La squadra perfetta è esistita veramente

Giancarlo Dotto - La squadra perfetta

Il calcio è uno sport perfetto? Forse sì, perché si gioca con uno strumento sferico.

Ma non basta, perché se così fosse condividerebbe questa condizione di superiorità con molti altri sport e perderebbe dunque la sua unicità. Il gioco che i suoi interpreti possono coralmente esprimere in campo però può assurgere a tale stato di eccellenza assoluta, applicando moduli e la stessa geometria a quanto di più volubile ed eccentrico Dio si sia dato la pena di inventare e cioè l’uomo.

Svincolato il dilemma dall’angusto riquadro, si pone allora all’orizzonte una seconda domanda: può un gruppo di undici uomini in un dato momento e in un dato tempo esprimere tale perfezione?

Guardo l’Inter di oggi, plaudo ai suoi successi anche se vestito di ben altra fede, non strisciata. Mi prostro anch’io all’elogio unanime del nuovo mago portoghese, ma diffido. Perché negli occhi miei riluce ancora ben altro splendore pallonaro, che di anni sul groppone ne porta ventidue ma non accenna ad affievolirsi.

Me lo fa tornare in mente il libro di Giancarlo Dotto, felice penna dal volto burbero, vocione perentorio, più e più volte ascoltato sulle reti del biscione. E rifletto.

Penso che la perfezione nella sfera umana, in quanto tale, può esistere solo su archi temporali ristretti. Forse in un solo secondo, in un solo gesto atletico, in una sola impresa o partita. Altrimenti diventerebbe onnipotenza e tanto non ci è dato su questa terra, se non a costo di mettere il nostro fegato alla mercè dell’aquila.

Come tale la perfezione può dunque appartenere a diversi momenti della storia del calcio, a numerose squadre, a molti giocatori che hanno saputo immortalare l’estetica assoluta in un solo attimo o la gloria del successo in una serie di risultati incredibili. Secondo questo assunto dunque anche l’Inter di Mou (non è una caramella) può fregiarsi di tale epiteto.

Ma un altro requisito inevitabilmente necessita alla perfezione che per essere assoluta non può essere ripetibile, ma conservare il suo carattere di unicità, di vetta a cui ambire. Quindi se ci sono due partite perfette, inevitabilmente  nessuna delle due lo sarà e lo stesso dicasi per allenatori, presidenti, mentori vari e atleti di un giorno qualunque.

Dato il tono filosofico della querelle non resta allora che affidarci alle lucide dissertazioni di Dotto (mai cognome fu più adeguato) e di cotanta teatrale e geniale mente, quale era quella di Carmelo Bene. Nasce così uno dei libri più interessanti della storia dello sport recente: “LA SQUADRA PERFETTA” appunto, trascrizione romanzata dei dialoghi di gusto ellenico tra il giornalista ed il commediografo, in quel di Otranto, non così lontano dal Peloponneso.

E se è vero che il genio riconosce sempre il suo simile, non resta che svelarvi finalmente il pensiero di Bene e che questa squadra è esistita veramente, trottava sui campi nazionali a fine anni ottanta ed inizi novanta ed era il Milan di Sacchi.

Anzi se di calcio non si trattasse, sarebbe più giusto passarla alla storia della filosofia come il

“paradosso di Sacchi”;

perché è di questo che stiamo parlando. Non c’è puzza di sudore in questa storia, non ci sono palloni che banalmente rotolano, schemi freddamente disegnati sulle lavagne, perché tutto questo da solo non sarebbe bastato. Qui si disserta di metafisica del calcio. Di come l’allenatore più inesperto ed improbabile del calcio mondiale, che al massimo avrebbe allenato in campagna, abbia costruito, allenato e portato alla ribalta internazionale una squadra di undici incredibili campioni, di un collettivo stratosferico che schiaccia gli individualismi ma esalta il genio e lo spettacolo. La storia dei successi più internazionali di un club italiano, con partenza da Fusignano, nella più persa piana romagnola.

Una squadra che fu laboratorio, ricerca continua, tormento, ossessione, ipnosi collettiva per se e per i suoi avversari, fino a logorarsi esse stessa in questa ricerca estetica assoluta; che smise di vincere quando non si piacque più. Il collettivo che superò il calcio totale degli olandesi, annoverandone tre tra i migliori che si siano mai visti, il gruppo che ha regalato oggi il maggior numero di allenatori vincenti, proveniente da una sola esperienza.

Ambiziosa, veloce e sublime, figlia degli anni ottanta, specchio degli occhiali del suo mister e dell’ego del suo Presidente, che le chiese di diventare la più forte del mondo e si ritrovò con la squadra più forte della storia. Fu capace di inanellare uno scudetto, domando anche lo strapotere di Maradona e compagni, due coppe dei campioni e due intercontinentali. Splendido cigno da esportazione, che annichilì se stesso e la sua bellezza su fiorire dei novanta, quando Tangentopoli e un neo-minimalismo di facciata misero in soffitta champagne e bollicine, colori fluorescenti e amaro Ramazzotti, per piegare il capo alla nuova religione del pragmatismo. Quello stesso che aveva il volto quadrato, segnato e serioso del sergente Capello e giunse alla sua quintessenza con il Milan operaio ed irriconoscibile di Zaccheroni nel 1999.

Il suo vate invece provò a reinventarsi a riproporsi, a trasmettere parte della sua metafisica, senza successo; anzi fino ad implodere nei suo stesso paradosso, a riprova che per essere perfetti, si può essere solo unici ed irripetibili.

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La squadra perfetta – Perchè il Milan allenato da Sacchi ha giocato il miglior calcio della storia
Autore: Giancarlo Dotto
Editore: Mondadori – Strade Blu
Anno: 2008
Pagine: 185
Genere: Narrativa
ISBN: 9788804577669

1 COMMENT

  1. Non so… tutti dicono che Sacchi fu rivoluzionario e che il suo calcio fu il migliore della storia, ma se non avesse avuto a disposizione tutti quei campioni probabilmente non sarebbe mai riuscito a realizzare i suoi obiettivi…

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