Monaco, 30 Maggio 1979. Il Nottingham Forest conquista la Coppa dei Campioni
Monaco, 30 Maggio 1979. Il Nottingham Forest conquista la Coppa dei Campioni

È stato uno dei maggiori ambasciatori nella storia di questa zona. La sua associazione con il nome di Nottingham, come manager del Forest per più di 18 anni, è stata talmente forte da farlo diventare un sinonimo della città, al pari di Robin Hood.

(John Hartshorne, sindaco di Nottingham tra il 2000 e il 2004)

Le parole di John Hartshorne, ex sindaco della città inglese, sono sufficienti per testimoniare il segno tangibile, ed indelebile, che Brian Clough ha tracciato nei cuori dei tifosi del Forest. Infatti, proprio sotto la guida di questo allenatore, controverso e discusso ma allo stesso tempo carismatico ed innovatore, nel breve volgere di tre anni i Tricky Trees balzarono clamorosamente dalla Second Division, la serie B inglese, ai vertici del calcio continentale.

6 gennaio 1975. Dopo avere trascorso quattro mesi lontano dai campi di calcio e dalle pressioni dei media, Brian Clough decide che è tempo di gettarsi nuovamente nella mischia. È arrivata la chiamata da Jim Willmer, il presidente del Nottingham Forest che ha cacciato l’allenatore Allan Brown dopo la sconfitta per 2-0 patita nel derby con il Notts County il 28 dicembre. Il nuovo manager, il quarto del Forest in appena un anno, è una vecchia gloria del calcio inglese. Dopo alcune sfavillanti stagioni con le maglie di Middlesbrough e Sunderland (251 reti in 274 presenze in campionato), la sua carriera di giocatore è arrivata al capolinea a soli 29 anni, spezzata da un grave infortunio al ginocchio.

Non è un tecnico dal carattere facile, Brian Clough: di estrazione proletaria, secondo di otto fratelli, ha la polemica facile con tutti al punto da aver cambiato quattro club in soli quindici mesi. Al Leeds United la sua avventura è durata appena 44 giorni, tanto che è riuscito ad inimicarsi spogliatoio, società e addirittura i tifosi, perdendo un incontro dietro l’altro. Risale a due anni prima la sua più grande impresa nelle coppe europee, quando ha trascinato il Derby County sino alla semifinale della Coppa dei Campioni. E, dove a sbarrare la strada verso la finale di Belgrado, è stata solo la Juventus di Vycpaleck. Nell’occasione Clough aveva sparato a zero sui bianconeri piemontesi, etichettati come «bastardi imbroglioni», e, allargando i confini, sugli italiani in genere, mettendo in dubbio il coraggio mostrato dai soldati del Belpaese durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nonostante il fallimento di Leeds sia un ricordo ancora fresco, Clough continua a godere di una buona reputazione, ed è considerato un allenatore emergente. All’esordio con il Nottingham Forest regala subito una grande gioia ai suoi nuovi tifosi, andando a vincere al White Hart Lane di Londra contro il Tottenham nell’incontro-ripetizione del terzo turno di FA Cup. In campionato la squadra, finora, ha arrancato e accoglie Clough in sestultima posizione. Al primo anno il tecnico di Middlesbrough non può garantire più di una salvezza tranquilla, anche se riesce a portare sulle rive del fiume Trent nuovi giocatori come John O’Hare e John McGovern e, soprattutto, a trattenere John Robertson e Martin O’Neill che avevano manifestato la volontà di essere ceduti durante la sciagurata gestione Brown.

La vera svolta per il Forest avviene comunque lontano dal campo di gioco. Il 16 luglio 1976 arriva l’assistente di Clough, quel Peter Taylor con il quale ha già lavorato al Brighton con risultati proficui. La squadra viene rinnovata con sette arrivi. Ci sono giocatori esperti come Peter Withe e Larry Lloyd, vincitore dello scudetto e della Coppa Uefa con la maglia del Liverpool, ma anche elementi cresciuti nel settore giovanile come gli attaccanti Garry Birtles e Tony Woodcock. È l’inizio di una favola che durerà per i prossimi quattro anni.

Brian Clough a metà degli anni settanta
Brian Clough a metà degli anni settanta

La stagione si apre sotto i migliori auspici, con il passaggio del turno nella Coppa Angloscozzese, ma in campionato il percorso si fa subito in salita. Dopo tre pareggi ed una battuta d’arresto la prima vittoria, un sofferto 4-3 ai danni dell’Hereford United, giunge solamente alla quinta giornata. I Reds alternano successi e sconfitte sino al mese di novembre, quando battono (senza subire reti) Blackburn, Leyton Orient e Cardiff City, e pareggiano contro il Chelsea, una delle candidate alla promozione in First Divisio. E, inizia, nel contempo, il periodo di maggior prolificità della coppia di attacco formata dai neoacquisti Withe e Woodcock, che a fine stagione risulteranno i migliori realizzatori del Forest. La striscia di vittorie esalta la squadra che, nel mese successivo, si aggiudica la Coppa Angloscozzese contro il Leyton Orient. Dopo che la prima sfida si conclude 1-1, il replay è un incontro a senso unico nel quale il Forest trionfa con un travolgente 4-0.

Clough ormai ha trovato la quadratura del cerchio, e non è un caso che la squadra rimanga imbattuta per oltre tre mesi. Con l’arrivo del nuovo anno, però, il Forest palesa vecchi vizi e torna ad offrire una serie di prestazioni molto altalenanti. L’undici biancorosso è come un ghiro che sonnecchia nei mesi invernali, per poi uscire dal letargo all’avvento della primavera. In questo viene aiutato anche da un calendario che gli pone tre incontri casalinghi tutti ravvicinati. Il Forest inanella cinque successi consecutivi, e si inserisce tra le concorrenti per il passaggio di categoria. Le sconfitte contro Chelsea e Cardiff, maturate quando mancano ormai quattro giornate alla conclusione, suonano come un sinistro presagio. Ma la squadra, motivata da Clough e Taylor, è decisa a non mollare.

8 maggio 1977: grazie alla vittoria al City Ground per 1-0 ai danni del Milwall, la stagione si chiude con il terzo posto in classifica, ottenuto in volata su Bolton e Blackpool. Il Nottingham Forest, dopo cinque anni, riabbraccia così la massima serie del calcio inglese.

Per l’agognato ritorno in First Division la società decide di rafforzare ulteriormente la rosa a disposizione di Brian Clough. Dal retrocesso Stoke City viene acquistato l’estremo difensore Peter Shilton, destinato a scalzare in breve tempo il titolare Middleton, mentre la retroguardia viene rinsaldata con gli arrivi dei nazionali scozzesi Archie Gemmill e Kenny Burns.

Il Forest dimostra fin da subito che non reciterà il ruolo di comprimario, pur essendo una matricola. Debutta espugnando Goodison Park, la tana dell’Everton, per 3-1, e successivamente supera in casa Bristol City e Derby County. La prima sconfitta arriva alla quarta giornata, con un pesante 3-0 ad Highbury: rimarrà l’unica macchia per due mesi, durante i quali i giocatori diventano costantemente più consapevoli delle proprie potenzialità, e la squadra prosegue il proprio cammino in Coppa di Lega. I grandi club sono costretti ad inchinarsi di fronte agli uomini di Brian Clough: il Manchester City, il Manchester United (umiliato clamorosamente in casa per 4-0) e lo stesso Arsenal cadono come castelli di carta. Anche il Liverpool, da due anni campione europeo in carica, non riesce a sottrarsi a questo triste destino in occasione della finale di Coppa di Lega. A Wembley le squadre chiudono in parità. Si replica all’Old Trafford, ed è il Forest ad alzare il trofeo grazie alla rete decisiva messa a segno da Robertson su rigore.

La squadra è, ormai, una vera e propria armata rossa invincibile, tanto che l’ultima sconfitta risale addirittura a novembre. Il Liverpool tenta di vendicarsi in campionato, ma senza riuscirci. A distanza di appena un anno dalla promozione, il Nottingham Forest diventa campione d’Inghilterra per la prima volta nella sua storia ultracentenaria, realizzando, così, un sogno impensabile fino a due anni fa: giocare la Coppa dei Campioni.

La formazione del Nottingham Forest nel 1979
La formazione del Nottingham Forest nel 1979

Tre indizi fanno una prova: il Nottingham Forest non è più una semplice rivelazione. E Brian Clough non è più un allenatore emergente:

È peggio della pioggia su Manchester. Almeno, la pioggia, Dio ogni tanto la ferma.

Disse di lui Bill Shankly, tecnico del grande Liverpool. I suoi colleghi lo temono, ma al tempo stesso lo ammirano e lo stimano, per le sue qualità di forte motivatore, e per aver introdotto un nuovo modo di giocare al calcio diverso da quello tipicamente british, fatto di lanci lunghi e traversoni

Se Dio avesse voluto che giocassimo sulle nuvole, avrebbe messo lì l’erba.

fu una delle sue battute ad effetto più celebri.

Ancora una volta il nuovo anno calcistico si apre nel segno dei trionfi. il Forest si aggiudica il Charity Shield, una sorta di Supercoppa d’Inghilterra, distruggendo l’Ipswich Town a Wembley con un inequivocabile 5-0. Dopo cinque giornate di campionato ed il primo turno di Coppa di Lega, giunge lo storico momento che tutta la città attende: il debutto nella madre di tutte le competizioni del vecchio continente, la Coppa dei Campioni.

Il desiderio di confrontarsi con le più prestigiose scuole calcistiche, dall’Italia alla Spagna, dalla Germania Ovest all’Olanda fino a quella balcanica, si scontra subito con la realtà che ha riservato l’urna. Infatti, la sorte vuole che l’avversario del primo turno sia il Liverpool, la squadra vincitrice delle ultime due edizioni.

Il 13 settembre 1978 si gioca al City Ground l’incontro di andata: i pronostici della vigilia sono tutti in favore della squadra della Merseyside, molto più esperta in campo europeo. Per scardinare il bunker avversario, Clough si affida ad una coppia di attacco giovane. E, se Tony Woodcock è oramai divenuto una colonna portante segnando 36 reti in due stagioni, la vera sorpresa è Garry Birtles, la cui ultima apparizione risale ormai alla stagione del ritorno in First Division. Ma ancora una volta viene premiata la lungimiranza del tecnico di Middlesbrough: è il primo tempo, Woodcock riceve palla da un compagno e si insinua tra le maglie della difesa ospite. Al suo fianco, sull’altro versante dell’area piccola, scatta simultaneamente Birtles. Woodcock si presenta davanti al portiere Clemence e allunga il pallone per il compagno che infila in rete, indisturbato. Per lui, che fino a due anni fa lavorava come pavimentista, è un’autentica serata di gloria. L’euforia si taglia a fette sugli spalti del City Ground. Ma a riportare i Tricky Trees con i piedi sul terreno di gioco ci pensa Phil Thompson che sussurra a Birtles:

Un solo gol non vi basterà per il ritorno ad Anfield.

Nel finale il Forest si riaffaccia dalle parti di Clemence: traversone dalla sinistra di Bowyer, che resiste al ritorno di un avversario. Sponda di Woodcock per il difensore Barrett che, con una girata degna del miglior rapace dell’area di rigore, infila nella porta del Liverpool. Il giovane Birtles non riesce a tenere a freno la sua spavalderia e si avvicina incoscientemente a Thompson, rispondendo alla sua provocazione:

Che dici? Due basteranno?

La risposta arriva due settimane dopo: ad Anfield Road i campioni d’Europa attaccano incessantemente, ma pali e traverse salvano a più riprese Shilton ed il match di ritorno si chiude così a reti inviolate. La favola del Nottingham Forest continua: all’esordio in Coppa dei Campioni ha subito estromesso la squadra detentrice del prestigioso trofeo.

Certo, dopo aver battuto il Liverpool pensi di poter battere chiunque, perché era la squadra più forte. Erano i campioni uscenti. Questo diede a tutti noi una fiducia, una sicurezza incredibile.

ha raccontato Birtles.

Mentre il duello con la squadra di Bob Paisley prosegue in campionato, in Coppa dei Campioni il calendario riserva al Forest un turno abbordabile. Agli ottavi c’è l’Aek Atene. Dopo il 2-1 in Grecia, il ritorno al City Ground è pura accademia e gli uomini di Clough dilagano vincendo 5-1, con Birtles che mette a segno il quarto gol in altrettanti incontri europei. Nei quarti di finale il Forest troverà gli svizzeri del Grasshoppers Zurigo, giustizieri del Real Madrid. Frattanto i Reds del Nottinghamshire fanno registrare un record per il calcio britannico: dal 26 novembre 1977 al 25 novembre 1978, la squadra rimane imbattuta per 42 partite consecutive. Il record resisterà fino al 25 agosto 2004, quando verrà sgretolato dall’Arsenal allenato da Arsene Wenger.

Monaco, 30 Maggio 1979. Il Nottingham Forest festeggia la conquista della Coppa dei Campioni.
Monaco, 30 Maggio 1979. Il Nottingham Forest festeggia la conquista della Coppa dei Campioni.

I successi della squadra assumono, nel frattempo, un forte significato sociale. Il governo laburista presieduto da James Callaghan deve fronteggiare gli scioperi di quello che la stampa britannica ribattezzò “l’inverno dello scontento“. Tra gli operai in stato di agitazione ci sono anche i lavoratori delle miniere di carbone di Nottingham, molti dei quali tifano proprio Forest. Le vittorie della squadra del cuore diventano per loro una sorta di riscatto, seppur temporaneo. L’incapacità di rispondere alle istanze degli scioperanti e la crescente rabbia dei sindacati costano care ai laburisti, sconfitti alle elezioni politiche del 1979. Il potere passa nelle mani della leader conservatrice Margaret Thatcher, che dà avvio ad una nuova era nella storia politica dell’Inghilterra.

Brian Clough dimostra, poi, di saperci fare anche nelle vesti di direttore sportivo. Vende l’attaccante Peter Withe al Newcastle, retrocesso l’anno prima in Seconda Divisione, e lo rimpiazza con il ventiquattrenne Trevor Francis del Birmigham City. Acquistato per un milione e 150mila sterline (ma Clough disse che erano 999mila, lievitate a causa delle tasse), Francis diventa il giocatore più costoso nella storia del calcio d’Oltremanica, il primo ad essere pagato più di un milione di sterline. Indisponibile per i quarti di finale di Coppa dei Campioni, l’attaccante potrà essere schierato nel caso in cui la squadra raggiunga le semifinali. I giocatori non vanificano il grande sforzo economico della società ed eliminano anche il Grasshoppers. Dopo il confortante 4-1 interno, il match in terra elvetica è buono solo per le statistiche e le squadre dividono la posta in palio. E, tra l’incontro di andata e quello di ritorno il Forest si aggiudica anche la Coppa di Lega per il secondo anno consecutivo.

Dopo due turni agevoli, il Nottingham deve adesso affrontare il Colonia, campione della Germania Ovest, avversario arcigno e mai domo come dimostra nell’andata del City Ground, giocata su un terreno in pessime condizioni. I tedeschi occidentali passano in vantaggio con un destro dal limite di Van Gool, e poi raddoppiano in contropiede con Dieter Müller, servito pregevolmente proprio dal giocatore belga. Recuperare lo svantaggio diventa come scalare l’Everest. Ma il Forest non è squadra che si arrende e così, dopo la traversa colpita da Bowyer, arriva il gol di Birtles che dimezza lo svantaggio. Nella ripresa gli inglesi pareggiano con un diagonale imprendibile scagliato da Bowyer e poi portano a compimento la rimonta con un bel tuffo di testa di Robertson: la partita ha comunque ancora qualcosa da raccontare e nel finale il neoentrato Okudera trasforma in gol il suo primo pallone toccato, con la complicità di Shilton. Al ritorno, però, il Forest conduce magistralmente l’incontro. E, con un colpo di testa di Bowyer guadagna l’accesso alla finale di Monaco di Baviera. L’altra finalista è il Malmö allenato dall’inglese Bob Houghton, squadra rivelazione del torneo, che per la prima volta nella sua storia si giocherà la coppa europea più prestigiosa.

30 maggio 1979. Il Forest è arrivato secondo in campionato, alle spalle del Liverpool. Ma in compenso si è aggiudicato la Coppa della Contea del Nottinghamshire, trofeo al quale prendono parte ogni anno anche i rivali del Notts County ed il Mansfield Town. E adesso può conquistare anche un altro, e assai più prestigioso, trofeo. All’Olympiastadion va in scena un incontro molto equilibrato ma avaro di giocate spettacolari. A rompere il ghiaccio allo scadere del primo tempo è Trevor Francis, il giocatore che Clough aveva tesserato in tempo per poterlo schierare in Coppa dei Campioni. L’attaccante prelevato dal Birmingham City, sbucando improvvisamente dalle retrovie, si fa trovare puntuale su uno spiovente di Robertson dalla sinistra e di testa infila il pallone sotto la traversa: è la rete che decide la finale. Della squadra scesa in campo, ben otto giocatori hanno vestito la maglia rossa quando il Forest si barcamenava nella Second Division: Viv Anderson (primo giocatore di colore ad essere convocato nella nazionale di Sua Maestà), Frank Clark, il capitano John McGovern, Larry Lloyd, Ian Bowyer, Garry Birtles, Tony Woodcock e John Robertson. La favola si arricchisce, così, di un nuovo, emozionante capitolo. Almeno per una notte, i tifosi-minatori possono dimenticarsi di essere perseguitati dalla crisi.

Brian Clough e i suoi uomini non sembrano tuttavia ancora sazi. E così la nuova stagione inizia così come si era conclusa la precedente: nel segno della vittoria. Le prime giornate fanno subito ben sperare. La squadra ottiene quattro successi in altrettanti turni di campionato, segnando gol a palate contro Coventry City (4-1) e West Bromwich Albion (5-1). I volti nuovi sono il difensore scozzese Frank Gray, che Clough ebbe modo di scoprire durante i 44 sciagurati giorni alla guida del Leeds, il centrocampista con attitudini offensive Stan Bowles, ed il diciottenne Gary Mills, prodotto del vivaio Reds. Anche in Coppa dei Campioni la partenza è lanciata. E, vittima sacrificale dei sedicesimi sono gli svedesi dell’Östers, mentre agli ottavi tocca ai rumeni dell’Arges Pitesti. La squadra avanza pure in Coppa di Lega mentre nella FA Cup, unico trofeo nazionale che ancora manca in bacheca, è costretta a salutare anzitempo la manifestazione.

La statua eretta in onore di Brian Clough, nel centro di Nottingham.
La statua eretta in onore di Brian Clough, nel centro di Nottingham.

Con l’anno nuovo, comunque, il palmares si impreziosisce ulteriormente con la conquista della Supercoppa Europea, vinta ai danni del Barcellona di Asensi, Krankl, Neeskens e Rexach (dopo l’1-0 del City Ground firmato da Robertson su rigore, al Camp Nou può bastare anche l’1-1). In primavera riprende la Coppa dei Campioni, ed ai quarti il Forest trova sul suo cammino la Dinamo Berlino, squadra della Stasi, la polizia segreta della Germania Est. Il fattore campo salta in entrambi gli incontri, con i tedeschi che si impongono 1-0 all’andata e con gli inglesi che si vendicano al ritorno (3-1). In semifinale l’ostacolo Ajax viene superato abbastanza agevolmente. Al City Ground finisce 2-0 con reti di Francis e nuovamente Robertson su rigore, inutile l’1-0 con cui i lancieri vincono ad Amsterdam.

A distanza di un anno, il Nottingham Forest approda nuovamente nella finale della più agognata tra le coppe europee. Questa verrà assegnata al Bernaebu di Madrid, dove non ci saranno i padroni di casa del Real, eliminati in semifinale dall’Amburgo. Per gli inglesi è la partita che può riscattare una stagione al di sotto delle aspettative, con il quinto posto in campionato e la sconfitta nella finale di Coppa di Lega con il Wolverhampton. Il match del vecchio stadio Chamartin è orfano degli attaccanti simbolo delle due contendenti. Francis si è rotto il tendine d’Achille, mentre il tedesco Hrubesch si presenta piuttosto acciaccato. Clough si rivela ancora una volta un astuto stratega e schiera il giovane Mills in luogo dell’infortunato Francis, mentre sull’altra sponda Zebec fa altrettanto piazzando Keegan al centro dell’attacco. Ma questa scelta si rivelerà un suicidio tattico. La finale si decide dopo nemmeno venti minuti: Lloyd innesca un’azione corale. Mills passa il pallone a Birtles, il quale, da terra, serve Robertson. E quest’ultimo, con una rasoiata dal limite, pesca il pertugio dove il portiere Kargus non può arrivare.

La grande favola del Nottingham Forest è giunta al capitolo conclusivo. L’anno successivo i Tricky Trees escono immediatamente di scena dalla Coppa dei Campioni, cacciati dal Cska Sofia, che vince sia in casa in Bulgaria, che in Inghilterra. E poche settimane dopo si lasciano sfuggire sia la Supercoppa Europea sia la Coppa Intercontinentale, disputata per la prima volta in una gara unica a Tokyo con la Toyota a sponsorizzare l’evento. Anche nelle coppe nazionali il Forest non ha fortuna, mentre in campionato chiude addirittura in settima posizione. Brian Clough rimarrà in carica sino al 1993, quando lascerà il Nottingham a seguito della mesta retrocessione in Second Division. A prendere il suo posto in panchina sarà Frank Clark, uno dei protagonisti della favola dei “giganti della foresta“. Clough morirà di tumore allo stomaco il 20 settembre 2004, un mese dopo aver visto l’Arsenal abbattere il record che lui aveva stabilito tra il 1977 ed il 1978.

Lui ha dato un nome a Nottingham. Dimenticate Robin Hood. Ricordatevi invece di Brian Clough.

Così ha sentenziato un tifoso all’indomani della scomparsa del grande Clough. Perché, se il primo è frutto di una leggenda tramandata sino ai giorni nostri, il secondo appartiene alla storia. Una storia, quella del suo Nottingham Forest, appassionante, emozionante, romantica. E, molto probabilmente, irripetibile.

Fonti

Norman Fox, “Clough back in the public eye as manager of Forest”, The Times, 07/01/1975.
Dominic Fifield, “Forget Robin Hood. Remember Brian Clough. He gave us a name”, The Guardian, 21/09/2004.
Paolo Avanti, “Il tramonto dei campioni”, La Gazzetta dello Sport, 21/05/2005.
Enrico Franceschini, “Clough, dannato e vincente. Il tecnico che offese l’Italia” , Repubblica, 22/03/2009.
Luca Aquino (a cura di), “La storia della Coppa dei Campioni”, Calcio 2000, n. 30 – Maggio 2000.
Archivio RAI, “Sfide”.
Collana “Champions of Europe”, La Gazzetta dello Sport.

(Simone Pierotti)

2 COMMENTS

  1. Stupendo. Senza quella magnifica squadra i problemi sociali (di cui l’articolo fa solamente un breve accenno) avrebbero avuto un impatto sulla città ben peggiore.
    “Ad un popolo a cui manca l’indispensabile non si può togliere anche il superfluo” si diceva della gente di Napoli degli anni novanta.
    Questa frase calza a pennello anche per il contesto in questione, un popolo affamato dalla crisi mineraria che trovava pace e gioia nel calcio.
    Questo è lo sport di cui siamo innamorati…

  2. da collega, ritengo questo davvero un bell’articolo. forse perchè sono nato negli anni 70, ma il calcio di quegli anni ha un fascino incredibile. sono amante dell’ajax e di cruijff, delle squadre inglesi, ma è l’intero movimento, forse per l’emergere di talenti fantastici, per un clima politico-sociale difficile ma altrettanto affascinante, forse perchè andare fuori dall’italia e in particolare oltrecortina era davvero andare in un altro mondo, ad essere incredibile. continuate così, bravissimi!

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