Il manifesto inaugurale dello Stadio di San Siro (19 Settembre 1926)
Il manifesto inaugurale dello Stadio di San Siro (19 Settembre 1926)

Avanti con tutto il corteo dei tuoi ospiti, gioconda Milano sportiva!
Lo stadio sia l’immenso e frenetico formicaio. E la folla, multanime e una, risplenda di gioia, di giovinezza e di salute. E sia novella testimonianza della veemente vitalità di un popolo che, carico di storia e con l’aureola dei vaticini, cammina leggero su per l’erta a conquistar l’avvenire.

(dalla Gazzetta dello Sport del 19 Febbraio 1927, in occasione della prima partita della nazionale italiana allo stadio di San Siro)

Con questa prosa dallo stile dannunziano, attinto costantemente a piene mani dai nostri giornalisti durante il ventennio fascista, la Gazzetta dello Sport del 19 febbraio 1927 decantava il nuovo stadio di San Siro, chiamato a ospitare per la prima volta la nazionale italiana in un incontro internazionale.

Ma, al di là delle lodi di regime, San Siro nasce come un’opera architettonica di origine e concezione borghese. Infatti, viene prodotta e finanziata nel 1925 dall’industriale milanese della gomma Piero Pirelli, presidente del Milan fin dal 1909. Diversamente dagli altri stadi italiani nati in quegli anni, come lo stadio del PNF di Roma (oggi stadio Flaminio), il Littoriale di Bologna (oggi Dall’Ara), e i Comunali di Firenze e Torino (oggi Olimpico), lo stile della costruzione è sul modello di quello degli stadi inglesi, adibiti esclusivamente agli incontri di calcio, con la tribuna centrale coperta, e privi della pista di atletica a separare il campo dal pubblico.

Prima dell’inaugurazione del nuovo stadio, il Milan giocava le proprie partite in un piccolo impianto sportivo nell’odierna Via Sismondi (Viale Lombardia negli anni ’20). Come struttura era piuttosto primordiale; e con una sola gradinata in cemento, poteva contenere al massimo diecimila spettatori.

La seconda squadra milanese, l’Internazionale (si sarebbe chiamata così fino al 1928, quando, fondendosi coattivamente con l’Unione Sportiva Milanese, avrebbe acquisito il nuovo nome di Ambrosiana), era dotata di un complesso ancora più modesto, ubicato in Via Goldoni, e munito di tribune talmente pericolanti, che nel giugno del 1930 erano crollate sotto il peso della folla, provocando 167 feriti.

Proprio sotto la spinta del presidente milanista Piero Pirelli, il 1 agosto 1925 viene posata la prima pietra per la costruzione del nuovo stadio. E i lavori procedono con una velocità impressionante per l’epoca, tanto da venire ultimati già nel settembre 1926.  Ai giornalisti, invitati per la presentazione la mattina del 7 settembre, appare un’opera dall’aspetto grandioso.

Un'immagine dello stadio di San Siro prima dell'inaugurazione
Un'immagine dello stadio di San Siro prima dell'inaugurazione

Lo stadio è situato a fianco dell’ippodromo, e per gli altri tre quarti del proprio perimetro, è circondato dai prati selvaggi della cintura di Milano. Ammirandolo, i giornalisti rimangono allibiti, ma non perdono certo la ridondanza della parola. Anzi, la visione del nuovo modernissimo impianto li ispira. E l’inviato della Gazzetta dello Sport può scatenare in questo modo la propria espressività letteraria:

Lo stadio si presenta da sé, con l’autorità che si sprigiona dalla sua maestosa bellezza. Sono le prime impressioni quelle che restano: impressioni di grandiosità ed eleganza, di solidità e di bellezza. La Madonnina, che svetta nella foschia azzurra, può andar fiera dei suoi ragazzi: le hanno offerto uno stadio degno della sua intrepida Milano.

Questa volta l’ombra di D’Annunzio non aleggia più da sola. E, assieme al vate, viene richiamato in servizio tutto il repertorio retorico del decadentismo di casa nostra.

Ma, trasferendoci dalla letteratura alla mera divulgazione, il vice presidente del Milan Mario Benazzoli, divenuto presidente tra il 1929 e il 1933, sciorina le caratteristiche architettoniche dell’impianto che, in quell’occasione, battezza come “Lo Stadio di Lampugnano“.

E scarica sui convenuti una raffica inesauribile di dati, che raccoglie anche in un opuscolo accuratamente rilegato: un’area di 8mila metri quadrati complessivi per le tribune in cemento armato (la centrale principale coperta da una tettoia, quella scoperta di fronte, più due gradinate laterali, i posti popolari, inevitabilemente scoperti); sette porte d’accesso regolari, e altre otto speciali per le grandi occasioni; un campo di gioco delle dimensioni di 120×75 m; una capienza di 37mila spettatori (elevabili a 50 mila, con il pubblico in versione sottovuoto, comprendendo anche i posti in piedi sulle scalinate dei parterres); un sottopassaggio di collegamento tra il campo stesso e i sotterranei, comprensivi di spogliatoi; un ristorante; una palestra; e l’appartamento per la famiglia dell’allenatore del Milan, che a quei tempi era l’inglese Herbert Burgess.

La pagina della Settimana Sportiva del 26 Settembre 1927 dedicata all'inaugurazione di San Siro
La pagina della Settimana Sportiva del 26 Settembre 1926 dedicata all'inaugurazione di San Siro

L’organizzazione milanista offre ai giornalisti un pranzo con tanto di champagne per celebrare l’avvenimento, e ufficializza l’inaugurazione per la domenica del 19 settembre, con il derby amichevole contro i cugini dell’Internazionale.

Un derby cittadino era un evento piuttosto raro a quei tempi a Milano. Infatti, fino alla stagione 1926/27, la formula del campionato di Prima Divisione prevedeva due tornei paralleli, i cui vincitori si sarebbero incontrati in finale: un primo torneo tra le 24 squadre del Nord Italia, detto Lega Nord, e diviso in due gironi; e l’altro tra le 10 squadre del Sud, definito Lega Sud, e diviso anch’esso in due gironi. E, siccome Milan ed Internazionale venivano sistematicamente collocate in gironi diversi, oltre che nelle amichevoli, potevano incontrarsi solo in un’eventuale finale della Lega Nord.

Immediatamente il giorno dopo il derby, la programmazione proseguirà con l’altra amichevole, questa volta di spessore europeo, tra la rappresentativa milanese, che  amalgamerà i migliori giocatori di Milan e Internazionale, e i blasonati cecoslovacchi del Deutscher F.C. di Praga, per la gioia del palato degli appassionati di “football” (l’italianizzazione forzosa con il termine “calcio” sarebbe stata avviata dall’amministrazione fascista solo negli anni trenta).

La domenica pomeriggio della cerimonia inaugurale viene invitato il Duca di Bergamo Adalberto di Savoia a fare da padrino. Ed è lui che alle 14.15 taglia il nastro tricolore teso tra i due estremi del campo, verdissimo e tirato a lucido per l’occasione. La banda musicale accanto ai parterres intona la Marcia Reale, l’inno nazionale dell’epoca, e al termine il pubblico scandisce più volte Eja Eja Alalà (la variante autarchica del globalissimo Hip Hip Hurrà). É un’autentica giornata di gala per Milano. E sono presenti tutte le principali personalità dell’amministrazione sportiva, dal presidente del CONI Lando Ferretti, a quello della FIGC Leandro Arpinati, il gerarca di Bologna, vero padre padrone del calcio italiano in camicia nera, fino alla caduta in disgrazia nei primi anni trenta per dissapori con il segretario del PNF, Achille Starace e il leader dell’Opera Nazionale Balilla, Renato Ricci.

San Siro, 19 Settembre 1926. Un'immagine dell'amichevole Milan-Inter, la partita inaugurale.
San Siro, 19 Settembre 1926. Un'immagine dell'amichevole Milan-Inter, la partita inaugurale.

Però, gli spettatori presenti quel giorno arrivano a malapena a diecimila, molto meno di quanto gli organizzatori avevano sperato. E, la gente, infastidita dal sole abbagliante del primo pomeriggio, si concentra per la maggior parte sulla gradinata riparata dall’ombra, creando uno sgradevole effetto scenografico.

Dopo essersi schierati sull’attenti ai bordi del campo, e avere salutato romanamente le autorità in tribuna, i giocatori delle due squadre milanesi possono finalmente dare inizio allo spettacolo agonistico. Ma ricordiamo i nomi di tutti quei protagonisti:

Milan: Carmignato, Barzan, Schienoni, De Franceschini, Hajos, Pomi (Marchi nel secondo tempo), Ballerin (Radice nel secondo tempo), Santagostino, Ostromann, Savelli, Paride.

Internazionale: Zamberletti, Bellini, Gianfardoni, Pietroboni, Giustacchini, Agrati, Conti, Cevenini III, Bernardini, Powolny, Castellazzi.

Arbitro: Turbiani.

Secondo i giornalisti sportivi dell’epoca, che chiamano già il nuovo stadio con il nome di San Siro, derivato da quello di una chiesetta nei paraggi, l’Internazionale parte come favorita per la vittoria della partita. Non per nulla, durante le amichevoli estive macina grande gioco come un rullo compressore, segnando venti reti solo nelle ultime due occasioni. Così, appena l’arbitro fischia l’inizio, i nerazzurri partono all’attacco, creandosi tre opportunità da rete nei primi dieci minuti.

Lo stadio di San Siro a fine anni '20 - Immagine cortesemente fornita dalla collezione di Giuseppe Coppolino
Lo stadio di San Siro a fine anni '20 - Immagine cortesemente fornita dalla collezione privata di Giuseppe Coppolino

Ma a segnare il primo gol della storia di San Siro, sarà il Milan, grazie al proprio centravanti Giuseppe Santagostino, detto Pin, che al 11′ finalizza una rapida azione di contropiede, con un tiro potente dal limite dell’area. Il pubblico, milanista per la maggior parte, esulta. Ma la reazione dell’Internazionale non si lascia attendere. E appena quattro minuti dopo, l’attaccante austriaco Anton Powolny sigla la rete del pareggio.

La vera svolta della partita arriva al 24′, quando Fulvio Bernardini, futuro C.T. della nazionale italiana tra il 1974 e il 1977, porta in vantaggio l’Internazionale. A questo punto i nerazzurri prendono decisamente il controllo della partita, e tra il 35′ e il 36′, con Cevenini III prima, e Castellazzi poi, si portano sul 4-1, il risultato finale del primo tempo.

Nella ripresa i nerazzurri realizzano il quinto gol nuovamente con Castellazzi al 11′, complice un errore del portiere Carmignato, ed il sesto con Conti al 17′. Sembra che la tempesta di reti non debba finire più, tanto che gli interisti, interminabilmente all’attacco, colpiscono due volte i pali. Ma il Milan, prima al 33′ con un gol fortunoso gol di Savelli, e poi a un minuto dalla fine con l’attaccante istriano Rodolfo Ostromann, fissa il risultato su un meno disonorevole 3-6.

Il pomeriggio dopo, alle 16 la selezione milanese, in una inconsueta maglia arancione, affronta i cecoslovacchi del Deutscher F.C., in Italia per una tournée di mezza estate, privi però di Antonín Puč, il loro giocatore più rappresentativo. La partita è a senso unico. E, trascinata dagli attaccanti interisti Powolny e Castellazzi, la squadra milanese vince per 4-0, segnando tutti i gol nel corso del secondo tempo.

Milano, 22 Febbraio 1927. Italia-Cecoslovacchia, la prima partita della nazionale a San Siro.
Milano, 20 Febbraio 1927. Italia-Cecoslovacchia, la prima partita della nazionale italiana a San Siro (dalla Gazzetta dello Sport del 22 Febbraio 1927).

Il 3 ottobre 1926 il nuovo stadio ospita la prima partita ufficiale del campionato italiano, che abbandona finalmente la cervellotica separazione tra i tornei della Lega Nord e Sud, adottando un’unica Divisione Nazionale, principalmente sotto la spinta unificatrice del nazionalismo fascista. Ed anche questa volta il debutto è amaro per il Milan, che perde 3-1 contro la Sampierdarenese, futura genitrice della Sampdoria nell’immediato secondo dopoguerra.

Il nuovo San Siro sembra essere troppo grande per l’ancora acerbo campionato italiano. E, per battezzare il suo primo “tutto esaurito“, si dovrà attendere il debutto della nostra nazionale, il 20 febbraio 1927, nell’amichevole contro la Cecoslovacchia.

La nazionale azzurra (con scudo sabaudo sul petto) è reduce da un’esaltante prestazione in trasferta contro la Svizzera, travolta per 5-1 il 30 gennaio. E l’entusiasmo dei milanesi per il match contro i maestri cecoslovacchi del calcio agli albori, sale fino a diventare febbrile. In questa carica di passione cittadina è sicuramente complice la nostra stampa sportiva, che alza i toni sull’importanza dell’evento, armandosi di tutto il proprio inesauribile bagaglio di retorica marziale. Decisamente esemplare è questo passo tratto dalla Gazzetta dello Sport del 9 febbraio 1927:

Fra dieci giorni scenderà a Milano una delle squadre più celebri e più temute del continente: la cecoslovacca. Ogni nome è uno squillo di guerra. Sparta e Slavia, i giganti di Praga, hanno stretto alleanza, e la squadra è il fiore del football boemo. La Cecoslovacchia schiera la possente squadra della tradizione, l’Italia schiera la fresca squadra dell’avvenire.

I richiami della vigilia non restano inascoltati, e il giorno dell’incontro arrivano a Milano gruppi di appassionati (il termine “tifoso” non era ancora entrato a pieno titolo nel vocabolario sportivo) con treni speciali provenienti da tutto il nord e centro Italia.

Anche la comitiva della nazionale cecoslovacca viene accolta a Milano con tutti gli onori, ed è ricevuta dal podestà della città Ernesto Belloni, che da cinque mesi aveva preso d’imperio il posto del vecchio sindaco Luigi Mangiagalli (l’istituto del sindaco elettivo era stato infatti soppresso con un regio decreto nel settembre 1926).

Milano, 22 Febbraio 1927. Italia-Cecoslovacchia, la prima partita della nazionale a San Siro.
Milano, 20 Febbraio 1927. Italia-Cecoslovacchia, la prima partita della nazionale italiana a San Siro (dalla Gazzetta dello Sport del 22 Febbraio 1927).

Per quel pomeriggio la macchina organizzativa della città viene fatta girare a pieno regime. Il servizio tramviario milanese viene notevolmente intensificato, così come quello di vigilanza urbana. E trentacinquemila spettatori elettrizzati coprono interamente le quattro tribune dello stadio. Per San Siro è la consacrazione definitiva.

La nostra squadra si impegna ai limiti delle proprie possibilità per regalare la vittoria al proprio pubblico e al regime. Ma i cecoslovacchi degli anni venti non sono gli svizzeri. E l’Italia riesce faticosamente a strappare un pareggio per 2-2, dopo essere stata in svantaggio alla fine del primo tempo.

Il pubblico milanese lascia lo stadio con la soddisfazione di chi ha assistito a uno spettacolo scenografico e sportivo irripetibile. L’unico rammarico lo serberà il cronista della Gazzetta, con il proprio immancabile stile:

Si poteva invero vincere. Poteva, invero, la squadra azzurra coronare la signoria del suo gioco durata per quasi tutto il corso della ripresa con quel terzo goal che avrebbe suscitato dal golfo dello stadio un tuono di acclamazioni più tremendo di una Santa Barbara che scoppi…

*Un particolare ringraziamento a Walter Ravagnati, che mi ha cortesemente fornito una preziosa testimonianza sulla storia dello stadio di San Siro.

Fonti

B.T., “Una visita di giornalisti al nuovo campo del Milan”, La Gazzetta dello Sport, 08/09/1926.
“S.A.R. il Duca di Bergamo taglierà il nastro tricolore nella giornata di inaugurazione del campo del Milan”, La Gazzetta dello Sport, 16/09/1926.
B.T., “Il nuovo stadio calcistico del Milan apre i battenti”, La Gazzetta dello Sport, 18/09/1926.
M.Z., “Internazionale-Milan: 6-3”, La Gazzetta dello Sport, 20/09/1926.
M.Z., “Una nuova vittoria dell’undici milanese contro il Deutscher F.C.: 4-1 (0-0)”, La Gazzetta dello Sport, 21/09/1926.
B.R., “In attesa del match Italia-Cecoslovacchia”, La Gazzetta dello Sport, 09/02/1927.
Eco., “La più illustre e possente compagine cocoslovacca cala nella Metropoli lombarda per misurare la classe della squadra italiana, intrepida vedetta del gioco latino”, La Gazzetta dello Sport, 19/02/1927.
Emilio De Martino, “L’incontro odierno allo Stadio di San Siro fra i calciatori d’Italia e di Cecoslovacchia”, Corriere della Sera, 20/02/1927.
Eco., “La squadra italiana subisce nel primo tempo la superiorità della squadra boema, fila al contrattacco, pareggia, passa al comando del gioco, ma non riesce a strappare la vittoria”, La Gazzetta dello Sport, 21/02/1927.
Giuseppe Prisco, “San Siro, buon compleanno”, Corriere della Sera, 19/09/1996.
Angelo Rovelli, “Buon Compleanno San Siro”, La Gazzetta dello Sport, 19/09/2001.
Fabio Monti, “Un derby del cuore sugli spalti San Siro, uno show lungo 76 anni”, Corriere della Sera, 13/05/2003.
Franco Tettamanti, “1926, in tredici mesi nasce San Siro. Un derby per il battesimo dello stadio”, Corriere della Sera, 07/12/2005.
Simon Martin, Calcio e Fascismo, Mondadori, 2006.
Gianni Santucci, “San Siro e il calcio, ottant’ anni di show”, Corriere della Sera, 16/09/2006.
Roberto Beccantini, “80 anni alla Scala, anello dopo anello, l’epopea di San Siro”, Corriere della Sera, 18/09/2006.
Francesca Belotti e Gian Luca Margheriti, “San Siro: uno stadio per il calcio e la musica”, Corriere della Sera, 19/09/2006.
Walter Ravagnati, San Siro: Storia dello stadio dei milanesi (1925-2009), Milano, 07/04/2009.

(Giuseppe Ottomano)

6 COMMENTS

  1. Bel pezzo. Leggendo che “lo stadio comprendeva anche un ristorante; una palestra; e l’appartamento per la famiglia dell’allenatore” viene da dire che erano davvero molto avanti e avevano preceduto anche gli stadi inglesi e spagnoli di oggi, per non parlare di quelli italiani.

  2. Vero, sicurezza zero. Poi in passato, almeno fino agli anni ’60, ogni tanto c’erano delle invasioni di campo di massa, con distruzione delle porte ecc. Però ricordo anche i filmati del famoso Juve-Inter, quello poi annullato e ripetuto con i ragazzi dell’Inter, giocato con la gente a un metro dal campo senza nessun problema. Un altro con un Juventus-Milan giocato in quelle stesse condizioni. Il Milan stravinse e non successe assolutamente niente. Oggi sarebbe possibile? Stiamo meglio o peggio?

  3. Difficilissima domanda la tua. Certamente il tifo “ultras” è nato alla fine degli anni ’60. E prima non esisteva (mi sembra che i primi gravi scontri tra tifoserie in Italia risalgano al 1963). Ma oggi c’é anche un’opinione pubblica infinitamente più sensibile e più capillare, che richiede continuamemente più sicurezza. E anche quest’opinione pubblica, più di 40 anni fa non esisteva (almeno nelle dimensioni attuali)…

  4. Da piccolissimo, nei primi anni Sessanta, mio padre mi portava a San Siro e regolarmente finivamo in mezzo a comitive di tifosi della squadra ospite. Ricordo dei gran panini e cappellini di carta fatti con i giornali. Mai succeso niente. Era un altro mondo. Mi è sempre rimasto in mente un episodio addirittura di stampo ottocentesco. Oggi se le tifoserie non vengono separate da cordoni di polizia che succede?

  5. Credo che per poter affermare se gli stadi siano più sicuri oggi oppure più di 40 anni fa, si dovrebbe fare un’accuratissima indagine storica e sociale (personalmente adoro questo tipo di indagini!).
    Sicuramente la tecnologia e la rapidità dell’informazione hanno aumentato il livello di sicurezza. Ma d’altra parte, non si può negare in questi ultimi quarant’anni le tifoserie abbiano perduto gran parte delle proprie caratteristiche di goliardia e spontaneità, per organizzarsi in maniera più rigida, e qualche volta, purtroppo, anche paramilitare.
    I miei primissimi approcci con lo stadio risalgono ai primi anni settanta (anch’io ero accompagnato da mio padre), e sulle gradinate centrali dei popolari di San Siro ho gli stessi tuoi ricordi di cappellini di carta da muratore, panini imbottiti e un’infinità di sacchetti di lupini, i cui gusci vuoti si spargevano per gli spalti.
    Ma anche se erano passati solo dieci anni, era già un’altra era antropologica rispetto ai (tuoi) primi anni sessanta. E le curve dei popolari erano già occupate dai (primi) gruppi di tifosi ultras. Ricordo che, ingenuamente, avevo chiesto a mio padre: “Ma chi sono quelli là?”. “Là? Là c’é la bolgia!”, mi aveva risposto.

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