidolin”, Storie di Calcio.

(Marco Regazzoni)

1 COMMENT

  1. La didascalia della seconda foto è errata: non rappresenta la vittoria in coppa italia, ma vicenza-juventus 2-1 del 13 ottobre 1996.

    Complimenti per l’articolo!

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