Quando lo sport riesce a sollevare l’anima e farla volare lontano

Emanuela Audisio - Bambini Infiniti

Con voi non gioco più e la palla è mia e me la porto via!

Dai va bene, tiralo tu il rigore.

Ok ma è l’ultma volta che gioco con voi lo stesso.

Goooool!

Ciao ragazzi ci vediamo domani alla solita ora.

E te ne vai, il petto pieno d’orgoglio, quello era il goal del chi segna vince, mica una cosa qualunque, mica una cosa da bambini. Sullo sfondo sta tramontando un pallido sole, che arrossa l’orizzonte e colora di irreale violetto il cielo subito sopra. E ti lascia il tempo di percorrere solo il vialetto verso casa, le spalle curve, il pallone sotto il braccio sinistro. Te lo porti via perché è tuo, ma soprattutto perché è così che fa chi ha segnato una tripletta.

Intanto sogni e così stanno facendo anche i tuoi piccoli compagni di merende, anzi di pallonate e non importa se tu sarai ragioniere, Luciano operaio alla fabbrica di scarpe, Daniele meccanico e Giulio un bravo medico. Ognuno di voi un giorno, un’oretta, un solo minuto si è sentito Maradona, Baggio, Pelè o Platinì, perché i sogni di grandezza hanno i connotati di chi li fa.

La stessa bellissima sensazione di estraneità che provi in quei roventi pomeriggi d’agosto, quando tutti intorno a te si abbandonano alla pennichella, quando chiunque rifugge il riflesso caldo e maligno del solleone sul piazzale di cemento.

Tutti tranne te! Che hai il fiato corto, le gambe intorpidite, i capelli arruffati e gocciolanti, ma che rinvii da ore un ultimo gesto, un ultimo canestro, un ultimo rovescio, un ennesimo e mai definitivo pugno al vento. Questo e basta! Ed intanto sei al Maracanà con duecentomila voci attorno, sei nell’Arthur Ashe Stadium 40-30 e match point, sei al Madison Square Garden a pochi istanti dal gong.

Potere infinito dello sport, potere dei bambini infiniti.

Quelli che la mamma li ha sempre dovuti richiamare dal balcone, quelli che a volte ce l’hanno fatta, quelli che più spesso si sono persi e dispersi. Insomma tutti coloro che avevano un solo briciolo o un vagone appresso di talento, tanto pesante da rimanerne schiacciati sullo slancio o così leggero che il soffio di un minuto di gloria se l’è portato via. Tutti quelli che vincere è importante ma giocare per sempre è molto meglio e la vera sconfitta è il fischio finale dell’arbitro, sulla partita, sui destini, sulla propria esistenza.

Tutti quelli che ci racconta con arte e parte (Più di vent’anni accanto allo sport che conta) Emanuela Audisio nel suo “Bambini Infiniti”. Un iperbolico viaggio costruito a coppie di sportivi, per non sentirsi soli davanti al destino, per completare storie altrimenti monche.

Ed allora via al valzer di Baggio che sbaglio il rigore decisivo a Pasadena, di Senna che si carico un paese intero sulle spalle, di Monzon e Tyson che vogliono prendere a pugni la vita e ne rimangono inevitabilmente abbattuti. Dall’eleganza che non puzza e tanto meno sa di povertà di Carl Lewis, all’ingiustizia che condanna Rubin “Hurricane” Carter e assolve O.J. Simpson, perché fuori dalla partita giocata la vita sa bene come ricondurre lo sport al simbolismo, il simbolismo all’ipocrisia, l’ipocrisia al cinismo.

Sono cinquanta gli splendidi ritratti tracciati con colore e con calore dalla giornalista “Repubblichina” e tutti portano con se il tocco unico e passionale di chi scrive di sport e ha la gonna e la competenza, aggiungendo quel lato umano, tanto umano che ce li fa amare e sentire ancora più vicini.

Se la prossima volta che batterete il calcio d’inizio su un campetto di periferia vi sembrerà di essere proiettati per un istante al centro del Santiago Bernabeu, saprete anche voi che in fondo l’animo del bambino anche per voi non muore mai. E pazienza se il guscio non è più quello nervoso e scattante di venti anni fa. Palla al centro.

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Bambini Infiniti – Storie di campioni che hanno giocato con la vita
Autore: Emanuela Audisio
Editore: Mondadori – Strade Blu
Anno: 2003
Pagine: 228
Genere: Narrativa
ISBN: 9788804517979