New York, 1938. Bobby Riggs posa per la rivista Life - Foto di Gjon Mili
New York, 1938. Bobby Riggs posa per la rivista Life - Foto di Gjon Mili

(Los Angeles, USA, 25/02/1918 – Encinitas, USA, 25/10/1995)

Nasce a Los Angeles il 25 febbraio del 1918, sul finire della prima guerra mondiale, Robert Larimore Riggs. Non aveva ancora le basette, e non è dato sapere se avesse sulla testa quel cespo di capelli rossi che tenderanno con gli anni al castano. Bobby Riggs è stato un grande tennista per quanto sia stato dimenticato e per quanto sia stato stravagante, eccessivo e ridondante in ogni sua manifestazione. Oltre che uno tra i capostipiti del tennis spettacolare per gioco e per comportamento sul campo, è stato un precursore dei capricciosi Nastase e McEnroe, tanto simile a loro anche per la poca voglia di allenarsi unita ad un talento eccezionale.

Si distinse subito da ragazzo, come ottimo giocatore di ping pong, ma forse il tavolo stava stretto alla sua personalità dilagante. E infatti a undici anni dilagò su un campo da tennis, le cui dimensioni meglio si adattavano al suo talento.

Leggermente più basso di statura rispetto ai tennisti più forti del suo tempo, fece della tattica e dell’astuzia una delle sue migliori armi di gioco. A diciotto anni vinse il titolo della California del sud, e successivamente il campionato su terra a Chicago.

Quando poi era ancora un giocatore juniores terminò la stagione al numero quattro della classifica dei migliori giocatori degli Stati Uniti, e nel 1937 riuscì a strappare un set a Gottfried Von Cramm, che in quel periodo rivaleggiava con il grande Don Budge. Quest’ultimo nell’anno successivo realizzò il primo Grande Slam della storia del tennis. Erano gli anni in cui il clima pesante dovuto al sopraggiungere della seconda guerra mondiale si avvertiva anche nella lontana America. Il barone Gottfried Von Cramm, che si era sempre rifiutato di sostenere la propaganda nazista, venne arrestato in patria nel 1938 con l’accusa di omosessualità, e dopo essere stato giudicato colpevole nel corso di un processo con sentenza preconfezionata, dovette scontare un anno di prigione.

Riggs, l’anno successivo insieme a Budge, che era passato al professionismo, divenne il numero uno del mondo tra i dilettanti, arrivando in finale a Parigi, e vincendo sia Wimbledon che Forest Hills, l’attuale Us Open. A Wimbledon furono suoi i titoli di singolare, doppio e doppio misto. La seconda guerra mondiale però si metterà in mezzo, scomoda e impietosa follia, tra lui e il possibile: non sapremo mai quanto avrebbe potuto vincere, così come non ci è dato saperlo, anche a causa dei lunghi spostamenti, per altri campioni dell’epoca, come gli stessi Don Budge, Jack Kramer, Gottfried Von Cramm, Pancho Segura. Nel 1941 vinse il suo secondo titolo ai Campionati degli Stati Uniti, dopodiché il servizio militare prestato durante la seconda guerra mondiale interruppe la sua carriera. A creare confusione ci fu anche la presenza di due circuiti paralleli: quello dei professionisti e quello dei dilettanti, con la conseguenza che, fino all’arrivo dell’era open molti confronti erano rimasti nel campo delle ipotesi non verificate. Ma Bobby Riggs si dimostrò un ottimo tennista e un grande stratega di questo sport.

Bobby Riggs nei primi anni '40
Bobby Riggs nei primi anni '40

Kramer disse di lui: “Riggs è un grande campione. Ha sconfitto Segura e ha sconfitto Budge quando Don era solo leggermente al di sotto del suo miglior gioco”.
Dopo la guerra anche Riggs passò al professionismo, e gareggiò nel circuito americano professionistico, il Professional American Single Championship, che vinse consecutivamente nel 1946, nel 1947 e nel 1949. Fu proprio in questi anni che Bobby si confrontò con Don Budge, (in coppia con il quale aggiunse due titoli nazionali al suo palmares, nel ’42 e nel  ‘47), vincendo più match del compagno e rivale californiano: nel ’46 ventiquattro vittorie contro le 22 di Budge; mentre l’anno seguente lo sconfisse con simile esiguo margine. Anche se Don aveva riportato un infortunio alla spalla destra durante un’esercitazione militare e Riggs non si era fatto alcuno scrupolo ad alzare pallonetti “fino alla morte”, in modo da metterlo in difficoltà, il gioco di quest’ultimo era già così maturato da mettere in evidenza al grande pubblico le proprie straordinarie capacità di controllo di palla. Ancora Jack Kramer: 

Riesce a tenere la palla in gioco e a contenere la maggiore potenza dei suoi avversari. Può tenerti lontano giocando profondo sulla riga di fondocampo, e poi può giocare una palla corta, o una palla tagliata e bassa. É straordinario con entrambe le volée e può “lobbare” qualunque giocatore, anche in corsa fintando il movimento. Può colpire in modo vincente sopra la testa, colpi che non sono eccessivamente potenti, ma sempre precisi.

Eppure il campione californiano era tanto bravo quanto eccentrico al limite della scorrettezza sportiva. Per trovare stimoli di gioco per la vittoria, non esitava a scommettere sulle proprie partite da dilettante, e ammise di aver vinto una piccola fortuna puntando su se stesso a Wimbledon. Nella sua biografia scrisse di essere riuscito a guadagnare 105.000 dollari del tempo scommettendo su se stesso in singolo, doppio e doppio misto, l’equivalente di circa un milione e mezzo di dollari di oggi. A volte scommetteva con la partita in corso e addirittura sul singolo game. Ed anche così possono essere spiegate alcune sue sconfitte quando giocava lontano dai bookmakers londinesi. Per esempio, durante la competizione di Coppa Davis a Philadelphia, in cui fu sconfitto dall’australiano Adrian Quiest. Oggi tale disinvoltura di gioco, fuori e dentro il campo, non gli sarebbe più permessa: le scommesse sono proibite per i giocatori che amano puntare su loro stessi, e sarebbe improbabile scendere sul terreno di gioco con due boccali di birra in mano contro i moderni bombardieri da fondo campo. Sì, perché era capace anche di questo, Bobby l’incorreggibile Riggs.

Nel 1950, quando per lui diventò sempre più difficile contrastare i giocatori più giovani come Jack Kramer e Pancho Gonzales, si dedicò a organizzare e promuovere gli incontri del circuito professionistico di tennis. Dopodiché, quando decise di abbandonare il tennis organizzativo, scomparve dal mondo delle racchette per più di vent’anni. Ma con il suo carattere non era adatto a vivere dietro le quinte di un palcoscenico. Così, nel 1973, organizzò uno spettacolare e sorprendente rientro che attirò l’attenzione dei media americani e mondiali. Nel pieno delle lotte per l’emancipazione femminile e per l’uguaglianza tra i sessi; quando i movimenti femministi rivendicavano con forza la parità tra uomo e donna e i diritti di quest’ultime; solo quattro anni dopo l’uscita del libro di Kate Millet “Sexual Politcs” che divenne il punto di riferimento della corrente più radicale dello stesso femminismo radicale; a tre anni dall’introduzione della legge sul divorzio in Italia, e cinque anni prima quella sull’aborto, Bobby Riggs s’inventa “The battle of the sexes“, “La battaglia dei sessi” e si autodefinisce “Un maiale sciovinista”.

Bobby Riggs sulla copertina di Time del 10 Settembre 1973
Bobby Riggs sulla copertina di Time del 10 Settembre 1973

“Un uomo non potrà mai perdere da una donna”. Questo era il pensiero fondante che l’ex campione voleva dimostrare giocando a tennis, e così sfidò la numero uno del mondo, Margaret Smith Court. Lui aveva cinquantacinque anni e la sua avversaria, che nel 1970 aveva vinto tutte e quattro le prove major completando un Grande Slam, ne aveva ventiquattro di meno. Vincerà il “porco sciovinista” con facilità: 6-2, 6-1. Ma quando uno sciovinista è fedele alla sua linea, non si accontenta di una sola dimostrazione, e ne vuole sempre una in più per sé da poter mostrare al suo pubblico. Uno sciovinista va diritto per la sua strada e rischia il tutto per tutto. Riggs, sicuro com’era di se stesso, o forse imbrigliato dalla parte che recitava per lo spettacolo, non si accontentò di quella vittoria, ma ne volle anche una simbolica. E il simbolo in quegli anni era rappresentato da Billy Jean King, che svolgeva con le sue vittorie e le sue numerose iniziative sociali, un ruolo di promozione di una coscienza sportiva femminile.

La King, nata da una famiglia tradizionale, era riuscita ad emergere nel tennis imparando a muovere la racchetta nei campi pubblici di Long Beach in California, e in quegli anni era stata la promotrice del circuito professionistico femminile, e sosteneva fermamente la campagna per l’uguaglianza dei monte premi tra maschi e femmine. Nel 1967 criticò la United Tennis Association denunciando il pagamento troppo basso per le giocatrici. Infatti i compensi erano talmente risicati da creare gravi disagi alle atlete fino ad impedire le iscrizioni ai tornei. Quando nel 1972 la King vinse gli Us Open, e ricevette un montepremi inferiore di 15.000 dollari a quello del vincitore maschile Ilie Nastase, non esitò a dichiarare che non si sarebbe presentata l’anno successivo se i due monte premi non fossero stati parificati. Perciò era proprio lei la vittima sacrificale designata per il sedicente sciovinista, al fine di affermare inequivocabilmente la superiorità maschile. Bobby voleva, pretendeva la sfida con il “grande difensore” dei diritti femminili (esiste solo una forma maschile in italiano), e se ne sarebbe entusiasticamente divertito al fine di portare avanti il suo gioco dei ruoli e di spettacolo.

I want Billie Jean King, I want the women’s lib leader.

Bobby Riggs sulla copertina di Sports Illustrated del 21 Maggio 1973
Bobby Riggs sulla copertina di Sports Illustrated del 21 Maggio 1973

Ebbe così la sua forma compiuta la “Battaglia dei Sessi”, l’incontro trasmesso in diretta televisiva tra Billie Jean King e Bobby Riggs, che videro nell’evento un’occasione per promuove il tennis, oltre che la causa femminile. La King entrò in campo come una moderna Cleopatra kitsch, trasportata su una sedia dallo schienale fiorito di pennacchi colorati, e Bobby, non volendo essere da meno, la segui seduto in un risciò trainato da modelle. Quando iniziò la partita la King aveva imparato la lezione dopo aver osservato la partita di Margaret Court, così, cercò di contenere le palle corte e i pallonetti di Riggs, muovendolo con tiri angolati e ficcandone la resistenza. Riggs si vide costretto a correre avanti, indietro e lateralmente per l’intero campo di gioco. La King si era preparata al match sferrando 350 colpi sopra la testa al giorno, dopo aver studiato lo stile di gioco con cui Bobby molti anni prima aveva sconfitto Don Budge, alzando la pallina sopra la spalla infortunata di Donald. Finì 6-4, 6-3, 6-3 a favore di Billie Jean King. Riggs perse non solo da lei, ma anche da tutto ciò che la campionessa simboleggiava. In breve, fu sconfitto da un intero movimento, e forse anche da tutte le spettatrici televisive in blocco.

Ma in fondo le stranezze, le provocazioni, l’eccentricità di Riggs erano solo connaturate al suo personaggio che camminava di pari passo con la sua personalità animata da spirito di protagonismo, e sempre pronta ad annoiarsi senza una nuova sfida e senza una più ardua scommessa. Un giocoliere buontempone che amava anche far pensare e sollevare dubbi con le sue apparizioni, i suoi spettacoli: giocare vestito da donna, indossare una maglietta con raffigurato un maiale, fingersi sciovinista in modo smargiasso, fanfarone e roboante era stato probabilmente il miglior modo per mettere in ridicolo gli sciovinisti veri: quelli bacchettoni, accigliati, sempre pronti a darsi un contegni e ritenersi detentori della verità. L’ironia di Riggs spogliava queste persone dai vestiti di credibilità e rispettabilità, che amavano indossare, e lasciava scoprire il loro più profondo aspetto ridicolo, ormai anacronistico negli anni settanta.

Lo capì anche Billy Jean King, che lo definirà il suo sciovinista preferito e un grande amico. E aggiunse: “Era una leggenda”. Chi stentò a comprenderlo, forse faticò a capire anche le parole della tennista che lo sconfisse nella “Battaglia dei sessi”. Ma, con molte probabilità questi erano gli stessi sciovinisti senza ironia che si riciclarono a una nuova forma di rispettabilità sociale, a un nuovo modo di stare in società, pesando di aver partecipato anche loro attivamente al cambiamento. Disse di lui Rosie Casals:

Per essere uno sciovinista ha fatto molto per noi. Lo ricorderemo sempre nel miglior modo possibile. Ha fatto molto per il tennis femminile.

La “battaglia dei sessi” permise a molti di rendersi conto che ognuno può avere proprie e valide abilità, indipendentemente dal fatto di appartenere al genere femminile o a quello maschile.

Ammalato di cancro alla prostata, negli ultimi anni della sua vita istituì il “Museo del tennis Bobby Riggs”. Gli introiti della fondazione, che gestisce il museo, vanno tuttora a finanziare la ricerca sul cancro.
Il suo nome negli anni è stato poi lentamente dimenticato. E anche le sue imprese e battaglie si sono un po’ scolorite in un mondo, quello del tennis, che ha continuato a essere ancorato a tradizioni e ipocrisie di rispettabilità formale. Ne è la dimostrazione il fatto che il montepremi di Wimbledon è stato reso uguale tra torneo maschile e femminile solo nel 2007. Trentaquattro anni dopo la battaglia dei sessi.

Fonti

John M. Ross, “Bobby’s Barnstorming Bust”, Sports Illustrated, 15/10/1962.
Joe Jares, “Riggs To Riches—take Two”, Sports Illustrated, 10/09/1973.
Gianni Clerici, “Il macho del court che sfidò la donna”, Repubblica, 27/10/1995.
Billie Jean King, “My Favorite Chauvinist”, Sports Illustrated, 06/11/1995.
Larry Schwartz, “Billie Jean won for all women”, ESPN Sport, 2007.
Larry Schwartz, “Billie Jean King Riggs Bobby in “Battle of Sexes””, ESPN Classic, 2007.

*(Fabrizio Brascugli)

* Fabrizio Brascugli, laureato in sociologia nel 1997, di professione consulente di marketing, è istrutture di tennis e scrittore. Ha pubblicato: “La mano di Rod. Il tennis e le scienze del Caos“, e “Storia tregicomica e struggente di un serial killer“. É ideatore e curatore del blog “Le ali della farfalla“.