Tony Brise (Erith, 28 marzo 1952 – Arkley, 29 novembre 1975)
Tony Brise

Erith (Regno Unito), 28/03/1952 – Arkley (Regno Unito), 29/11/1975

29 Novembre 1975: una nebbia densa come può crearsi solo da quelle parti grava sulla zona dell’aeroporto di Elstree a nord di Londra. La BBC diffonde le prime notizie che parlano di “un aereo privato proveniente da Marsiglia, e precipitato a causa della densa nebbia sul campo da golf di Arkley durante un tentativo di atterraggio all’aeroporto di Elstree… I primi soccorsi stanno arrivando sulla scena della sciagura… Non possiamo sapere se ci siano superstiti o meno…

A quei tempi tra gli aerei privati che seguivano la rotta da Marsiglia a Londra c’erano quelli delle squadre di Formula 1 impegnate nei test sul circuito francese del Paul Ricard. In particolare, chi era a stretto contatto con Graham Hill, sapeva che l’ex pilota inglese, appena ritiratosi dalle competizioni e diventato team manager del team “Embassy Hill”, aveva l’abitudine di utilizzare proprio l’aeroporto di Elstree come pista di atterraggio preferita.

A nemmeno vent’anni anni di distanza dal 1958, quando l’Inghilterra si trovò a piangere per la perdita dell’intera squadra del Manchester United, un’altra tragedia aerea scuoteva il mondo sportivo britannico.

Graham Hill, il progettista Andy ‘Pencil’ Smallman, tre meccanici, Ray Brimble, Tony Alcock, Terry Richards, e Tony Brise, stella nascente dell’automobilismo britannico persero la vita in quell’incidente.

Nelle prime ore dopo la notizia, la morte di Graham Hill sovrastò nell’attenzione dei media britannici quella degli altri componenti della squadra. E, solo a mente fredda ci si rese conto che non era solo scomparso un ex pilota due volte campione del mondo. Ma, insieme a lui se n’era andato, a soli 23 anni, anche un altro che avrebbe potuto diventarlo tranquillamente altrettante volte.

La carriera di Tony Brise si sviluppò in un crescendo piuttosto veloce. E, in soli quattro anni si ritrovò dalla Formula Ford al debutto in Formula 1. Ma la sua fu un’ascesa anomala, quasi timida. Non fu, tanto per intendersi, uno che sin dalle formule minori facesse intravedere chissà quali capacità. Sì certo, vinse gare e campionati. Ma il talento di Brise, quello che lo trasformò in una specie di leggenda, era destinato a rivelarsi in pieno solo una volta di fronte alle difficoltà e alla potenza di una Formula 1.

Brise a Brands Hatch in una gara del campionato inglese di Formula 3
Tony Brise a Brands Hatch in una gara del campionato inglese di Formula 3

Figlio d’arte, visto che il padre, John Brise, si cimentò nella Formula 3 inglese, Anthony William Brise nacque a Dartford, nel Kent, il 28 Marzo del 1952. Iniziò nei kart già a otto anni, diventando campione inglese di categoria nel 1969 a diciassette anni.

Nel 1970, poi decise di passare alle monoposto. Partecipò ad alcune gare del BOC Formula Ford Championship al volante di una vecchia Elden. Solo nel 1971 però poté disputare la stagione completa, al volante di una più competitiva Merlyn, con cui riuscì a classificarsi secondo nella classifica finale. Le sue prestazioni più che lusinghiere fecero sì che un certo Bernie Ecclestone si interessasse a lui. Infatti nel 1972 gli mise a disposizione una Brabham di Formula 3.

La vettura si dimostrò però poco competitiva, e a metà stagione Brise pensò bene di passare al volante di una GRD, la stessa che veniva utilizzata dal capo classifica del campionato britannico Roger Williamson. Con quella diede filo da torcere a tutti gli avversari sino alla fine.

L’anno successivo si impegnò ancora in Formula 3, duellando ad armi pari con piloti come Alan Jones, Brian Henton e Jacques Lafitte. Vinse i due principali campionati inglesi: il John Player Special Championship e, a pari punti con Richard Robarts, il Lombard Championship, per finire poi secondo nella gara più prestigiosa della stagione 1973, quella di Montecarlo.

Queste prestazioni gli fecero guadagnare una certa considerazione tra gli addetti ai lavori. Ma paradossalmente il suo talento faticava ancora ad emergere. Altri piloti, che in Formula 3 avevano dimostrato una velocità inferiore alla sua, riuscivano ad avanzare nelle formule superiori, mentre lui invece, alla fine del 1973, si trovava fermo a una specie di bivio della propria carriera.

A fine stagione vinse il “Grovewood Award“. Ma questo non gli bastò per trovare le sponsorizzazioni necessarie per correre in Formula 2 nel 1974. Così, con una soluzione di ripiego, sostituì il motore alla propria monoposto di Formula 3, iscrivendosi al campionato di Formula Atlantic inglese.

Vinse subito la prima gara del campionato britannico, ma non ci fu nemmeno il tempo di gioire: un brutto incidente nella gara di Snetterton Park mise fuori uso la macchina. Ci volle un colpo di fortuna, sotto forma dell’intervento del team Modus di proprietà di Teddy Savory, per salvarlo dal baratro. Savory mise gli occhi su di lui, e gli propose di entrare nella propria squadra.

Tony Brise agli inizi del 1975 al volante della Modus
Tony Brise agli inizi del 1975 al volante della Modus

In verità anche la Modus non era altro che una Formula 3 modificata, e Brise era costretto a correre con delle gomme di Formula 3 al cospetto di avversari dotati di pneumatici di Formula Atlantic ben più efficienti. Ciò nonostante, riuscì lo stesso ad aggiudicarsi delle corse. L’anno successivo, nel 1975, questa volta con una “normale” vettura di Fomula Atlantic, Brise e la Domus dominarono le prime prove del campionato di Formula Atlantic.

Forse era finalmente arrivata la stagione vincente, tanto che affermò:

Il 1975 deve essere il mio anno, non posso correre in macchina per sempre senza riuscire a sfondare.

Ed effettivamente il 1975 sarà il suo anno, in tutti, ma proprio tutti, i sensi. Si sposò con Janet, ragazza appassionata di automobilismo, e che diventò immediatamente la sua più grande tifosa. E poi, dopo aver conseguito sei vittorie consecutive nel campionato di Formula Atlantic, per lui si aprirono finalmente le porte della Formula 1.

Venne chiamato da Frank Williams in occasione del Gran Premio di Spagna del 1975 sul circuito cittadino del Montjuich, nei pressi di Barcellona. Williams era alla ricerca di un sostituto, perché il suo pilota ufficiale Jacques Lafitte si era già impegnato per la gara concomitante di Formula 2 al Nurburgring, prima di accordarsi per correre nella sua squadra in Formula 1. La macchina, la Williams FW03, era un progetto vecchio di tre anni, sicuramente non la più competitiva in pista, ma Brise accettò ugualmente con entusiasmo.

In prova su un circuito mai visto e impegnativo come quello spagnolo, fece segnare un tempo di 1’26″40, che lo posizionò al 18° posto sulla griglia di partenza. Era un ottimo esordio, anche perchè in griglia si trovava davanti a personaggi, come Alan Jones, suo storico rivale in Formula 3, e Wilson Fittipaldi, fratello del più grande (in tutti i sensi) Emerson.

Il giorno della gara, a causa dei guard rail a bordo pista fissati in modo approssimativo, si scatenò la protesta dei piloti. Emerson Fittipaldi, il campione del mondo in carica, e il compagno di squadra di Brise, Arturo Merzario, decisero di non prendere il via. La corsa, che rischiò di non svolgersi, partì comunque, ma venne sospesa a causa dell’uscita di pista della Lola Embassy Hill di Rolf Stommelen. Nell’incidente la Lola del pilota tedesco piombò addosso a quattro persone sistemate in un punto della pista vietato, uccidendole sul colpo. Anche per Stommelen le conseguenze dell’uscita furono piuttosto gravi.

Il debutto in Formula 1 su Williams al Gp di Spagna del 1975
Il debutto in Formula 1 su Williams al Gp di Spagna del 1975

Per Tony l’esordio in Formula 1 fu comunque positivo: finì la corsa al settimo posto, nonostante fosse stato tamponato da Tom Pryce, e per questo, avesse compiuto una sosta molto lunga ai box per le riparazioni necessarie.

L’esperienza di Brise in Formula 1 però sembrava destinata a non aver un seguito, almeno nel breve termine. Per la gara successiva Jacques Lafitte avrebbe ripreso il volante della Williams. Per Tony sembravano non esserci altre prospettive di continuare in quel mondo.

Ma, proprio quel tragico incidente al Montjuich, diede il via alla catena di avvenimenti che avrebbero portato Brise stabilmente in Formula 1.

A seguito dell’indisponibilità di Rolf Stommelen il team Embassy Hill, di proprietà del due volte campione del mondo Graham Hill, si veniva a trovare senza una guida. E, anche se al Gran Premio di Montecarlo si fosse presentato con una sola macchina guidata dal patron della scuderia, la situazione piloti per la squadra era tutt’altro che ottimale. Inoltre le motivazioni di Graham Hill erano ai minimi storici, tant’è che, mentre Brise impegnato nella gara di contorno di Formula 3, si trovò costretto al ritiro per una toccata con Ribeiro mentre era in lotta per la prima posizione, l’ex campione inglese non riuscì a qualificarsi, convincendosi così a ritirarsi dalla corse dopo ben 17 anni sulle piste.

Graham Hill individuò nel giovane Brise il proprio sostituto. E lo ingaggiò a partire dal Gran Premio del Belgio per correre nel team Lola Embassy Hill F1. Da quel momento Brise divenne il pupillo Hill, che intravide in lui un potenziale talento.

Il suo esordio nella nuova squadra lasciò stupefatti parecchi addetti ai lavori: nel Gran Premio del Belgio si qualificò con il settimo tempo, e al successivo Gp di Svezia raccolse già il primo punto. Finì settimo poi nei Gran Premi d’Olanda e di Francia, surclassando i compagni di squadra che si alternarono al suo fianco: Francois Migault,  Vernon Schuppan e anche Alan Jones.

In particolare a Zandvoort la sua prestazione sotto la pioggia si rivelò eccezionale. Non aveva mai guidato prima d’allora una Formula 1 in quelle condizioni. Ma già dopo pochi giri era alle spalle del compagno di squadra, e futuro campione del mondo Alan Jones, gesticolando in modo eloquente: chiedeva strada per poterlo doppiare…

Tony Brise su Lola Embassy Hill a Zandvoort
Tony Brise su Lola Embassy Hill a Zandvoort

In Inghilterra si trovò in lotta per le posizioni di testa con Emerson Fittipaldi, Niki Lauda, Jody Scheckter e Carlos Reutemann. A Monza, nelle prove del Gran Premio d’Italia, realizzò la propria miglior qualifica piazzandosi in terza fila.

Ma non solo in Formula 1 Brise si stava facendo notare: Teddy Yip, eccentrico miliardario di Honk Hong con il pallino dei motori, lo ingaggiò per una serie di corse da disputarsi negli USA al volante di vetture di Formula 5000. Nella gara di Long Beach arrivò a condurre la gara, superando Mario Andretti di forza, e vincendo la prima delle due manche.

L’impressione suscitata da Brise in quell’occasione è stata perfettamente riassunta dalla frase che Parnelli Jones pronunciò subito dopo la fine della gara nei box di Long Bech:

Ma da che pianeta è sbarcato quel ragazzo?

Anche una leggenda delle corse come Mario Andretti mantenne per parecchi anni il ricordo del sorpasso subito da Brise alla fine del rettilineo della Shoreline Drive:

Quel tizio, Brise, era qualcosa di speciale.

Qualche settimana dopo, a un giornalista che gli chiedeva che sensazione avesse avuto durante quel sorpasso a un mostro sacro come Mario Andretti, lui rispose con quel tono un po’ dissacratorio che lo contraddistingueva:

Non ci crederai, ma io pensavo fosse Unser… Avessi saputo che era Mario Andretti non ci avrei nemmeno provato.

Tony Brise, Graham Hill e Ray Brimble nei box di Zolder durante il Gp del Belgio del 25 Maggio 1975
Tony Brise, Graham Hill e Ray Brimble nei box di Zolder durante il Gp del Belgio del 25 Maggio 1975

Graham Hill era decisamente soddisfatto del suo pilota. E il contratto venne rinnovato anche per la stagione 1976. La macchina per la nuova stagione non sembrava però nata benissimo. E l’aria all’interno di quell’aereo di ritorno da una sessione di prova al Paul Ricard tra Hill, Brise, e il giovane progettista Andy ‘Pencil’ Smallman, non doveva essere delle più rilassate.

In questa atmosfera Graham Hill commise l’errore fatale che aveva evitato in più di duecento Gran Premi di Formula 1. Forse a causa di una distrazione, forse per la tensione nervosa, forse per la pessima visibilità, o forse per una combinazione di tutti questi elementi, non si rese conto che stava volando a quota troppo bassa (appena 18 metri dal suolo), e andò a toccare le cima di alcuni alberi. E, quando l’aereo, ormai fuori controllo, si schiantò sul campo di golf di Arkley, tutti gli uomini a bordo persero la vita.

31644_23_123_231lo
Il casco di Tony Brise

Del circuito del Nurburgring Tony Brise una volta disse:

Non vedo l’ora di entrare in pista. Per me questo circuito è un dono di Dio ai piloti.

Brise era un vero talento naturale per le corse. Non era certo un carattere facile, ed aveva una tale convinzione delle proprie capacità, che, a prima vista, poteva anche sembrare arrogante. Per tanti versi era un Ayrton Senna ante litteram. E forse, come lui, avrebbe potuto vincere campionati del mondo a ripetizione, suscitare impressioni e passioni forti e contrastanti tra tutti gli appassionati di Formula 1.

Fonti

Gianni Cancellieri e Cesare De Agostini, “33 Anni di Gran Premi Iridati”, Conti Editore, 1982.
Mario Poltronieri (a cura di), “La storia della Formula 1”, Edizioni Equipe.
Adriano Cimarosti, “Grand Prix Story”, Giorgio Nada Editore, 1990.
“An Embassy To Work From”, Research Racing.de.

(Andrea Corbetta)

3 COMMENTS

  1. Complimenti a chi ha realizzato questo ricordo di questo grande campione al quale il destino ha tolto la possibilità di realizzarsi (al pari di Roger Williamson e tanti altri).
    Spero ….anzi credo che nell’aldilà abbia trovato il giusto compenso e la giusta realizzazione per quanto non ha potuto fare su questa terra.

  2. ho avuto la fortuna di veder correre brise a montecarlo.mi pare che, per una penalizzaione partisse molto indietro. alla discesa del casino’ con l’alettone anteriore si appoggiava all’avversario che lo precedeva spostandolo e sorpassandolo. la cosa non riusci’ con ribeiro. è stata una cosa idimenticabile.

Comments are closed.