E si mangia la “Prada”. Ops … “La preda”

Nick Tosches - Il diavolo e Sonny Liston

La paura ancestrale, non è un feticcio, non è uno spauracchio, non è un’idea astratta. Esiste sul serio è fatta di ossa e muscoli; è nera come la notte, distrugge gli uomini e l’hanno battezzata Charles “Sonny” Liston.

Nato dove non si capisce bene, quando ancora peggio; come l’orco più cattivo è spuntato un giorno dal bosco a caccia delle sue vittime, correndo scalzo e l’establishment del Paese più potente del mondo ha dovuto scomodare la mafia per toglierselo dai c.

Perché Sonny (Charles è troppo “noble England” per descrivere la bestia), è un uomo scomodo, un pugile invincibile, mette a nudo le tue paure più recondite; dal suo sguardo fermo e vuoto non ci si può nascondere, è inespressivo e cupo come quello di uno squalo e ti gela il sangue nelle vene. Devi per forza chinare il capo, la nausea ed il senso di primordiale inferiorità dinanzi alla brutalità della sua potenza, fanno scomparire e dissolvere in un solo istante sofisticazioni ed orpelli del potere capitalistico, duemila anni di evoluzione delle specie, ogni meccanismo di protezione e controllo che l’umanità ha costruito attorno a se per arginare la ferocia della giungla. Perché quando in mezzo alla foresta ti ritrovi da solo, piegato dall’ombra opprimente degli alberi e davanti al re che ti ringhia in faccia, o stai correndo, o sei semplicemente già morto.

Liston è anche nero, che più nero non si può, mica slavato come Ali, Will Smith e Obama, è un pezzo d’ebano carbonizzato e nell’America dei sixties non è un dettaglio mimetico, ma qualcosa di socialmente più pregnante. Va bene se fai la parte della scimmia da circo, se Sali sul ring e fai divertire i bianchi, se raccogli ossequioso le noccioline che ti lanciano, ma soprattutto se rispetti le regole del sistema e dimostri di volerti integrare, sapendo bene che sarà comunque impossibile.

E se quel ruolo non ti aggrada, se la tutina stretta non ti calza, allora sei un personaggio da eliminare al più presto, dal quadrato e dalla memoria collettiva. Perché sei un specchio deformante in cui nessuno si rivede bello, perché sei il passato barbaro che non vuole scomparire, perché sei un biglietto da visita logoro e cencioso, che non è bello tirar fuori dal portafoglio;

perché gli “affari” con uno che usa poco il cervello e tanto i pugni, rischiano di andare a monte in ogni momento.

Meglio, molto meglio il giovane e ciarliero Cassius Clay, bello come un semidio, giovane e rampante come una società che non vede l’ora di far esplodere la sua ricchezza debordante, arrogante e compulsiva, come le parole del giovane campione di Luisville.

Se sei venuto invece da un baracca sperduta in una palude del Sud, se ti sei fatto i calli e la schiena sul cotone; se ti mettono a tavola e non sai usare le posate, se ti mettono davanti un giornale e non sai leggere, se hai passato l’infanzia a prenderle da un padre piccolo piccolo, che futuro vuoi avere?

Due anni di gloria per uno che si allena in libertà vigilata e lo accompagnano quasi dalla cella al ring per gli incontri, sono già troppi. E lo si fa fuori stimolandogli il senso più primitivo, l’olfatto, con una mazzetta di verdoni sotto il naso. Peccato che anche quel profumo non celava alcun arrosto e l’unica cosa che vide il povero Sonny, fu un’overdose di eroina iniettata in uno squallido hotel a Las Vegas. Sì uno squallido hotel, nella città dove invece tutto splende, tutto è grande, tutto è lustrini a paillettes.

L’orco è rimasto incantato dalle lucine della giostra che gira, è rimasto così, a bocca aperta, a menar per aria il nasone nero.

Poi quando gli hanno spento la musica è andato a ritirarsi in un posto che gli sembrava più familiare, perché è buio, perché è silenzioso e scuro, perché la gente ci passa malvolentieri e si è nascosto sotto un metro di terra e un’anonima pietra.

Nessuno ne ha sentito la mancanza, nessuno lo ricorderà più, tranne l’unico altro mostro marrano della storia recente della boxe, tale Mike Tyson; così maledettamente simile a Sonny, così maledettamente ai margini di una società che scarta i suoi figli d’animo disadattato e storpio.

Una storia bellissima, narrata con cura, forse solo un po’ forzatamente dettagliata in alcuni passaggi, ma che ci restituisce appieno la figura reale e integra di quello che fu con ogni probabilità il più forte campione mondiale dei pesi massimi che abbia calcato la resina. E’ un regalo che ci fa Nick Tosches.

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Il diavolo e Sonny Liston
Autore: Nick Tosches
Editore: Mondadori
Anno: 2005
Pagine: 287
Genere: Romanzo biografico
ISBN: 9788804529521