La pozione che stregò Foreman,  mescolata da Mailer, infusa da Ali

Norman Mailer - "Il combattimento"
Norman Mailer - "Il Combattimento"

Ci sono volte nella vita in cui ci si imbatte in piccoli memorabili capolavori.

Alle volte serve un giusto tempo di decantazione e riflessione per rendersene conto, altre basta un leggero tocco, un piccolo e fugace assaggio per capire che l’estasi “da sfioramento” non è poi così impossibile.

Per noi polverosi cultori della letteratura sportiva questo in fondo è lo scopo finale, la pietra filosofale, la cui ricerca ci spinge nei pertugi più angusti e bui delle librerie; ad acquistare improbabili testi, di altrettanto sconosciuti autori, soffiando rigorosamente sulle copertine, nella speranza di tirar via almeno un po’ di quella polveraccia appiccicosa, che si ostina a fare ombra a questo rametto dell’arte.

“Il Combattimento” invece è storia diversa, molto diversa.

Non è asciutta prosa di giornalista improvvisatosi scrittore. Non è fredda cronaca dell’evento sportivo; non è nemmeno esaltazione furbesca e pubblicitaria del gesto atletico, rivestito di nuova moralità di cartapesta.

Il libro di Mailer è semplicemente un capolavoro; saggio sociale, racconto, apologia dello sport, mitologia pura, epica del personaggio. Un genere letterario a se stante.

Non vorrei trascendere in un’eccessiva blasfemia, ma in fondo la sensazione che ho provato leggendo quest’opera è quello di una nuova Iliade. Non per traccia di poema, non per metrica della poesia, ne tanto meno per prolissità del racconto, quanto piuttosto perché altro non è che il canto degli eroi del nostro tempo, ivi comprese le loro nuove ed inaspettate fragilità.

Allora Norman inizia a scavare nella psicologia dei personaggi. Gli accompagna per mano fino a quella stregata notte del 30 ottobre del 1974 su quel ring di Kinshasa, inimmaginabile, che poteva esistere solo in Paradiso o nella mente di un giovane, ma già scafato, Don King.

“The Rumbe in the Jungle”,

uno spot da dare in pasto ai media americani, una promozione fascista per il dittatore nero Mobutu, un’occasione da non perdere per il grande ritorno di Ali.

Eccolo l’elemento che fece la differenza! Foreman era giovane, potentissimo, in grande ascesa ed imbattuto. George Foreman era solo un pugile!

Muhammed Ali era atleticamente anziano, praticamente fuori dal giro da 4 anni, irriverente, spaccone, montato, strumentale e strumentalizzato. Insomma un politico che sapeva spostare a sua favore il clima, il vento, l’ambiente; in definitiva il popolo.

Quella notte un’intera nazione di neri scandiva una lenta inesorabile macuba contro un altro nero. Anzi un nero che più nero non si può, ma che l’abilità psicologica dello “scolorito” Ali aveva trasformato nell’immagine della scimmia asservita al padrone bianco, il nemico da battere per ambire al riscatto supremo. Milioni di congolesi arrivarono allora al paradosso di intonare

“Ali boma yè … Ali boma yè”; “Ali ammazzalo, Ali ammazzalo!”.

L’indiscusso re della Beat Generation, ci accompagna allora fra le strade polverose dove si allenano i due campioni, nell’entourage dei due pugili, riuscendo a far risaltare, ansie, paure, esaltazioni che ognuno dei clan portava con se. In un crescendo vorticoso che ci accompagna fino al racconto dell’incontro in tre capitoli. Memorabile.

Muhammed sapeva di essere in svantaggio. Muhammed aveva paura. Non lo avrebbe mai ammesso e la esorcizzava demonizzando il suo avversario prima del match. Gli era già successo con Liston dieci anni prima.

Foreman è completamente nella parte, ostenta sicurezza, ha un silenzio ed uno sguardo pacato che gelano il sangue, che trasmettono forza senza bisogno di movimento.

Quando si trovano di fronte sul quadrato Ali per otto lunghissimi round non “Vola come una farfalla”, tanto meno “Punge come un’ape”. Accetta semplicemente di essere preso a bastonate dal giovane avversario. Che non lesina certo i colpi. Sono bordate micidiali, magli distruttori che scuotono tutto il corpo del campione, chino su se stesso, appoggiato sulle corde, anzi “molleggiato” su di esse. Scopriremo solo più tardi che sarà proprio questa tecnica di attutire i colpi e far stancare Foreman il segreto della vittoria studiata da Ali.

Quando all’ottavo round uscirà dal suo stato passivo con un lestissimo e splendido uno due al volto, ogni certezza sarà distrutta, ogni pronostico sovvertito, ogni evidenza sportiva stravolta. Al giovane, indistruttibile George non resta che un triste, brevissimo balletto, prima di crollare inebetito al tappeto.

Mailer prepara il momento fin dalla prima riga del libro, trasformando una cronaca sportiva quasi in romanzo giallo, accrescendo con maestria aspettative e acquoline del lettore, che ripagate dall’incontro, vengono infine carezzate negli ultimi capitoli da un racconto che diventa pura mitologia.

Rivedendo l’incontro in TV, separatamente dal libro, mi sono reso conto che in fondo non fu l’incontro del secolo; molto meglio allora “Trilla in Manilla” tra Ali e Frasier, per drammaticità, spettacolarità e tecnica, ma l’alone magico che riesce a ricostruire l’autore, il pathos che cola dalle pagine, rendono il testo molto più immaginifico del video. Potere riservato solo all’arte.

Leggetelo, rileggetelo, sgualcitelo, lasciatelo ingiallire. Poi conservatelo sullo scaffale più bello, perché questo sarà il vostro nume tutelare, a cui rivolgersi quando la passione sportiva arderà la vostra anima.

Il Re Censore

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Il Combattimento
Autore: Norman Mailer
Editore: BALDINI CASTOLDI DALAI – Collana “I Nani”
Anno: 2002
Pagine: 244
Genere: Romanzo-cronaca sportiva
ISBN: 9788884902078