Punch Imlach con i due storici proprietari dei Buffalo Sabres: Norty e Seymour Knox.
Punch Imlach con i due storici proprietari dei Buffalo Sabres: Norty e Seymour Knox.

Nel 1974 la competizione tra le leghe di hockey su ghiaccio nordamericane National Hockey League e World Hockey League era così serrata che la prima decise di anticipare il proprio draft per evitare che la seconda potesse ostacolare la firma dei contratti dei giovani scelti. In più, per prevenire fughe di notizie e possibili pressioni della WHL sui giocatori, decise di tenere il draft in gran segreto: ogni scelta doveva essere comunicata alla lega in conferenza telefonica.

Una procedura così poco agile provocò malumori tra le franchigie, con il draft che si protrasse per tre giorni, finendo proprio il giorno dell’inizio di quello della lega rivale, e le informazioni che mano a mano filtravano, spifferate dagli agenti dei giocatori.

Arrivati all’undicesimo giro, con le franchigie che selezionavano quasi alla cieca conscie del fatto che ben pochi dei giocatori che avrebbero preso da lì in poi avrebbero fatto parte della squadra finale, il general manager dei Buffalo Sabres Punch Imlach decise di spezzare la monotonia della situazione:

Dopo Derek Smith, avevamo tutti i giocatori che volevamo prendere. Ma il draft continuava. Aspettando la nostra prossima chiamata senza molto altro da fare dissi, “Divertiamoci un po’.” Gli altri mi guardarono. I giocatori che avremmo scelto da lì in poi non avrebbero fatto parte della nostra squadra – o almeno, così credevamo. “Scegliamo un hockeista giapponese,” dissi.
La stanza in coro: “Di che diavolo stai parlando?”
Uscii dall’ufficio. Incontrai la segretaria di Dave Forman. Le dissi, “Conosci qualche cognome giapponese, cognomi comuni, Smith in giapponese?”
“Conosco un fiorista giapponese,” disse lei. “Lo chiamo”.
Trovò il fiorista al telefono. Era un po’ confuso. Lei mise una mano sul ricevitore e disse, “Dice che Tsujimoto è comune, e Taro come nome è comune anch’esso.”
Mi fece lo spelling e le dissi, “Chiedi come si dice spada
[Sabres in inglese significa sciabola] in giapponese.”
“Katana,” rispose.
“Grazie. È tutto quello che mi serve sapere.” Tornai dentro. Quando venne il nostro turno, dissi al telefono, “Buffalo sceglie dai Tokyo Katanas, Taro Tsujimoto.”
Tutte le persone in conferenza cominciarono a ridere. Qualcuno chiese, “Come si scrive Tsujimoto?”
Feci lo spelling. Beh, nessuno nella lega, diciotto team in ascolto, forse un centinaio di persone, sapeva chi diavolo era Taro Tsujimoto. Neanch’io!
Più tardi parlammo della possibilità di portare in ritiro un ragazzo giapponese. Non la tirammo così lunga. Ma quando cominciammo il ritiro, i giornalisti chiedevano, “Quando potremo intervistare Taro?”
“In qualsiasi giorno da ora,” rispondevo io.
Ovviamente, avere Paul Wieland come direttore delle pubbliche relazioni aiutò una gag come quella a funzionare. Uno come lui potrebbe fare una conferenza stampa su tutto.
Quando finalmente confessammo, diventò una burla comune tra i fan di Buffalo, specialmente quelli che scrivono cartelli. Usavano il nome Taro come in quelle vecchie battute “Confucio dice…”. Ce ne saranno state centinaia. “Taro dice che Dave Schultz è tedesco per Condotta Scorretta,” è uno che ricordo.
((Punch Imlach e Scott Young, Heaven and Hell in the NHL, Formac Publishing Company, 1986.))

La lega dapprima confermò la scelta (nessuno dei partecipanti alla conferenza sapeva se esistesse o meno una lega di hockey giapponese, figurarsi il resto), ma in seguito alla confessione di Imlach dichiarò invalida la chiamata della “stella giapponese”. Per quanto attiene ai Buffalo Sabres, ancora oggi elencano la scelta di Tsujimoto nella loro Media Guide…

Buffalo Sabres Media Guide 2008-09
Buffalo Sabres Media Guide 2008-09

(Christian Tugnoli)