Parigi, 1 Giugno 1978. Ilie Nastase al Roland Garros - Foto di Jean-Yves Ruszniewski
Parigi, 1 Giugno 1978. Ilie Nastase durante il Roland Garros - Foto di Jean-Yves Ruszniewski

(Bucarest, Romania, 19/07/1946)

 Il pubblico pagava il biglietto. Aveva diritto allo show. (Ilie Nastase)

Secondo i resoconti del giornalista esperto di tennis Gianni Clerici, verso la seconda metà degli anni sessanta una coppia di amici romeni piuttosto male in arnese si aggirava per la Versilia tirandosi dietro una valigia di cartone legata con una corda. All’interno di questo bagaglio di fortuna, i due conservavano i loro ferri del mestiere, nella forma di un paio di racchette e di divise da tennis. Anche se dall’apparenza non lo si sarebbe detto, questi personaggi erano degli aspiranti campioni: il primo più esperto e prudente, si chiamava Ion Tiriac e si avvicinava ai trent’anni, mentre il secondo, più giovane e rampante, rispondeva al nome di Ilie Nastase, e di anni ne aveva venti o poco più. Durante le loro partite di doppio i due compari non facevano sconti a nessuno, e pur di vincere, non si creavano problemi nel far perdere la concentrazione e nell’insultare gli avversari. Quando poi ritenevano fosse il caso, arrivavano a prendere di mira persino gli arbitri.

Si sarebbe potuto prevedere un futuro quantomeno precario per questi giovani eredi del gatto e la volpe in versione stracciona. Ma la storia dello sport è spesso costellata di impensabili sorprese. E infatti, se riportiamo il corso dell’azione ai giorni nostri, possiamo tranquillamente immaginare questi due stessi amici, appesantiti dall’età, ma elegantemente vestiti con abiti griffati, sfrecciare per le strade di Parigi o di New York a bordo di un’automobile di lusso con tanto di stuolo di collaboratori al seguito.

Ma seguiamo gli eventi dal loro inizio, e occupiamoci in particolare del più giovane dei due, Ilie Nastase, che nasce nel 1946 a Bucarest, sesto figlio di una guardia giurata della banca nazionale romena e di una casalinga, appena trasferitisi nella capitale dall’attuale Moldavia, con la vana speranza di eludere i teatri della seconda guerra mondiale.

Nell’immediato dopoguerra, a Gheorghe Nastase, ovvero Nastase padre, ed alla sua famiglia, la banca nazionale assegna per una decina d’anni un’abitazione nell’area dei campi da tennis reali, appena ribattezzati con il nome di Tennis Club Progresul dal neonato regime comunista. Ma inizialmente il piccolo Ilie sembra essere più attratto dal circostante campo di calcio, e sarà l’influenza del suo fratello maggiore, Constantin, che già faceva parte della selezione romena di Coppa Davis, a spingerlo verso il tennis.

Lo sport si rivela la sua attrazione fatale durante l’infanzia e l’adolescenza, anche perché è ancora piuttosto impacciato con le ragazze, e a scuola si dimostra il contrario d’uno studente modello. Nella sua gustosa autobiografia, scritta insieme alla giornalista inglese Debbie Beckerman, e pubblicata nel 2004, lui stesso ammette di essere stato spesso e volentieri una valvola di sfogo per l’ira dei suoi insegnanti. E anche se nel suo libro aggira l’argomento, negli anni novanta i suoi avversari politici (si immolerà nel tritacarne della politica per un breve, ma tormentatissimo periodo) disseppelliranno dagli archivi il suo dossier scolastico. E da questo risulterà non avere mai conseguito la licenza media.

Ma se come studente presenta un curriculum decisamente opaco, come atleta può trovare la propria rivincita. Infatti, diversamente dagli insegnanti di ruolo, gli istruttori del Tennis Club Steaua, la formazione dell’esercito romeno, dove milita, cominciano ad apprezzare sempre più le sue notevoli capacità. E, proprio durante i suoi primi anni allo Steaua, Ilie svilupperà le caratteristiche tecniche che lo accompagneranno per tutto il corso della carriera. Il suo tennis è dinamico, imprevedibile e votato all’attacco, con frequenti discese a rete, giocato a un ritmo indiavolato e dotato di uno stile istintivo, anche se mai sgraziato. Non per niente, molti anni dopo lo stesso Gianni Clerici lo dipingerà così:

Se Tiriac usa la sua racchetta come la clava di un cavernicolo, Nastase pare Aramis.

Dalla squadra militarizzata dello Steaua ad arrivare all’esercito il passo è breve. Così, a diciassette anni Ilie decide di arruolarsi, prestando un servizio sotto le armi, che teoricamente sarebbe durato tutta una vita, senza grandi sacrifici, limitandosi a posare per qualche scatto di fotografia in divisa e a presenziare a qualche parata. Ma, se l’imboscatissimo soldato Nastase non imbraccerà mai un fucile, darà invece un contributo inestimabile ai colori della sua formazione, brandendo, come arma, la racchetta da tennis. 

Dopo qualche torneo negli altri paesi del Patto di Varsavia, nel 1966 viene selezionato per la prima volta nella squadra romena sia come singolarista titolare che come doppista, insieme a Ion Tiriac, per l’incontro di Coppa Davis contro la Francia. Nonostante come debutto non sia dei più brillanti (perderà tutti e tre gli incontri), durante il mese di giugno di quell’anno farà la sua prima fugace apparizione ad una competizione del Grande Slam, al Roland Garros di Parigi, per poi approdare finalmente all’erba di Wimbledon.

Parigi, Giugno 1966. Un giovanissimo Ilie Nastase durante il Roland Garros
Parigi, Giugno 1966. Un giovanissimo Ilie Nastase durante il Roland Garros

Il ghiaccio è rotto. E anche grazie ai buoni uffici del suo amico Ion, gli viene elargita una borsa di 100 dollari a titolo di invito. La cifra di per sé non è proprio da capogiro, ma basterà allo squattrinatissimo Ilie per sopravvivere al caro vita di Londra almeno per i pochi giorni che durerà il suo torneo (verrà infatti eliminato al primo turno dal brasiliano Thomas Koch con un deprimente 6-2 6-0 6-0).

La federazione di tennis romena prende atto che il giovane Nastase ha bisogno di impratichirsi sul terreno erboso, e lo spedisce, sempre con il massimo risparmio dei costi, ad allenarsi in India per un paio di mesi. La terapia indiana produce i suoi frutti, e cominciano a fioccare le prime vittorie contro tennisti di primo livello, come quella in Coppa Davis nel 1967 contro lo spagnolo Juan Gisbert e contro il cecoslovacco Jan Kodeš al Roland Garros. 

Nel frattempo, nella sua Romania il nuovo leader Nicolae Ceausescu inaugura una politica di autonomia rispetto al resto del blocco sovietico, aprendo all’occidente ed introducendo anche alcune incoraggianti (quanto effimere) liberalizzazioni. In campo tennistico, comunque, permette agli atleti, prima considerati tassativamente dilettanti, di entrare nel circuito professionistico, e di incassare in proprio i premi dei tornei, esentandoli dall’obbligo di devolverli allo stato.

Per Ilie Nastase, educato fin dalla nascita, alle austere ristrettezze del sistema socialista, questo significa la possibilità di abbozzare l’avvio un nuovo stile di vita. Come primo passo, corre ad acquistarsi un’automobile nuova, una Fiat 125, con la quale rientra orgogliosamente a Bucarest, e nel 1969 compie la sua prima tournée negli Stati Uniti. Ma, nonostante i progressi, continua a girare con pochissimi soldi contati, e basta una piccola deviazione di un taxi, per lasciarlo nell’imbarazzo di non potere arrivare a pagarsi la corsa. Comunque, l’accorto Ilie ha già cominciato a tessersi una ragnatela di amicizie, pronte a toglierlo dai guai e, soprattutto, a pagare in sua vece nei casi di emergenza.

Le vere luci della ribalta si accendono per lui nel mese di settembre del 1969, quando insieme all’omnipresente Tiriac, trascina la sua Romania alla finale di Coppa Davis contro gli Stati Uniti. E sul campo in cemento di Cleveland nell’Ohio, deve affrontare due campioni del calibro di Arthur Ashe e Stan Smith. Ilie è ancora acerbo, e perde tutti gli incontri, compreso quello di doppio.

Per la dolce vita, invece, la maturità si sta rapidamente avvicinando. E, come confessa nella propria autobiografia, dopo essersi sgravato del fardello dell’illibatezza presso una casa d’appuntamenti di Parigi, con la complicità dell’inseparabile Tiriac, contemporaneamente nei panni di serpente tentatore e maestro di vita, comincia a frequentare il jet set e le discoteche più esclusive delle grandi città dell’occidente d’Europa e del Nordamerica. Come per una reazione a catena, dalla pioggia di vittorie sui campi di tennis, arrivano gli incassi dei premi in valuta pregiata, la sua immagine diventa quella di un campione solare e istrionico, la sua già latente disinvoltura si cementifica, e le conquiste femminili entrano a far parte della sua routine quotidiana.

Dopo essersi aggiudicato gli internazionali d’Italia al Foro Italico di Roma nell’aprile del 1970, l’anno successivo vince anche i tornei di Monte Carlo e Nizza, prima di presentarsi in maggio al Roland Garros come testa di serie numero tre, preceduto solo da Arthur Ashe e Jan Kodeš. Quest’ultimo lo sconfiggerà in finale dopo quattro set e quasi tre ore di gioco, ma sarà il tennis spumeggiante di Nastase ad incantare sia il pubblico che i giornalisti sportivi. 

In patria, intanto, Ilie è già diventato un’icona. Il principale quotidiano sportivo dell’era comunista, Sportul, gli dedica una serie di titoli e foto in prima pagina, e il giornalista Ioan Chirilă gli dedica un libro agiografico di 280 pagine, “Ar Fi Fast Prea Frumos…” (“Sarebbe stato bello…“), che arriva a vendere oltre centomila copie. Anche il regime, dopo averlo promosso al grado di tenente, gli concede un’altro privilegio: quello di stipulare in proprio i contratti pubblicitari e di incassarne esentasse gli introiti. 

Ma sarà nel 1972 che Nastase vivrà la sua vera epoca d’oro. Dopo avere bissato i tornei di Nizza e Monte Carlo, incassa il primo premio anche a Barcellona, Montreal e Forest Hills, e viene battuto a Wimbledon solo in una serratissima finale ai cinque set da Stan Smith. Nel mese di ottobre sfiora l’apoteosi, quando, insieme a Tiriac, trascina la sua Romania alla finale della Coppa Davis, persa 3-2 contro gli Stati Uniti in una Bucarest blindata più che mai per il timore di attentati da parte dei terroristi palestinesi di Settembre Nero.

Londra, Giugno 1972. Ilie Nastase durante il torneo di Wimbledon
Londra, Giugno 1972. Ilie Nastase durante il torneo di Wimbledon

Ed è proprio in quell’anno che i giornalisti cominciano a soprannominarlo NastyIl Cattivo. Infatti, le sue gesta dissacranti e le sue intemperanze verbali, sempre al limite tra la polemica viscerale e la gag, si sprecano davanti al grande pubblico televisivo di mezzo mondo. A lui questo genere di show riesce perfettamente naturale, e senza dubbio fa parte sia della sua indole che del suo modo di caricare e scaricare la tensione. Ma soprattutto, gli spettatori ne apprezzano lo spirito, ridendo di gusto alle sue battute, e come effetto collaterale (voluto), la maggior parte degli avversari si innervosisce e si deconcentra.

Per fare qualche esempio, durante il torneo di Richmond in Virginia decide di entrare in sciopero per un quarto d’ora contro una decisione del giudice di linea. E, quando, a furor di popolo, acconsente a rientrare in campo, sfoderando un sorriso beffardo, il suo avversario, il portoricano Charlie Pasarell, è già gonfio di rabbia: perde la necessaria continuità agonistica e di conseguenza, anche l’incontro. Al Roland Garros, dopo avere, tra le risate generali, richiesto all’arbitro di venire chiamato con l’appellativo di “Mister Nastase”, prende di mira il suo avversario di turno, lo statunitense Cliff Richey, dandogli dell’animale, e supportando l’insulto con la mimica del gorilla. Un’altra volta però, contro l’altro americano Clark Graebner questo giochetto non gli riesce altrettanto bene. E quando si esibisce nella parodia dell’avversario, questo non sta allo scherzo. Scavalca la rete, lo afferra per la collottola,e gli grida tra il raggelante silenzio del pubblico:

Tu non farai a me quello che hai fatto a Richey a Parigi, bastardo! Se non la pianti, ti spacco la testa!

Il provocatorio Ilie comprende che non è il caso di insistere. Passatogli il buonumore, riprende a giocare in modo più compassato, perdendo il match.

A Nizza invece, durante un incontro di doppio misto, non risparmia neppure una fanciulla, la tennista australiana Gail Chanfreau. Prendendo bene la mira, la colpisce due volte provocatoriamente nelle terga, causandole una crisi isterica.

Durante la finale del Masters di Stoccolma del 1975, la vittima sacrificale dei suoi lazzi è l’imperturbabile (almeno fino a quel momento) Arthur Ashe, che, nonostante sia sul punto di vincere, perde il suo caratteristico aplomb, abbandonando il campo infuriato. Sempre contro lo stesso Ashe poi, al torneo delle Hawaii del 1976, facendosi prendere un po’ troppo la mano, lo chiama “Negroni“, creando uno scandalo tra la comunità di colore statunitense. Ma Ashe, che lo conosceva bene, questa volta non serba rancore, e riferisce alla stampa di non avere intravisto alcun segno di razzismo in quella battuta infelice, ma soltanto un eccesso di confidenza nei suoi confronti. E, come prova della sua buona fede, ricorda che solo un personaggio indistintamente provocatorio con tutti come Nastase può arrivare contemporaneamente a chiamare lui “Negroni”, e ad insultare i tennisti sudafricani con l’appellativo di “razzisti“.

Il punto più alto (o più basso, a seconda dei punti di vista) delle sue performance da “cattivo” lo raggiunge al secondo turno degli US Open di Forest Hills del settembre 1976, contro il tedesco occidentale Hans Pohmann, che nel corso del terzo e decisivo set si accascia improvvisamente sul terreno, vittima di crampi. Invocato dall’arbitro, accorre un dottore a prestare soccorso, tra l’evidente irritazione del campione romeno. Il gioco riprende. Ma alla seconda crisi di crampi del tedesco, e al secondo conseguente intervento medico, Ilie mastica ancora più amaro. Nuova ripresa della partita, match point per Nastase, terzo improvviso attacco di crampi per Pohmann, e terza richiesta di soccorso da parte del giudice di sedia. La furia che il nostro cattivissimo eroe era riuscito a trattenere a stento fino a quel punto, straripa ora come uno tsunami. Strepita come un ossesso nei confronti dell’arbitro e dell’avversario, e dopo avere vinto la partita al tie break, rincorre quest’ultimo nello spogliatoio, gridando:

Sei proprio un bastardo. Ti comporti da nazista!

Da più parti viene richiesta per lui la squalifica a vita. Ma, come lui sente la necessità di fare spettacolo, anche lo spettacolo ha sempre più bisogno di un personaggio come lui. E riesce a cavarsela con una multa di mille dollari.

Sono gli anni in cui il giro d’affari nel tennis professionistico compie il suo grande balzo in avanti, e i premi per i tornei, sempre più massicciamente supportati dagli sponsor, moltiplicano il loro valore. L’ormai affermato campione Nastase, insieme ad altri colleghi, come Jimmy Connors, Bjorn Borg, John Newcombe e Guillermo Vilas, diventa una macchina da soldi (il New York Times ha calcolato che nella sua carriera di tennista sia arrivato a guadagnare più di due milioni di dollari di soli premi). Comincia a vincere sempre di meno, ma le sue gag in campo sono ormai diventate oggetti di culto. E nel 1978 appare sugli scaffali delle librerie un altro volume sulla sua vita sportiva, Nasty: Ilie Nastase vs. tennis, scritto dal giornalista britannico Richard Evans.  

Wimbledon, Giugno 1974. Ilie Nastase si esibisce nello show dell'ombrello
Wimbledon, Giugno 1974. Ilie Nastase si esibisce nello show dell'ombrello

Ilie si rende conto che la sua carriera di campione sta per concludersi. E tra la fine degli anni settanta e l’inzio degli ottanta, a trent’anni abbondantemente suonati, le sue partite si trasformano in autentiche esibizioni di cabaret. Nasty, il cattivo, viene retrocesso a Il buffone di Bucarest. Le sue polemiche contro arbitri, spettatori ed avversari perdono la genuinità e la spontaneità di un tempo, e appaiono create ad arte, come fossero diventate un’esigenza della coreografia.

Quando all’inizio del 1984 decide di ritirarsi (provvisoriamente) a vita privata presso la sua villa di New York, insieme alla seconda delle sue tre mogli, l’attrice e modella americana Alexandra King, si cimenta in nuove attività alternative. Dopo avere inciso, senza serie ambizioni e quasi per scherzo, un 45 giri pop in francese dal titolo “Globetrotter lover“, che riscuoterà anche un inaspettato successo nella stessa Francia, si butta a capofitto nella letteratura. Tra il 1986 e il 1987 pubblica due romanzi, Break point e The net, entrambi ambientati tra i campi da tennis, e con velleità esistenzialiste, ma repentinamente annientati dalla critica, e snobbati dai lettori.

Le delusioni letterarie lo riportano al tennis giocato, prima nel ruolo di capitano non giocatore della Romania in Coppa Davis, e poi tra i tornei seniores, insieme ad altre vecchie glorie, come Jimmy Connors e Vitas Gerulaitis, suo compagno di baldorie e, come lui fedelissimo habitué della discoteca glamour newyorkese Studio 54.

E proprio in Romania, da dove la sua storia era cominciata, decide di tornare nel 1996, candidandosi alle elezioni per il sindaco di Bucarest sotto l’ombrello del partito al potere, quello socialdemocratico di Ion Iliescu, il presidente dell’epoca. Per la campagna elettorale spende tantissimo, sia in termini di soldi (lui stesso dichiara di averci investito un milione di dollari), che di energie, e si rende conto sulla propria pelle di come la politica possa essere ancora più spossante di una partita di tennis. Oltre alla già citata soffiata sulla sua mancata licenza media, vengono dati in pasto alla stampa dei dossier velenosi che lo accusano di aver servito per anni la famigerata Securitate, la polizia segreta di Ceausescu.

Ma soprattutto, viene rimproverato di essersi dedicato alla bella vita, tra Parigi, New York e Monte Carlo, mentre il resto della popolazione romena sopravviveva a stento sotto il giogo della dittatura. Gli viene rinfacciato che proprio nei confronti di quest’ultima, diversamente che con gli arbitri di tennis, ha sempre sfoderato la virtù di saper misurare le parole. Viene rispolverata anche la sua fuga verso la Francia con l’ultimo aereo disponibile, mentre scoppiava la rivolta che portava alla fine del comunismo nel dicembre 1989.

Ilie Nastase nel 1976
Ilie Nastase nel 1976

Per Nastase la partita, alla quale si era presentato come favorito, diventa di colpo troppo pesante per le sue forze e la sua esperienza. Al turno di ballottaggio viene trombato dagli elettori, dovendosi accontentare del 43% dei voti. La sua amarezza si taglia col bisturi, e lo stress da politica lo porterà a dichiarare:

Hanno scritto di tutto su di me, anche che sono omosessuale, che non sono neppure romeno perché sono stato molto all’ estero. Ora, passi per omosessuale, ma l’accusa di non essere romeno mi offende davvero.

Ma nonostante chiuda questa parentesi, non demorde dalle sfide più impegnative.  Tra il 1999 e il 2002 viene nominato presidente della ITF, la Federazione Internazionale di Tennis, ed è al vertice di quella romena fino al febbraio 2008, quando si dimette (polemicamente), dopo una serie di accuse di frode apparse sulla stampa locale e dopo la bocciatura del suo grande sogno di aprire un’accademia tennistica. Dirà infuriato:

Visto che nessuno ha bisogno di me, lascerò il paese.

É sempre Nastase.

Fonti 

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Kenneth W. Bentley, “What’s going on”, New University, 10/10/1972.
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Juan Antonio Calvo, “Dos colosos del tenis en Pedralbes”, El Mundo Deportivo, 18/10/1972.
Antonio Sanchez Prieto, “Nastase gano el torneo de maestros de Barcelona”, ABC, 03/12/1972.
Rafael Montero, “Nastase, solo tiene una pasion, el dinero”, El Mundo Deportivo, 30/07/1975.
Clive Gammon, “The Bad Boy Who Went Good”, Sports Illustrated, 15/12/1975.
“Llamo Nastase a Ashe “negro” en la final de Hawaii?”, ABC, 25/05/1976.
Rino Tommasi, “Panatta “sbiadito” perde da Dominguez”, Gazzetta dello Sport, 08/06/1976.
Rino Tommasi, “Nastase il più forte sulla terra battuta”, Gazzetta dello Sport, 12/06/1976.
Frank Deford, “Two Contrasting Volumes Portray Tennis Long Past And Tennis Today”, Sports Illustrated, 10/09/1976.
Mario Ellena, “Io vero uomo, tu Martina”, Repubblica, 04/09/1984.
Robert Sullivan, “A Tennis Tale With Faults”, Sports Illustrated, 09/11/1987.
Luigi Ippolito, “Nastase: “Saro’ racchetta pulita””, Corriere della Sera, 24/02/1996.
Gianni Clerici, “Dal tennis alla politica, torna Nasty il ribelle”, Repubblica, 25/02/1996.
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Luigi Ippolito, “Bucarest: Nastase superfavorito al match elettorale”, Corriere della Sera, 02/06/1996.
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Paolo Garimberti, “L’ultima partita di Ilie il cattivo”, Repubblica, 02/06/1996.
Roberto Perrone e Roberto Lombardi, “Ilie Nastase, l’ultima volée”, Corriere della Sera, 03/06/1996.
Rob Howe, “The Nasty Guy”, People, 03/06/1996.
“De la pista al banco”, El Mundo, 09/06/1996.
Alfredo Amellone, “L’ex tennista contro il sindacalista per la poltrona di sindaco della capitale”, La Stampa, 16/06/1996.
Gianni Clerici, “Diavolo d’un Nastase. Fu sempre troppo generoso”, Repubblica, 08/11/1996.
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Brian Viner, “Nastase embodies an era with a touch of class”, The Independent, 28/06/2003.
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Matteo Garioni, “Nastase, ultimo istrione «Odio il tennis dei robot»”, Corriere della Sera, 16/05/2004.
Manel Serras, “”Nadal me recuerda a Connors cuando llegó al circuito””, El Pais, 07/06/2006.
Frédéric Sugnot, “Nastase : «Chaque joueur est comme une île»”,L’Humanité, 13/03/2008.
Gianni Clerici, “I gesti bianchi nati nella Roma di Mussolini”, Repubblica, 05/05/2008.
Valentin Bala, “Ilie Năstase, un adevărat one man show”, Adevarul, 20/10/2008.
“”Ilie Năstase: “N-am vrut s-o jignesc, să-i spun că sportul românesc e mort””, Academia Catavencu, 20/06/2009.

(Giuseppe Ottomano)

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