Rafael Moreno Aranzadi
Rafael Moreno Aranzadi

(23/05/1892 Bilbao, Spagna – 1/05/1922 Bilbao, Spagna)

Si dice che tra il bianco e il nero risieda tutta una gamma di grigi. Senza dubbio l’impatto visivo prodotto dalla combinazione di entrambi i colori affiancati è impareggiabile. Situati ai lati opposti della scala cromatica, assieme si trasformano nel miglior disegnatore di forme, con un perfetto gioco di luci ed ombre che spoglia e ritrae qualunque personaggio. Tramite questi colori viene trasmessa una grande forza vitale a queste vecchie foto. La patina del tempo e il tono giallastro della carta centenaria sulla quale furono impresse non hanno potuto cancellare neanche una briciola della loro bellezza e della loro storia. Come questa foto sotto i miei occhi in questo momento, poggiata sul mio tavolo moderno, e così stridente con lo stile dell’epoca in cui mi sento trasportare. Attimi del fútbol di un tempo: è un’istantanea in cui un uomo sorridente, dal naso aquilino e dall’aspetto sgraziato, posa per la nostra memoria. Un personaggio vestito con una strana divisa: maglietta a righe, pantaloncini larghi fino alle ginocchia, stivaletti apparentemente grezzi a coprire le caviglie, e mani sui fianchi. La classica stampa di un calciatore degli anni dieci e venti del secolo scorso. Salta all’occhio il panno bianco, annodato sul capo, che mi cala in uno scenario di quei tempi. Uno scenario i cui protagonisti scendono in campo con l’idea di vincere una battaglia contro la natura e contro quella pietra rotonda, dalla quale quel panno bianco forniva un’illusoria protezione. L’aspetto del panno, così autentico, mi trasporta a sua volta a un momento, pochi istanti prima della partita, in cui il personaggio della foto stringe i lacci dei suoi stivaletti. Annoda il panno attorno alla testa, quella testa in cui alberga un solo pensiero: il gol.

Il personaggio nella foto è Rafael Moreno Aranzadi, un calciatore nato nel 1892 a Bilbao, così vicino a quel fiume dove, a bordo di qualche traghetto della linea Mc&Andrew attraccato nei porti del Nervión, dal Campo degli Inglesi il calcio venne introdotto nel nord della Spagna. E così in quei campi verdi e lussureggianti vennero seminati i primi “dreeblings” tra i marinai inglesi e i giovani delle famiglie bilbaine, che di solito mandavano i loro figli a studiare nei collegi cattolici della Scozia e dell’Irlanda.

Da tali radici spuntò questo storico giocatore che coltivò la propria carriera nel Collegio degli Scolopi e nelle formazioni minori dell’Athlétic. E proprio nelle categorie giovanili venne battezzato dai suoi compagni con il soprannome di Pichichi ((La grafia in basco è Pitxitxi, n.d.CT)) per il semplice motivo che era il più piccolo di tutti.

pichichi2

Un calciatore nato per il gol avrebbe dovuto essere alto, come voleva la moda dell’epoca. E nella concezione del calcio di un tempo il marcatore, lo specialista di questo ruolo, sebbene chiunque avrebbe potuto farlo, era il centravanti, in quanto era meglio posizionato all’interno dell’area avversaria, era il più vicino al portiere ed era quello meglio servito dagli altri attaccanti. Quindi normalmente si affidava questo ruolo, in un’epoca in cui la carica al portiere era lecita, ai più potenti e ai più robusti. Questo non era il caso di Pichichi: nonostante fosse pieno di forza, valore e coraggio, Rafael Moreno era tutt’altro tipo di calciatore, capace di giocare contemporaneamente nei ruolo di interno, mezza punta e centravanti di sfondamento. Non si era mai visto un calciatore così completo in un’epoca in cui dominava la forza fisica. Secondo le cronache dei tempi, oltre al suo indiscutibile impegno, sfoggiava un gioco elegantissimo, una finta micidiale, un agonismo indiavolato e una visione di gioco incredibilmente lucida per quei tempi.

Pichichi era stato il capocannoniere dell’Athlétic per molti anni, tanto che veniva chiamato El rey del shoot, in un’epoca in cui gli anglicismi come shoot, football e offside erano abitualmente diffusi. E attorno a quest’uomo e calciatore sorsero numerose e graziose leggende, come quella immortalata in un quadro di Aurelio Arteta, che si può ammirare ancora adesso nello Stadio San Mamés. In questo stesso dipinto si può osservare un giocatore dell’Athlétic mentre corteggia una donna appoggiato alle recinzioni, ai bordi del terreno di gioco. Quel giocatore è Pichichi e la donna, che alla fine sarebbe diventata sua moglie, secondo quanto racconta la leggenda, Rafael Moreno Aranzadi era solito corteggiarla nell’intervallo delle partite.

Il quadro di Aurelio Arteta "Idilio en los Campos de Sport" raffigura Rafael Moreno che dialoga con la futura sposa Avelina Rodríguez Miguel.
Il quadro di Aurelio Arteta "Idilio en los Campos de Sport" raffigura Rafael Moreno che dialoga con la futura sposa Avelina Rodríguez Miguel.

Dal suo ingresso in prima squadra nel 1911, all’età di vent’anni, non fece altro che segnare gol su gol. Pichichi diventò il primo calciatore a segnare una rete allo storico stadio di San Mamés nel 1913, in un incontro in cui l’Athlétic affrontò il Racing di Irún, vincendo con un sonoro cappotto. Con l’Athlétic conquistò tre Coppe del Re consecutive nel 1914, ’15 e ’16, facendo parte in quegli anni dell’attacco del club bilbaino assieme, tra gli altri, a Echevarría, Zuazo, Apón, Iceta, Balauste, Acedo e Zubizarreta. Nel 1921 l’Athlétic arrivò a conquistare la Coppa dopo avere vinto in finale 4-1 contro l’Atlético Madrid. L’attacco di quella squadra campione era composto da Villabaso, Pichichi, Allende, Lacha e Acedo.

Pichichi fu anche uno dei componenti della selezione spagnola che partecipò alla VII Olimpiade del 1920 ad Anversa. Una squadra formata in maggioranza da baschi e che, con uno stile diametralmente opposto a quello attuale, rese indimenticabile la Furia española. La loro stessa veemenza si adattava perfettamente allo stile calcistico dell’epoca (era un gioco molto duro, virile, e fatto di contrasti in cui vigeva la legge del più forte), che però, fortunatamente e con tutto il rispetto dovuto, diventò storia.

Era un calcio ispirato al football di stampo britannico, con il corridoio al centro del campo, e quel grido, “¡¡Hip Hip, Hip!! ¡¡HURRA!!”, che gli spagnoli trasformarono in “¡¡¡Be-laus-te-gui-goi-tia-Pagaza-ur-tun-dua!!! ¡¡¡Aupa!!!” (i due cognomi più lunghi della formazione spagnola) una sera ad Anversa, prima dell’incontro con la solida formazione danese, quando un tale Ricardo Zamora cominciò a conquistarsi la fama eterna di grande portiere.

pichichi3

Queste sere di calcio kick and rush a tutto campo e questi giocatori che, agli ordini dell’allenatore Paco Brú, arrivavano a fine partita piegati, esausti e distrutti, fecero conquistare la medaglia d’argento alla squadra spagnola grazie ai gol di Pichichi e Sesúmaga.

Questo fu Rafael Moreno Aranzadi, un fuoriclasse che se ne andò presto, talmente presto da ritirarsi nel 1921. Solo un anno dopo il tifo spense la sua forza vitale per farlo assurgere prematuramente a leggenda del calcio spagnolo. Aveva appena 29 anni e la sua scomparsa fece precipitare nel dolore tutto il mondo calcistico dei Paesi Baschi. Il suo pubblico lo ricordò in una partita dedicata alla sua memoria, in cui si affrontarono l’Athlétic e l’Arenas. E il suo busto a San Mamés, eretto l’8 dicembre 1926, ricorda da allora la figura di Pichichi, El rey del shoot, il campione che venne scelto dal quotidiano sportivo Marca per dare nome a uno dei premi individuali più blasonati del calcio spagnolo. Il premio che incorona il capocannoniere della Liga, il Trofeo Pichichi, inaugurato nella stagione 1928/29 con i 14 gol di Bienzobas (Real Sociedad), il primo vincitore.

Fonti

Gilera (Enrique Gil de la Vega) e Acisclo Karag, Historia de la Selección Española: De la “Furia” Ofensiva de Amberes (1920) a la “Furia” Defensiva de Belgrado (1977), Aldecoa Ediciones, 1978.
Historia de los clubes de Primera División, Grupo Zeta, 1995.
La banda izquierda.

Mariano Jesús Camacho

(Traduzione di Giuseppe Ottomano e Damiano “Billie” Benzoni)

3 COMMENTS

Comments are closed.