Poesia, miti e carezze di sport

Ugo Riccarelli - L'angelo di Coppi

Il 12 febbraio del ’59 Faustino Coppi esce di casa, si stira, annusa con quel suo nasone l’aria fresca mattutina ed esplora con quelle due palline nere che ha al posto degli occhi la bruma che risale, incorniciando le colline nei dintorni di Castellania.

Inforca la sua Bianchi lucida, brillante e leggerissima ed inizia la sgambata. Quando il gioco si fa duro ed inizia la salita, lui punta bene i piedi, scala il rapporto, curva le spalle e si inarca fiero come un rapace che abbia individuato la sua preda. E poi?

E poi quello che non si aspetta. Una biciclettaccia nera, greve e scorticata, con indosso un ragazzetto fiero e dolce lo supera in scioltezza e con la stessa leggiadria addirittura lo stacca. Tanto che il campione pur dando fondo a tutte le sue energie non riesce a riprenderlo, fino a convincersi di aver avuto un’allucinazione, o meglio, di essere stato sfilato da un fantasma. Che per di più è attrezzato con il solo rapporto fisso, così, come un vecchietto che va all’osteria.

“Quel ragazzo se n’era andato via come un saluto”

Una delle splendide dieci storie miste di sport e tanta poesia che ci regala il tocco unico di Ugo Ricciarelli nel suo “L’angelo di coppi”. Un libricino piccino picciò, un tocco lieve sui fianchi, quanto basta per scuotervi con una scarica di piccoli, insistenti brividi. Scoprendo che lo sport non è sempre sudore, fatica, urla, gesta mitiche; ma più spesso dimensione umana, coraggio, gesti tecnici da borgata, vite vissute, logore e malconce, ma che vale sempre la pena raccontare.

Non ci credete?

Provate con il racconto sublime del Pasolini appassionante ed appassionato scopritore del Caos di Monteverde, la squadretta di ragazzetti burini di periferia, che con il calcio scopre il valore del saper stare insieme, l’organizzazione, la morale della sfida, il rispetto per se stessi e per l’avversario e che non poteva perdere perché gli altri giocavano al calcio, loro facevano poesia sul manto verde.

Emil Zatopek, “La locomotiva umana”, l’antieroe brutto e storto, che correva chino su un lato e con una smorfia sempre stampata sul volto; sempre con se, come una compagna fedele e pedante come solo l’oppressione del regime sa essere. Che vinse 5.000, 10.000 metri e maratona ad Helsinki nel 1952, ma si arrese per un giorno al profumo della libertà, scegliendo la parte politica “sbagliata” e pagando per il resto della sua vita.

La Start di Kiev, prigioniera dei tedeschi, prigioniera del talento del proprio portiere Trusevich, che direttamente dai campi di prigionia sfidò e vinse per ben due volte contro i prestanti ed allenati giocatori del Reich. Che finì con un colpo in testa al portiere, sparato di lato, da vigliacco e mentre il carnefice gli urlava

“Para anche questo, se ti riesce”

Che si riaprì con il gentile omaggio di John Huston in “Fuga per la Vittoria” (Anche se Stallone …).

Nuvolari in monastero e Jack Johnson, splendido pugile fiorettista, in esilio perché era nato nel posto sbagliato al momento sbagliato e dopo aver messo in fila cow-boy, incappucciati e donnine, dovette scendere a patti con un sistema che non poteva vivere con una zecca simile attaccata alla sua molle ed ipocrita mediocrità.

Credetemi, ce n’è abbastanza per passare qualche ora felice, masticando sport e malinconia, prosa e miseria, polvere e splendori; poi chiudere, fare una carezza alla piccola copertina rosa e andare a letto, per una notte, con il libro non sotto, ma sopra il cuscino.

Il Re Censore 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: L’angelo di Coppi
Autore: Ugo Riccarelli
Editore: Mondadori
Anno: 2001
Pagine: 148
Genere: Narrativa
ISBN: 9788804536604