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Dal punto di vista metafisico, la nascita e la morte sono fatti esclusivamente individuali, e tra l’uno e l’altro si estende un periodo di tempo indeterminato chiamato “vita” e nel quale, come disse Erich Fromm: “Un essere umano si sente sempre spinto a trascendere la propria individualità”. E, per trascendere la propria identità, esistono due meccanismi essenziali: il primo è l’amore, il secondo è la capacità di creare. Evidentemente, per potersi elevare al di sopra di questa immagine creativa ci vuole qualcosa o qualcuno su cui proiettarsi. Nel primo caso, l’amore, di solito scegliamo delle persone, mentre nel secondo, la creatività, scegliamo degli oggetti, delle cose o delle discipline umane. La creatività è una caratteristica peculiare della condizione umana e solo la logica automatizzazione imposta dalla società è in grado di limitare questa nostra qualità.

Questa automatizzazione è la “vita sociale”, piena di consuetudini atte a garantirne l’efficienza per evitare il disordine. Ma alcuni individui sono capaci di estendere il progressivo apprendimento della logica e lo sviluppo dell’efficienza della nostra specie nella proiezione di quella capacità creativa che tendiamo a dimenticare, e che paradossalmente si trasforma in qualcosa di unico.

In tutte le discipline umane ed attraverso la storia ci si è imbattuti in questo tipo di personaggi, e nel caso del calcio più primitivo, detto kick and rush dagli inglesi, sono nati dei geni, disposti a sfidare la logica mediante l’improvvisazione e l’inventiva, con azioni grazie alle quali sono passati alla storia.

Tra le tante azioni, che hanno portato questo sport a diventare uno spettacolo unico al mondo, spicca la rovesciata, chiamata chilena o tijera in Spagna, Fallrückzieher in Germania, ponta pié da bicicleta in Portogallo, overhead kick in Inghilterra, ciseaux retorune in Francia… originata da un particolare movimento conosciuto anche con il nome di Chalaca.

Se vogliamo ricercare le sue radici più profonde dobbiamo tornare indietro nel tempo fino al XIX secolo, quando alcuni navigatori europei (inglesi, irlandesi, gallesi e scozzesi) giunti al porto di Callao in Perù, presero l’abitudine di occupare il tempo libero organizzando partite di calcio nelle quali, in caso di mancato raggiungimento del numero minimo di giocatori, venivano reclutati anche dei nativi del luogo, conosciuti come chalacos. La leggenda racconta che durante una di queste partite, proprio uno di questi chalacos, improvvisatosi calciatore, si spinse oltre ogni idea di virtuosismo e proiettò il concetto di creatività sul pallone, eseguendo alla perfezione una spettacolare piroetta che culminò in un gol. Alla vista di una giocata tanto esemplare, i marinai europei la battezzarono con il nome di Tiro de Chalaca, contratta poi nel più immediato Chalaca.

Fu così che nacque questa meravigliosa giocata. E nella figura di Ramón Unzaga Asla trovò il miglior esecutore, il detentore del relativo “copyright” ed il realizzatore di quella giocata ancora presente ai giorni nostri.

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Ma chi era questo Unzaga? Era un basco, bilbaino quasi purosangue, nato nel 1894 che, ancora ragazzino, dovette emigrare nel sud del Cile, più precisamente nella regione di Bío-Bío, con suo padre per unirsi al resto della famiglia. Laggiù il giovane Unzaga, dopo avere terminato la scuola elementare, cominciò a lavorare all’Ufficio Contabilità della Miniera Schwager, grande produttrice di carbone che da sola poteva soddisfare la quasi totalità del fabbisogno di energia dell’intero Paese.

La sua esistenza da contabile sarebbe trascorsa inosservata se non fosse stato per una circostanza fatale: Ramón sentiva una passione profonda per il calcio e fu proprio in questa attività che passò alla storia.

Per rintracciare le sue prime gesta calcistiche, dobbiamo andare indietro nel tempo fino agli anni ’10 del secolo scorso, per la precisione al 1912, quando venne scoperto da una delegazione sportiva di Talcahuano (la squadra del porto militare più importante del Cile) che a 18 anni lo inserì nella locale Escuela Chorera. Il talento di Unzaga spiccò a tal punto che, dopo avere acquisito la cittadinanza cilena, emerse come la rivelazione della nazionale di calcio e divenne un vero e proprio simbolo vivente della squadra. Inoltre, questa selezione, detta anche Estrella del Mar de Talcahuano (la Stella del Mare di Talcahuano) e guidata dall’allenatore uruguayano Juan Bertone, assurse ai vertici del calcio mondiale dell’epoca. Un’epoca dominata in Cile dai dilettanti, ma soprattutto un’epoca di cosiddetto calcio chorero, in cui in uno stadio chiamato El Morro de Talahauano, un calciatore cominciò ad esibirsi in una giocata spettacolare. Questo calciatore era Ramón Unzaga che secondo alcuni racconti dell’epoca oltre al talento possedeva un fisico scultoreo, frutto della sua contestuale passione per l’atletica in generale. Infatti Unzaga era, oltre che un atleta specializzato nei 100 metri piani, nei 110 ostacoli e nel salto con l’asta, anche un provetto nuotatore su diverse distanze e in diversi stili, nonché un ottimo pallanotista e tuffatore dal trampolino.

Le sue giocate strappavano al morigerato pubblico dell’epoca espressioni piene di ammirazione del tipo: “Che classe!”, “Che opera d’arte!”, “Che spettacolo!”. Al termine di un’azione spettacolare in cui Unzaga effettuò un tiro al volo rovesciato sopra la sua testa fino a formare un perfetto angolo verticale di 90 gradi, tutti gli spettatori presenti restarono a bocca spalancata. Questa azione, così limpida e atleticamente plastica, venne soprannominata in un primo momento come la chorera, per l’origine talcahuana del campione basco-cileno. Ma, siccome il calcio chorero del sud del paese si identificava sostanzialmente con la stessa nazionale cilena, alla fine venne ribattezzata proprio con questo nome: la Chilena.

Come detto precedentemente, Unzaga fu una delle prime stelle della formazione cilena che andò in trasferta al torneo Sudamericano del 1916 disputato a Buenos Aires, ma entrò di diritto nella storia durante lo stesso torneo nel 1920 disputato questa volta in casa, alle terme del Valparaíso Sporting Club di Viña del Mar. Proprio nel corso di questo Sudamericano nacque il mito de “la Roja”, “la rossa”, dal colore della maglia che il Cile adottò ufficialmente per la prima volta. Un torneo in cui spiccò tra l’altro la massiccia presenza in nazionale di giocatori provenienti da due squadre del sud del paese, Talcahuano e Concepción, passati così dal calcio strettamente locale a quello più ammirato e rispettato del Paese.

I vari Elgueta, France, Horacio e Bartolo Muñoz, Víctor Toro, Unzaga, Sánchez, Varas, Sáez, Bustos e Domínguez costituirono la spina dorsale di questo calcio leggendario. Un calcio, che in quel Sudamericano passò alla storia grazie all’apporto geniale di Unzaga. E, nonostante il Cile non riuscì a conseguire la vittoria per avere perso la finale contro l’Uruguay, Viña del Mar fu testimone di come Ramón Unzaga metteva in opera la sua spettacolare rovesciata, entrando nell’antologia del calcio. Il suo movimento colpì soprattutto i giornalisti argentini, che furono i primi a ribattezzarla come “la cilena”.

Ma, analizzando meglio i fatti, si rivelò come una creazione geniale su di un oggetto chiamato pallone, un oggetto che a partire da quel momento si espanse a macchia d’olio per tutto il pianeta e che trovò nel calciatore cileno di Colo Colo, David Arellano, e nel brasiliano Leônidas, detto “il Diamante Nero”, i suoi principali ambasciatori, e nel caso del brasiliano anche un magnifico realizzatore.

Unzaga era un calciatore che lanciò il guanto di sfida alla logica e alla forza di gravità e che ricevette diverse proposte per andare a giocare all’estero, ma restò sempre fedele ai colori della sua prima squadra. Una formazione divenuta presto popolarissima a Talcahuano, una cittadina a 531 chilometri da Santiago del Cile, dove è stata eretta una statua in suo onore, e dove il Morro de Talcahuano, uno dei complessi sportivi più antichi del Paese e dell’intera America Latina, fu testimone del genio creativo di Ramón Unzaga Asla, basco del Cile.

Fonti

Palmira Oyanguren, “La “chilena” es cosa de vascos”, Euskonews & Media.
Pablo Ivan, Historia del Fútbol: La Bicicleta (¿Es chilena o chalaca?), Canal Trans.

Mariano Jesús Camacho

4 COMMENTS

  1. Don Pablo Ivan: Nunca había podido entrar a su pagina. Yo soy el único autor de la biografía e historia de Ramón Unzaga Asla, algunas personan me han copiado parte de ella. Lo invito a leer mi blog completo y tendrá toda la información real de la chilena y de la referida chalaca, la cual es sinónima de la chilena a la igual de los otros nombres de como la llaman en otros lugares del orbe. Atentamente. Eduardo Bustos Alister.

  2. Hola Eduardo, colaboro de forma esporádica en la web y realicé este texto apoyando la versión que defiendes sobre Unzaga utilizando información de las fuentes citadas. No conocía tu magnífico trabajo, que por cierto estoy leyendo con gran interés.
    Por cierto tengo pensado hacer un pequeño post en mi Blog sobre la figura de Hugo Sánchez -no vi a mejor ejecutor de la citada acción- que iniciaré citando a Ramón Unzaga y enlazaré con tu Blog y el gran trabajo que has hecho y que recomiendo a todos.

    Si quieres comentarme algo te pasas por allí.
    Felicidades y un abrazo.

  3. […] improvisación y sobretodo mucha inventiva. Inventiva surgida de la creatividad de un vasco llamado Ramón Unzaga Asla que se formó como futbolista y desarrolló su carrera deportiva en Chile, en la Escuela Chorera y […]

  4. La chilena acaba de cumplir cien años, noticia fue destacada en varios países de europa. La primera Chilena UNZAGA la inventó el viernes 16 Enero de 1914 y ha sentado jurisprudencia en todos los continentes con el nombre de Chilena, en conformidad a crónicas publicadas, recientemente, en varios idiomas a raíz de su centenario. Saludos a Mariano Jesús Camacho. Eduardo.

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