Walter Veltroni - Quando cade l'acrobata entrano i clown

Quando cade l’acrobata, entrano i clown” è stato l’amaro commento di Michel Platini, al termine di quella che si è rivelata una delle più orrende giornate per il calcio e per lo sport: il 29 maggio 1985 allo Stadio Heysel di Bruxelles, la sera della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.

La dinamica della tragedia è nota ormai a tutti o quasi. Gli hooligans inglesi sfondarono la debole rete di recinzione tra la curva dove erano stati confinati e il settore degli spettatori neutrali: il famigerato settore Z, occupato però per la maggior parte da tifosi juventini non organizzati, ossia da normali ssimi sportivi, spinti a Bruxelles dall’amore per il calcio, e giunti laggiù per con mezzi propri e in ordine sparso.

L’invasione di quella zona degli spalti da parte dell’orda di teppisti inglesi aveva seminato il panico tra i presenti, che per sfuggire a quella furia devastante erano stati costretti ad arretrare in massa verso il muretto divisorio nel lato più lontano. Sia la fuga scomposta verso una inesistente via d’uscita, che lo schiacciamento dei corpi contro la parete del muretto, e infine il crollo di quest’ultimo, avevano provocato la morte di 39 innocenti, 32 dei quali di nazionalità italiana.

Alla tragedia dell’Heysel sono stati dedicati documentari televisivi, libri e articoli su riviste e giornali, grondanti di drammatica intensità, e caratterizzati da complesse, laboriose ed accurate ricostruzioni ed analisi dei fatti.

Oggi possiamo aggiungere un tassello al mosaico della letteratura su questa tragedia, poiché da qualche settimana è arrivata nelle librerie una novità editoriale, pubblicata da Einaudi: “Quando cade l’acrobata, entrano i clown – Heysel, l’ultima partita”, a firma di Walter Veltroni.

Sono 64 pagine scritte in forma di narrativa lirica, sostanzialmente una lunga poesia, ma più che una poesia è un’ode, strutturata in quintine a metrica libera, che secondo i progetti dell’autore dovrebbe essere oggetto di una rappresentazione teatrale in forma di monologo già questa estate.

Mediamente ognuna delle 64 pagine contiene 3 strofe, di 5 versi l’una, i quali a loro volta sono composti, sempre in media, da 5 parole. Quindi, calcolatrice alla mano, questa prima luce veltroniana nel campo della poesia contiene meno di 5.000 parole. Per dare un’idea di lunghezza: quella di un paio di articoli su questo sito.

Ma, come tutti sappiamo, il valore della poesia non si può giudicare dall’estensione dei versi. Sarà anche un fatto che la Divina Commedia si compone di più di 14.000 versi, pari a circa 85.000 parole, mentre l’Iliade di versi ne ha quasi 16.000, per un totale di quasi 100.000 parole. Ma Giuseppe Ungaretti, che come il nostro Vate Walter non legava la propria metrica a quella asfissiante amicia di forza chiamata rima, ci ha insegnato che anche un solo verso non rimato, quando immortale, può illuminarci di immenso.

Eppure nell’ode del nostro poeta, nonché Walter e nonché Vate, più che lo spirito remoto dell’Ungaretti, aleggia la presenza molto più prossima del Baglioni più crepuscolare, come si può notare in questa quintina di nostalgia e riflessione sulla gioventù:

Conoscere il mondo delle cose
E quello dei sentimenti.
Conoscere la meraviglia di scogliere lontane.
E di mari all’alba e di risate sfrenate.
E di amicizie infinite e di amori di un’ora.

Se ci fossero state anche le “sere d’estate, il mare, i giochi, le fate”, un’occhiata distratta lo avrebbe potuto scambiare per Questo piccolo grande amore, ma questa non è musica leggera: è letteratura.

In quest’altra strofa, invece, dipingendo l’apparizione della squadra del cuore in vestiti borghesi sul campo dell’Heysel, anche lo spirito crepuscolare del Baglioni (che perlomeno si sforzava di verseggiare in rima) si scioglie come neve al sole, per lasciare il posto a quello più naif dell’ultimo erede di casa Savoia, rivelatosi anch’egli un poeta in tempi a noi vicini:

Sono vestiti in maniera elegante.
Qualcuno guarda da questa parte.
Come sono rossi i capelli di Boniek.
E Cabrini, quant’è bello.
Tardelli ci saluta, ricambiamo.

Il poema non si limita a questo, ovviamente; ed altri passi appaiono un po’ meno stucchevoli, anche se solo volando come Peter Pan, con le ali invisibili della fantasia, i versi più azzeccati possono essere definiti poesia.

Questo è un parere ovviamente molto personale ed anche molto isolato, ed è il caso di dirlo. Infatti, alla critica di casa nostra il libro/poema del Veltroni è piaciuto tantissimo, ed ascoltandone i commenti, si può spaziare da quelli più entusiasti di Michele Serra (“Più che un monologo è un capolavoro”), ad altri solo moderatamente entusiasti, come per il comico Paolo Rossi (“Più che un capolavoro è un libro”), passando addirittura per lo sdoganamento ufficiale da parte degli avversari politici, rappresentati da Pietrangelo Buttafuoco, che sulla rivista nemica Panorama, ha scritto che “Lui è l’artista, non il politico”.

Con queste parole giungiamo all’eterno dilemma dei nostri giorni: ovvero se il Vate Walter sia peggio come politico o come artista. Ma sarebbe come chiederci se è nato prima l’uovo o la gallina, e il dilemma resterebbe comunque irrimediabilmente irrisolto.

Eppure, dopo avere attraversato la foresta pluviale di buoni sentimenti e reiterate lezioni di educazione civica formato discount, di cui il poema è pervaso, il completamento della lettura dell’ode, che richiede circa una mezz’ora se non si ha tanta fretta, non lascia affatto indifferenti. E nel chiudere il libro/opuscolo/ode, e nel riporlo tra gli scaffali della libreria di casa, si può avvertire un incontenibile desiderio di aprire la finestra della stanza, e colloquiare con una folla immaginaria, con lo sguardo verso l’alto, incantati da una cornice di stelle che trapuntano il cielo limpido della sera:

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera. Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. Accoglietela di buon animo. Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia memoria, come resterà nella vostra.

Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite “Questa è la carezza di Veltroni”. Troverete qualche lacrima da asciugare. Dite una parola buona: “Veltroni è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza.”*

*Dal “Discorso alla luna” di Papa Giovanni XXIII, 11 ottobre 1962: riveduto soltanto in alcuni punti del tutto marginali.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Quando cade l’acrobata, entrano i clown – Heysel, l’ultima partita
Autore: Walter Veltroni
Editore: Einaudi
Anno: 2010
Pagine: 64
Genere: Narrativa/Poesia
ISBN: 9788806204662

(Giuseppe Ottomano)

2 COMMENTS

  1. Mah….che dire… purtroppo non ho ancora letto questo libro, di cio mi dolgo sperando che, tale macchia, non rimanga indelebile sul mio curriculum.
    Prometto che porro’ presto rimedio a tale situazione.
    Sono pero’ fortunato ad avere visto la presentazione ufficiale, o una delle ufficiali, da parte dell’autore su Sky con la partecipazione del gigante Brio.
    Sono anche fortunato ad avere letto questa recensione che, non potendola valutare su un piano prettamente tecnico (non avendo io letto l’oggetto di tale recensione) posso comunque dare una mia valutazione all’opera stilistica.
    Si opera!!! L’inconfondibile stile, la ricchezza letteraria, il taglio ironico e arguto fanno di questo pezzo, a mio avviso, un raro esempio di arte pura applicata liberamente alla scrittura. Grazie Otto mi hai incuriosito e divertito leggero’ il libro e chissa’ se l’opera del Walter mi “ACCHIAPPERA'” come la Tua recensione della medesima.

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