La locandina del film "La Battaglia di Algeri" di Gillo Pontecorvo (1966)

Noi abbiamo battuto la Francia. E dal momento che voi ci avete battuti per 5-0, batterete certamente anche la Francia.     (Ho Chi Minh, presidente nord vietnamita, congratulandosi con i giocatori algerini del FLN a margine dell’incontro FLN-Nord Vietnam 5-0 del 22 novembre 1959)

La proprietà transitiva era stata invocata dallo zio Ho come un auspicio per gli indipendentisti algerini del Fronte di Liberazione Nazionale, che dal 1954 stavano tenendo sotto scacco i francesi in una sanguinosa guerra coloniale. E anche se dall’algebra alla politica, passando attraverso il football, il passo non è esattamente dei più brevi, non era stato un caso se in quello stesso 1954, i leader del FLN avevano scelto la capitale svizzera di Berna, dove durante l’estate si stava disputando la fase finale del campionato mondiale di calcio, per annunciare pubblicamente l’inizio della lotta armata contro i colonizzatori francesi.

A quell’epoca la popolarità del calcio stava aumentando esponenzialmente in quasi tutto il mondo ed aveva preso piede anche nelle colonie francesi del Nord Africa, dove nel maggio del 1956 era scoppiato il primo incidente sportivo dai risvolti fortemente politici. Infatti, in occasione della finale della Coppa Nordafricana, un torneo tra le formazioni delle tre colonie francesi del Maghreb, Marocco, Algeria e Tunisia, si sarebbero dovute incontrare due squadre della cittadina algerina di Sidi Bel Abbès, nei pressi di Orano. La prima, lo Sporting, era la squadra dei pied noirs, come venivano chiamati i coloni di origine europea, mentre l’altra, l’Union, era composta da musulmani, come invece venivano riconosciuti i nativi maghrebini.

A causa di un cartellino rosso ricevuto in un incontro precedente, il capitano dello Sporting, Henry Calatayut, era stato squalificato per due giornate, ma la Lega Calcistica Occidentale, competente per l’Algeria, lo aveva reintegrato d’ufficio. Di fronte a questa decisione, l’Union si era sentita vittima di un sopruso ed aveva deciso di boicottare la finale, mentre l’FLN, prendendo politicamente la palla al balzo, aveva ordinato a tutti i club musulmani di ritirarsi dalle competizioni calcistiche sotto il patrocinio francese.

Ma soltanto nell’estate del 1957, l’anno della Battaglia di Algeri (proprio quella immortalata quasi un decennio dopo nell’omonimo soporifero kolossal di Gillo Pontecorvo), di ritorno dal Festival Mondiale della Gioventù di Mosca, dove tutte le rappresentanze nazionali, con l’unica eccezione dell’Algeria, vi avevano portato una propria squadra di calcio, i leader dell’FLN, guidati da Mohamed Boumezrag, un ex calciatore degli anni trenta e quaranta, si erano resi conto, con più di una punta di amarezza, di esserne sprovvisti. 

Partendo da questa presa d’atto, Boumezrag aveva concepito il disegno di mettere insieme una squadra. Nelle sue intenzioni questa si sarebbe dovuta comporre di calciatori professionisti algerini che giocavano nei club di prima divisione della Francia Metropolitana, e un precedente storico sosteneva la validità di questa idea. Infatti, già nell’autunno del 1954 era stata organizzata una partita tra la nazionale della Francia e una selezione nordafricana, a scopo di beneficienza per le vittime del terremoto di Orléanville, l’odierna cittadina di Chlef, a duecento chilometri a ovest di Algeri. Ed in quell’occasione la selezione maghrebina, che indossava una maglietta verde, il colore dell’Islam, aveva vinto inaspettatamente per 3-1 tra il tripudio degli spettatori presenti. 

Forte di questo incoraggiante precedente, Boumezrag, coadiuvato dall’allenatore dell’Avignone, nonché vecchia gloria del football nordafricano, Mokhtar Arribi, aveva convinto i vertici dell’FLN clandestino dell’importanza del calcio come veicolo di propaganda per la causa dell’indipendenza algerina, e in gran segreto aveva cominciato a darsi da fare per mettere in atto il piano di costituire la prima squadra nazionale in esilio del proprio paese. 

I giocatori all’altezza del suo progetto non gli mancavano di certo, visto che nelle squadre francesi militavano uomini del calibro di Rachid Mekloufi, centrocampista del Saint-Étienne, Mustapha Zitouni, difensore del Monaco, Mohamed Maouche, attaccante dello Stade de Reims, e Abdelaziz Ben Tifour, ala del Monaco. Anche l’operazione per contattarli, e infine arruolarli alla causa comune, non si era rivelata un ostacolo insormontabile. Nonostante i club francesi li trattassero bene dal punto di vista economico (il valore dei loro ingaggi era comunque leggermente inferiore a quello dei loro corrispondenti colleghi europei), nessuno di loro se l’era sentita di sottrarsi alla chiamata del FLN, e tutti quanti avevano accettato, senza troppe esitazioni, di aderire alla cospirazione. 

Il campionato del mondo del 1958 in Svezia si stava avvicinando, e nel mese di aprile il selezionatore della nazionale francese Paul Nicolas aveva presentato la lista dei quaranta pre-convocati, tra i quali figuravano quattro giocatori musulmani algerini, in vista dell’amichevole pre-mondiale del 16 aprile contro la Svizzera. Da parte loro, gli organizzatori dell’operazione, nonché allenatori in pectore della futura squadra, Boumezrag e Arribi,  avevano stilato una lista di dodici giocatori algerini in forza a squadre francesi, che avrebbero dovuto costituire l’ossatura della nuova nazionale. 

Secondo i piani, i calciatori selezionati si sarebbero dovuti radunare tutti il 13 aprile a Tunisi, dove l’FLN in esilio aveva stabilito la propria sede, sotto l’ala protettrice del presidente della Tunisia indipendente Habib Bourguiba, vagamente socialista e grande sostenitore della causa panaraba. Come previsto, una parte di loro era riuscita ad oltrepassare il confine francese in automobile, per entrare in Italia, dove si sarebbe poi imbarcata per la Tunisia, mentre un secondo gruppo aveva lasciato la Francia in treno per giungere in Svizzera e prendere il primo volo disponibile con destinazione Tunisi. 

13 Aprile 1958. La nazionale del FLN all'aeroporto di Tunisi

Soltanto uno di loro, il ventiduenne Mohamed Maouche dello Stade de Reims, dopo aver perso i contatti con i compagni, aveva deciso di proseguire l’avventura per proprio conto, ma era stato identificato e arrestato dalla gendarmeria al confine franco-svizzero presso Saint Louis-Bâle, sulla strada per Basilea. Sfortunatamente per lui, in quel periodo stava anche prestando il servizio militare presso il battaglione di Joinville, nell’Algeria Francese, e sulla sua testa era stata montata l’accusa di diserzione. Maouche avrebbe così trascorso quaranta giorni in prigione e quattordici mesi in libertà vigilata, prima di riuscire finalmente ad aggregarsi al resto della squadra a Tunisi nel 1960.  

Ma mentre lo sfortunato Maouche languiva nelle galere d’Oltralpe, trenta giocatori, provenienti dalla Francia Metropolitana, dall’Algeria Francese e da altre parti del Maghreb, si erano radunati a Tunisi; e il 14 aprile 1958 era stata costituita ufficialmente la squadra del FLN, ovvero la nazionale algerina in esilio. 

L’auspicato effetto mediatico era stato provocato soprattutto dall’improvvisa diserzione dei quattro giocatori algerini pre-convocati nella nazionale francese, e il 15 aprile il quotidiano sportivo L’Équipe, dopo aver titolato in prima pagina : « Nove giocatori algerini sono scomparsi », aveva sottolineato che : « con la perdita degli algerini, la parola Francia acquisisce un senso più stretto ».  L’agenzia di stampa France Presse, dal canto suo, aveva ufficializzato rapidamente la notizia con un laconico lancio dal tono simile a un bollettino : « Cinque giocatori musulmani algerini hanno lasciato clandestinamente il suolo francese, e sono giunti ieri a Tunisi, via Roma, dove sono stati ricevuti da un alto responsabile del FLN ».   

La prima pietra della nazionale del FLN era stata dunque posata. I giocatori, ormai ufficialmente in esilio, erano stati alloggiati in un hotel del centro di Tunisi, e il 3 maggio 1958 avevano potuto disputare il primo incontro internazionale, affrontando la Tunisia. La partita si era giocata allo Stadio Municipale di Tunisi, davanti a 8.000 spettatori incuriositi, e aveva visto la vittoria della nuova nazionale del FLN per 5-1.  

Ma al governo francese, ancora gelosissimo della colonia algerina, abitata all’epoca da più di un milione di pied noirs di origine europea, nonostante il processo di decolonizzazione stesse diventando ormai irreversibile, non aveva accettato di buon grado la mossa del FLN. Esercitando pressioni politiche sulla FIFA, aveva ottenuto per il 7 maggio l’emanazione di un bando nei confronti della nazionale algerina in esilio. Tutte le formazioni che avessero incontrato la squadra del FLN venivano minacciate di sanzioni, e la prima a pagarne le spese era stata proprio la federazione calcistica tunisina, esclusa dalle competizioni internazionali ufficiali a titolo di punizione esemplare. 

Un'immagine della nazionale del FLN

Ciò nonostante, la Tunisia non si era lasciata intimidire dalle sanzioni, e sempre nel maggio del 1958 aveva organizzato il primo (ed anche l’ultimo) torneo calcistico tra le nazioni del Maghreb, in cui oltre alla stessa Tunisia e al FLN, partecipavano Marocco, Libia e Repubblica Araba Unita (l’effimero stato, sorto dall’unione tra Egitto e Siria). In questa competizione gli algerini erano riusciti ad avere la meglio anche del Marocco, che, a causa della disputa di questo incontro proibito, era stato prontamente sanzionato dalla FIFA, andando a fare compagnia alla Tunisia tra gli stati calcisticamente banditi. 

I libici e i siriano-egiziani, invece, avevano preferito evitare di affrontare le rappresaglie internazionali e, in ottemperanza ai dettami dell’embargo calcistico anti-FLN, avevano annunciato il forfait dalla competizione inter-araba, salvando così il loro seggio presso la FIFA. 

Decisamente più forti politicamente dei giovanissimi stati arabi, i paesi del blocco sovietico dell’Europa Orientale non avevano dimostrato alcun timore nei confronti della federazione internazionale; e in barba all’embargo, avevano accolto la nazionale dell’Algeria Combattente, come l’avevano definita i puristi del lessico locale, nel corso di più di una tournée tra il 1958 e il 1962. I rappresentanti del FLN erano andati così ad affrontare nazionali blasonate come la Bulgaria, l’Unione Sovietica, l’Ungheria, la Cecoslovacchia, la Romania e una selezione jugoslava, contro la quale erano riusciti a vincere addirittura per 6-1 davanti a 80.000 persone, anche se a dirla fino in fondo, questa partita era stata organizzata a corredo finale di un incontro di esibizione del grande Brasile di Pelé e Garrincha; ossia quando gli 80.000 dello Stadio della Stella Rossa di Belgrado, ormai sazi di spettacolo, stavano cominciando a defluire ordinatamente verso l’uscita. 

Oltrepassando i confini dell’Europa, le tournée della nazionale dell’Algeria erano giunte in altri paesi arabi, come l’Irak e la Giordania, per poi approdare in Cina e in Vietnam, dove la rappresentativa era stata ricevuta da autentiche icone viventi del socialismo realizzato, come Zhou Enlai, Ho Chi Minh e il generale Giap. 

I protagonisti di quell’eroico quadriennio del calcio algerino, in seguito agli accordi di Évian, che avrebbero spianato la strada alla conquista dell’indipendenza, formalizzata il 5 luglio 1962, erano potuti finalmente rientrare nel loro paese liberato dall’esilio di Tunisi. La maggior parte di loro sarebbero tornati a giocare nei club della nuova federazione calcistica algerina, mentre altri, come Mohamed Soukhane, Said Amara, Amar Rouaï e Ahmed Oudjani, avevano beneficiato del perdono delle autorità transalpine ed erano potuti rientrare nelle squadre di club di una Francia ormai quasi del tutto decolonizzata. Altri vi erano invece ritornati dopo avere militato in altre squadre europee, come nei casi di Mohamed Maouche e Rachid Mekloufi, che insieme a Mustapha Zitouni, era stato senza dubbio il giocatore più rappresentativo della nazionale in esilio. 

Un'immagine di Rachid Mekloufi alla fine degli anni '50

Lo stesso Mekloufi, dopo essersi riaccasato nel Saint-Étienne alla fine del 1962, avrebbe  conquistato tre volte il titolo di campione di Francia e nel 1968 la Coppa di Francia. E proprio in quell’occasione, il presidente Charles de Gaulle, stringendogli la mano per complimentarsi con lui, gli aveva dichiarato con tono di solenne ringraziamento:

La Francia siete voi.

De Gaulle amava particolarmente declamare questa frase, ed aveva l’abitudine di ripeterla pressoché meccanicamente a tutti coloro che incontrava nelle apparizioni ufficiali. Evidentemente non aveva riconosciuto Rachid Mekloufi, un uomo, che non desiderava affatto sentirsi un simbolo della Francia, e tantomeno un cittadino francese, dal momento che aveva sacrificato una parte importante della carriera proprio per non essere più considerato tale. 

In quei quattro anni tra il 1958 e il 1962 i giocatori algerini avevano lasciato intravedere un calcio spumeggiante, votato all’attacco, e stilisticamente impeccabile. Ma dopo l’indipendenza, allo sciogliersi della squadra del FLN nella nazionale algerina, ufficialmente riconosciuta dalla FIFA, questi risultati non erano stati confermati, e si sarebbe dovuto attendere il 1982 per vedere l’Algeria nella fase finale di un campionato mondiale. In quell’occasione le prodezze della squadra, allenata dall’onnipresente Mekloufi, e guidata da campioni del calibro di Rabah Madjer e Lakhdar Belloumi, non avevano potuto nulla contro i miasmi del famigerato biscotto austro-tedesco, che ne aveva ignobilmente sbarrato il cammino verso i meritati quarti di finale.*

*Questo articolo è la versione integrale di quello apparso sul primo numero della rivista Pianeta Sport.

(Giuseppe Ottomano)

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