Vitas Gerulaitis
Vitas Gerulaitis

(26/07/1954 Brooklyn, Stati Uniti – 17/09/1994 Long Island, Stati Uniti)

A quarant’anni vorrei avere sei mogli.

Vitas Gerulaitis

Quando Vitas Gerulaitis venne trovato senza vita in un letto all’interno di un lussuoso appartamento di proprietà di un suo amico costruttore ed ex tennista a Southampton nell’isola di Long Island, tanti giornali europei uscirono con la notizia che era stato stroncato da un’overdose di cocaina. Ma dopo l’autopsia i medici legali svelarono una verità più prosaica. La droga non c’entrava nulla con le cause della sua morte. Era stata solo tragica fatalità. Una caldaia difettosa aveva scatenato una fuga di monossido di carbonio, che lo aveva ucciso nel sonno.

Sicuramente l’immagine trasgressiva di protagonista della vita notturna newyorkese, che si era guadagnato nei vent’anni precedenti, aveva tratto in inganno alcuni giornalisti frettolosi. E senza dubbio, a indurli in questo malinteso avevano contribuito anche la sua pubblica ammissione di avere fatto uso di cocaina, nonché un’indagine a suo carico per detenzione e spaccio di stupefacenti all’inizio degli anni ottanta, poi conclusasi con il proscioglimento da ogni accusa.

Per chi non lo conoscesse, Vitas Gerulaitis, al secolo Vytautas Kevin Gerulaitis, era nato a Brooklyn nel 1954, figlio d’arte di due ex tennisti immigrati dalla Lituania, Aldona e Vitas senior. Quest’ultimo era stato campione lituano di tennis dal 1937 al 1940, quando la sua carriera venne interrotta dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel 1944, insieme a decine di migliaia di altri connazionali, fuggì dal proprio paese occupato dall’Armata Rossa, per riparare in un campo profughi ad Augusta nel sud della Germania. Nei cinque anni trascorsi laggiù, partecipò anche ai campionati nazionali di doppio misto insieme alla moglie Aldona, con la quale emigrò negli Stati Uniti nel 1949.

New York, Agosto 1975. Un'immagine di Vitas Gerulaitis. © Bettmann/CORBIS
New York, Agosto 1975. Un'immagine di Vitas Gerulaitis. © Bettmann/CORBIS

Nato quindi con la racchetta in mano, il giovane Vitas junior non tardò a mettersi in luce. Nel 1972, fresco di diploma, nonché matricola alla Columbia University, che abbandonerà però in capo a pochi mesi, era già al primo posto nella classifica juniores statunitense. Due anni dopo, con il passaggio al tennis professionistico, arrivarono, oltre alle prime affermazioni, tra cui quella nel doppio con Sandy Mayer a Wimbledon nel 1975, le prime ondate di premi in forma di dollari. Solo nella prima metà del 1977, ed esclusivamente con l’introito di queste vittorie, si trovò cinquecentomila dollari sul conto in banca, che fu rapidissimo a svuotare, tanti erano l’ebbrezza e il desiderio di spendere.

Presto consumò tutto, fino all’ultimo centesimo. Le riviste d’intrattenimento dell’epoca si sbizzarrirono a calcolargli la lista delle uscite. Per la propria famiglia acquistò una villa sul mare con annessi campo da tennis, piscina e sauna, mentre per sé stesso arredò la camera da letto con pareti di specchi dal gusto dannunziano.

Nutriva una passione smisurata per le auto di lusso, e si concesse due Rolls Royce, una Mercedes una Porsche e una Cadillac, prima di volare fino a Maranello per portarsi nel garage anche una Ferrari fiammante di fabbrica. Reduce da estenuanti tournée di shopping a Parigi e a Rio de Janeiro, stipò completamente il proprio guardaroba con costosissimi abiti griffati che sfoggiava per le serate nella sua discoteca preferita, lo Studio 54 di New York. Diventato in breve tempo un frequentatore abituale di questo locale esclusivo, poté fare conoscenza con gran parte del jet set newyorkese dell’epoca, tra cui Liza Minnelli, Mick Jagger, Truman Capote e l’artista pop Andy Warhol, che nel 1979 lo fece posare per un ritratto poi diventato un’opera cult.

Allo Studio 54 giungeva regolarmente a bordo di una delle sue Rolls Royce, preferibilmente quella bianca convertibile, e quasi sempre accompagnato da ragazze appariscenti. Ed essendo estroverso di natura, si trovava perfettamente a proprio agio tra i flash dei fotografi e le domande imbarazzanti dei reporter delle riviste scandalistiche che lo attendevano all’ingresso.

New York, 22 Novembre 1977. Vitas Gerulaitis e la tennista Billie Jean King allo Studio 54.  © Bettmann/CORBIS
New York, 22 Novembre 1977. Vitas Gerulaitis e la tennista Billie Jean King allo Studio 54. © Bettmann/CORBIS

Atletico, ricco, brillante e sempre alla moda, era stato soprannominato dai giornalisti The Lithuanian lyon per la sua folta chioma bionda, e lo si poteva definire, senza pericolo di sbagliare, un esempio di uomo di successo. Non particolarmente raffinato nei modi, era invece di palato finissimo nella scelta delle compagnie femminili. Non si legava sentimentalmente con facilità, e rimase fino all’ultimo uno scapolo d’oro. A questo proposito fu molto eloquente una sua battuta durante una doppia intervista, pubblicata dalla rivista People nell’agosto 1986, a lui e all’attrice e modella Janet Jones, sua fidanzata in quel periodo. Alle argomentazioni di lei circa il valore della famiglia, di gran lunga superiore a quello della carriera, e al suo annuncio di volere arrivare a quarant’anni con quattro figli, Gerulaitis replicò con una freddura che non poteva essere meno beffarda: “Io a quarant’anni vorrei avere sei mogli.”

Ma le passioni per il bel mondo e per la dolce vita lo spinsero ad eccedere, e nel 1977 ammise in un’intervista di fare uso di cocaina. Anche il suo amico e collega tennista Ilie Nastase ne diede conferma nella propria autobiografia “Mr. Nastase: The Autobiography”, scritta insieme alla giornalista statunitense Debbie Beckerman, e pubblicata nel 2004. A suo dire Vitas Gerulaitis, che sembrava non dormisse e non mangiasse mai, era solito assumere questa droga dopo le lunghe notti allo Studio 54, e raccontò un aneddoto sulla sua dipendenza.

Nel luglio 1980 in Romania, durante la festa di nozze tra Bjorn Borg e la tennista Mariana Simionescu, alla quale partecipò come invitato, non volle rinunciare alle proprie abitudini. Con malcelato orgoglio, confessò di essere arrivato all’aeroporto di Bucarest con alcune dosi di cocaina abilmente nascosta per superare i controlli alla frontiera. Ma appena Nastase, che essendo romeno di nascita ne conosceva bene le norme penali, gli fece presente che in quel modo stava rischiando una lunga condanna nelle carceri locali, diventò improvvisamente paonazzo. E almeno per la durata di quel soggiorno si votò all’astinenza, gettando tutta la droga nel primo cestino senza farselo ripetere un’altra volta.

Se in Romania riuscì a scamparla a buon mercato, in patria rischiò molto più grosso. Nell’agosto 1982 il suo nome comparve all’interno di un’importante inchiesta per traffico, neanche a dirlo, di cocaina, coordinata da Rudolph Giuliani, allora vice procuratore generale degli Stati Uniti. Secondo il rapporto di alcuni agenti infiltrati della narcotici e incaricati di tenerlo sotto controllo, nel corso di un’intercettazione telefonica uno spacciatore di sua conoscenza lo aveva indicato come possibile acquirente di una partita di stupefacenti del valore di circa ventimila dollari. Anche se qualche mese dopo il caso venne archiviato dalla procura per insufficienza di prove, i sospetti non vennero mai fugati del tutto, e la sua immagine pubblica ne risultò comunque in parte compromessa.

1982. Vitas Gerulaitis al Roland Garros di Parigi. © Jean-Yves Ruszniewski/TempSport/Corbis
1982. Vitas Gerulaitis al Roland Garros di Parigi. © Jean-Yves Ruszniewski/TempSport/Corbis

Da quel momento Vitas Gerulaitis non riuscì più a essere competitivo sui campi da tennis, anche se non aveva ancora compiuto trent’anni. Il suo periodo d’oro della fine degli anni ’70 era ormai definitivamente alle spalle. E i tempi in cui, come un edonistico guerriero senza sonno, dopo avere trascorso le notti in piedi girando tra i night club del bel mondo, riusciva a scendere in campo con la stessa freschezza di chi aveva dormito come un bambino, facevano già parte del passato prossimo.

Certamente restava impresso a tutti gli appassionati di tennis il ricordo di importanti vittorie, come quelle del 1977 agli Open di Australia a Melbourne, suo unico titolo nel Grande Slam, e agli Internazionali d’Italia al Foro Italico di Roma, dove si impose agevolmente sul nostro Tonino Zugarelli, a seguito di una notte brava passata in discoteca. Quest’ultimo successo venne bissato poi due anni dopo.

Memorabili erano state anche alcune sconfitte, prima fra tutte la semifinale di Wimbledon del 1977, quando dovette soccombere a Bjorn Borg per 8-6 al quinto set, dopo tre ore di autentica battaglia agonistica. Parlando con nostalgia dell’atmosfera vibrante di quell’incontro, in un’intervista riportata dal New York Magazine, e realizzata una settiamana prima della sua morte, affermò:

Posso soltanto ricordare che quella volta gli spettatori inglesi non lasciarono il loro posto neanche per andare a bersi una tazza di tè.

Senza dubbio gli rimase il rimpianto di avere mancato il successo ad uno dei tre tornei più prestigiosi: Wimbledon, gli US Open e il Roland Garros di Parigi. E per questo fatto, neppure il grande campione degli anni ’60 e ’70 Arthur Ashe, riuscì a fornire una spiegazione tecnica. Infatti, sottolineò che “è difficile trovare un combattente tanto implacabile, e con le capacità tecniche ed atletiche di coprire il campo senza sentire la fatica, quanto Vitas Gerulaitis”.

Ma l’istrionico Gerulaitis non era certo il tipo da ritirarsi a vita privata a trent’anni. E anche se dal 1985 si ritirò dal circuito professionistico ATP, continuò a impegnarsi, dietro lauti compensi, a girare il mondo in esibizioni a metà strada tra il tennis e il cabaret, in compagnia di altre vecchie glorie, tra cui lo stesso Ilie Nastase e Jimmy Connors. La sua naturale vena clownesca era apparsa al grande pubblico già poco dopo l’esordio come professionista, tanto che  nell’aprile del 1976 il New York Times riportò la breve cronaca di un suo esilarante show durante un incontro di doppio valevole per il World Team Tennis.

1983. Da sinistra: John McEnroe, Steven Tyler e Vitas Gerulaitis © Corbis
1983. Da sinistra: John McEnroe, Steven Tyler degli Aerosmith e Vitas Gerulaitis © Corbis

Nel tempo libero da questa nuova attività poté tornare a dedicarsi a una sua vecchia passione, la musica, che già aveva praticato da ragazzo, quando formò una rock band artigianale con alcuni amici. Nulla di particolarmente serio anche in questo caso. Le sue performance musicali si limitavano a brevi apparizioni sul palco sempre al fianco di altri tennisti di fama internazionale. Pur continuando a intervallare questi impegni alla consueta frenetica vita mondana, dopo il 1990 sembrò avere trovato una propria solida dimensione nel nuovo lavoro di commentatore sportivo per il network televisivo statunitense CBS. Durante le trasmissioni riuscì a esternare allegria e senso dell’umorismo con quella spontaneità e quella naturalezza che lo avevano sempre contraddistinto. Il successo di pubblico fu immediato, e nonostante fosse arrivato ai quarant’anni senza avere ancora le sei mogli che, scherzando, diceva di desiderare, non sembrava mostrare grandi rimpianti. Gli amici con cui si era incontrato poche ore prima della morte, durante una festa, questa volta a scopo benefico, lo avevano trovato di ottimo umore. E il maggiordomo che aveva rinvenuto il suo corpo senza vita disteso sul letto, affermò che il suo viso aveva conservato un’espressione dignitosa ed elegante.

Fonti

Charles Friedman, “Gerulaitis, 16, Seeks Men Net Title”, The New York Times, 20/06/1971.
Neil Amdur, “Nets Crush Apples as Gerulaitis Loses”, The New York Times, 26/04/1976.
“Smiling Gerulaitis Looks Past Loss”, The New York Times, 01/07/1977.
Barry McDermott, “It’s Veni, Vidi, Vici For Vitas”, Sports Illustrated, 15/08/1977.
Charles Friedman, “Tennis Reflects Life, Gerulaitis Sr. Finds”, The New York Times, 06/05/1979.
Jane Gross, “A Family Loves Match at U.S. Open”, The New York Times, 10/09/1979.
“U.S. Reviewing Gerulaitis Case”, The New York Times, 09/02/1983.
Arnold H. Lubash, “A Grand Jury votes not to indict Gerulaitis on cocaine-plot charges”, The New York Times, 23/03/1983.
Arthur Ashe, “A Cast of Champions”, New York Magazine, 23/04/1984.
Kristin McMurran, “Leapin’ Lovers! Vitas Gerulaitis Gives Up His Singles Game for a Match with Actress Janet Jones”, People, 25/08/1986.
Alessandra Farkas e Roberto Lombardi, “E’ finita la vita spericolata di Gerulaitis”, Corriere della Sera, 20/09/1994.
Robert MCG. Thomas Jr., “Vitas Gerulaitis, 40, Former Tennis Star, Dies”, The New York Times, 20/09/1994.
“Muerte súbita”, El Mundo Deportivo, 20/09/1994.
“Intoxicatión”, El Mundo Deportivo, 21/09/1994.
“Chiarito il giallo: stufa a gas ha ucciso Gerulaitis”, La Stampa, 21/09/1994.
John Jeansonne, “Gerulaitis Packed Lot Of Living Into 40 Years – High-Profile Life Was Tennis Star’s Trademark”, The Seattle Times, 02/10/1994.
Susan Reed, “Sudden Death”, People, 03/10/1994.
“Vitas Gerulaitis: I Have the Greatest Life”, New York Magazine, 03/10/1994.
Ilie Nastase e Debbie Beckerman, Mr. Nastase: The Autobiography, HarperCollins, 2004.

(Giuseppe Ottomano)