Perché per il cuore il tempo è solo un dettaglio tra un battito e l’altro

Un consiglio dedicato ai birrofili panzoni (incluso il sottoscritto) accaniti telespettatori mondiali: fate un balzo dal divano alla libreria ed appropriatevi di un romanzetto fresco fresco che vi restituirà in questi momenti di magrissime soddisfazioni, clima e pathos di quando anche noi fummo eroi. Il quell’ottantadue magico e mistico che fu teatro di quello che rimarrà il mondiale a cui inevitabilmente siamo più legati.

Vuoi perché i primi due ci sembrano un po’ troppo distanti e rarefatti e per qualcuno inquinati dalla propaganda fascista e per questo da evitare come la peste a prescindere; quando invece le gesta di fior fior di campioni in campo poco ebbero a che spartire con il regime, eravamo forti e basta!

Vuoi perché quello del 2006 è stato strano, sofferto, inaspettato ed in fondo più esaltato come risposta alla tangentopoli che stava coinvolgendo l’italico mondo pallonaro che come gesto sportivo e patriottico in sé.

E poi, volete mettere la carica di un’Italia che usciva dai tormentati e contraddittori ’70 (anche calcisticamente parlando) per lanciarsi con gran slancio ed occhi chiusi nei rampantissimi ’80, con i loro colori, suggestioni, arrivismi, sesso, cocaina, yuppies, drive in, chesterfield, spalline e quant’altro?

Non perdiamo il filo però. Il libro è uno splendido romanzo di Luigi Garlando, che molti di noi hanno imparto ad apprezzare già dalle colonne della Rosa e che con garbo, gusto, un po’ tanta fantasia e un gran scorrere di penna ci fa rivivere le emozioni indescrivibili del mondiale vinto in terra di Spagna ben 28 anni fa.

Si chiama “L’amore ai tempi di Pablito”.

E proprio come un cupido dispettoso è questo il primo sgambetto beffardo che ci fa l’autore, usa l’amore per filtrarci l’emozioni mundial. Gioca con i sentimenti, incrocia strani personaggi, contorce il racconto fino ad infilarci un improbabile finale poliziottesco e grottesco che in primis stona, poi diventa parte del sogno via via che lo metabolizzi, lo digerisci, e lo fai scendere dalla testa al cuore.

Ancora così per la scelta di metterci 25 anni nel mezzo, un altro tranello di chi sa bene che il tempo è galantuomo, ammorbidisce i ricordi, fa diventare i campioni eroi, mitizza le gesta, rende immensi gli amori che non ci sono più.

Cosa manca?

La foto sgualcita di Rossi smunto e legato ad un elettrostimolatore, uno spagnolo protagonista, con il cuore in pezzi e che guida un carro funebre ed il naso schiacciato del “Vecio”, per chi non lo sapesse ancora Bearzot.

Un bel libro, che solletica l’anima e distrae la mente. Ve lo dico prima così non fate l’errore di leggerlo con i neuroni, ma possiate approcciarlo direttamente con i battiti. Il surreale e l’inverosimile che nel testo emerge spesso, vi sembrerà allora soltanto una carezza in più ad una storia bellissima che in fondo è la sintesi che sempre abbiamo immaginato per il nostro calcio.

Una appunto finale lo meritano le mutande di Cabrini, feticcio storico da meditazione femminile,

che nel variopinto e romanzato mondo di Garlando, mi rimarranno sempre impresse come l’elemento più reale della novella, puzza compresa.

Il Re Censore 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: L’amore ai tempi di Pablito
Autore: Luigi Garlando
Editore: Rizzoli
Anno: 2009
Pagine: 336
Genere: Romanzo
ISBN: 17029230