David Purley
(26/01/1945 Bognor Regis, Inghilterra – 2/07/1985 Bognor Regis, Inghilterra)

Le sue nove vite si erano esaurite. David aveva decisamente usato tutta la sua fortuna.

(James Hunt)

David Purley non sarà mai ricordato come uno dei migliori piloti della sua generazione. No. Altri probabilmente meritano questo titolo. Ma tutti quelli che hanno avuto a che fare con lui, lo ricorderanno come una persona sincera, leale, e soprattutto coraggiosa. Coraggiosa, perché parlare di lui significherà inevitabilmente ricordare Zandvoort 1973, Roger Williamson imprigionato nella macchina in fiamme, oltre a un unico uomo che sembra voler reagire a un inferno in diretta tv. E, guardando quel video, può venire la tentazione di infilarsi nello schermo per dare una mano.

David è un rampollo di una famiglia benestante di Bognor Regis, una località balneare sulle coste meridionali dell’Inghilterra a pochi passi da Brighton. Il padre Charles è proprietario di una ditta di frigoriferi, la Lec Refrigeration Ltd, ma al giovane Purley gli affari e il lavoro in ufficio proprio non interessano; lui sente un fuoco dentro. Un fuoco che lo porta a innamorarsi del volo aereo, e successivamente ad arruolarsi nell’esercito britannico in un corpo d’elite di paracadutisti.

Dopo sei anni, nel 1967, abbandona l’esercito e la carriera militare, e il suo spirito d’intraprendenza sempre oltre ogni limite, trova, su consiglio dell’amico e pilota Derek Bell, uno sbocco quasi naturale nel mondo delle corse automobilistiche. All’inizio nessuno affida molto credito a quel giovanotto viziato e anche un po’ arrogante, capace solo di terrorizzare avversari e demolire macchine nelle corse dei club inglesi; finché non arriva il passaggio alle ruote scoperte. Nel 1970 si iscrive al Gran Prix des Frontieres di Formula 3 sul circuito di Chimay.

Pianta del tracciato di Chimay - Belgio
Pianta del tracciato di Chimay - Belgio

All’epoca la pista di Chimay era un saliscendi di quasi sette chilometri al confine tra Belgio e Francia, un serpente arrotolato d’asfalto tutto velocità, coraggio e precisione di guida, con una varietà di curve e rettilinei da non far rimpiangere troppo i due mostri sacri di ogni tempo: Spa e Nurburgring. Un circuito in cui chi guidava era consapevole che il primo minimo errore avrebbe potuto essere anche l’ultimo.

David Purley vi si trova subito a suo agio, come se quella sequenza di curve fosse stata disegnata nella sua mente fin dalla nascita. Ha i suoi stratagemmi per affrontare la paura che cresce quando si devono affrontare certe discese senza alzare il piede. Stratagemmi che gli derivano dall’esperienza con i paracadutisti:

La cosa migliore è urlare sino a sfondarti i polmoni. E via… quando corro su quella pista, mi capita di urlare spesso nel casco.

Purley vince la corsa di Chimay per tre anni consecutivi, contro avversari di tutto rispetto: nel 1970, 1971 e 1972. Su quella pista nel 1970 con una Brabham BT28 arriva davanti a James Hunt, e negli anni successivi a campioni come Dave Walker, Tony Brise e Tom Pryce.

Quelle vittorie sono il passaporto che gli valgono la considerazione di parecchi addetti ai lavori: perchè da quelle parti e con certi avversari, senza talento e tanto, tanto coraggio, nessuno avrebbe concluso nemmeno un giro.

David Purley sul podio del Gp De Frontieres a Chimay nel 1970
David Purley sul podio del Gp De Frontieres a Chimay nel 1970

Come pilota si rivela completamente fuori da tutti gli schemi, sopra le righe in ogni situazione, sempre. Quando bisogna salvare dalle fiamme un amico imprigionato sotto la macchina ribaltata; o quando capita di ritrovarsi con il pomello del cambio in mano dopo pochi giri a causa della grinta eccessiva; oppure quando in pista non riconosce Niki Lauda su Ferrari dietro di lui:

C’era un tizio che voleva passare con una macchina rossa.

Odia i test, le sessioni di collaudo interminabili, cioé quella che in fondo è la quotidianità di un pilota. Per lui la guida di un bolide deve fondersi con l’adrenalina della corsa, un duello ruota contro ruota, e avversari da inseguire o distaccare. Le corse in fondo per lui sono poco più di un hobby. Non ne fa mai mistero con nessuno. E, come per tutti gli hobby, cerca di assaporarne solo i frutti migliori.

David Purley è fatto così, verrebbe da dire: un animale senza padrone, un maverick. Così viene definito da più di un giornalista.

Dopo le esperienze, i duelli, e anche qualche vittoria nei campionati inglesi di Formula 3, decide di cambiare categoria. Nel 1972 passa in Formula 2, dove arriva sesto a Oulton Park terzo a Pau al volante di un March 722. Niente di eclatante, certo. Ma il suo nome inizia a circolare insieme a quello di tante altre promesse che in quegli anni formano le griglie di partenza delle gare della serie cadetta.

David Purley in Formula 2 a Oulton Park nel 1972
David Purley in Formula 2 a Oulton Park nel 1972

E, nonostante i risultati non eccelsi e il suo carattere eccentrico, in Formula 1 ci arriva lo stesso. Il suo debutto è datato 1972, nel Rothmans Trophy 50000 a Brands Hatch, al volante di una March 721, una macchina buona per navigare a metà schieramento. Si ritira per problemi al motore al 70° giro, ma in prova fa segnare un sorprendente tredicesimo tempo. Riprova di nuovo nello stesso anno, sempre a Brands Hatch, nel John Player Challenge Trophy di fine ottobre, al volante di una delle peggiori auto da Formula 1 mai costruite, la Connew PC1-002. Ma questa volta non riuscirà nemmeno a partecipare alla gara.

Il suo esordio in Formula 1; nel 1972
Il suo esordio in una gara di Formula 1 - Rothmans 50,000 1972 Brands Hatch
Il tentativo disastroso nella Victory Race al volante della Connew
Il tentativo disastroso nella Victory Race al volante della Connew

Nel 1973 si dedica alla Formula Atlantic. E, soprattutto, grazie alla sponsorizzazione dell’azienda di famiglia, sigla un contratto con la March Engineering, per guidare una delle March 731 messe a disposizione dalla squadra di Robin Herd e Max Mosley.

Si presenta così al classicissimo appuntamento di Montecarlo insieme a una sua vecchia conoscenza: James Hunt, anche lui praticamente al debutto in Formula 1.

David Purley impegnato a Montecarlo nel 1973
David Purley impegnato a Montecarlo nel 1973

Riesce a qualificarsi, anche se in ultima fila. Ma in gara deve ritirarsi al 31° giro per problemi al motore. Per un quasi debuttante è comunque un risultato tutt’altro che disprezzabile. Alla successiva partecipazione in Inghilterra fa segnare un tempo valido per partire in settima fila sulla griglia, ma un incidente in prova e la mancanza di ricambi gli impediscono di partecipare alla gara.

David Purley disperato a Zandvoort 1973 - questa foto del fotografo Cor Mooij vinse il World Press Photo nel 1974
David Purley disperato a Zandvoort 1973 - questa foto del fotografo Cor Mooij vinse il World Press Photo nel 1974

Il suo manifesto sulla terra rimarrà però, nel Gran Premio di Olanda di quell’anno a Zandvoort: la sua corsa tragica e disperata verso la March 731 in fiamme di Roger Williamson, amico e rivale in tante battaglie in Formula 3. I tentativi inutili di riportarla nella sua posizione naturale. Il suo non arrendersi, strappare dalle mani l’estintore al commissario bloccato dal terrore. I gesti sconsolati per tentare di fermare gli altri colleghi, che invece passano e continuano a girare senza rendersi conto dell’accaduto. Alla fine dovrà arrendersi. Ma a sentirsi davvero sfiduciati saranno piuttosto gli altri. Non lui.

Per questo suo gesto, David viene decorato con una medaglia al valore dalla Regina Elisabetta, e riceve anche il Siffert Trophy per il coraggio dimostrato. Ma l’amarezza per quello che accade in lui non si estinguerà mai più. Lui, che non disdegnava ritornare a bersi una birra con i vecchi amici al pub, non vorrà mai neanche saperne di essere considerato un eroe a livello planetario.

Uno con il suo carattere non avrebbe potuto fare carriera facilmente in quel mondo. Ma forse non avrebbe potuto farla facilmente da nessuna parte.

E infatti non combina granché in Formula 1. Nel 1974, in occasione del Gp di Inghilterra a Brands Hatch, fa di nuovo un’apparizione in Formula 1 alla guida di una Token RJ02, un’altra di quelle macchine costruite in un minuscolo garage che rappresentano la regola in Formula 1 negli anni settanta, ma non riesce nemmeno a qualificarsi.

A Brands Hatch con la Token nel Gp di Inghilterra del 1974
A Brands Hatch con la Token nel Gp di Inghilterra del 1974

Decide allora di rivolgere la propria voglia di correre altrove. Sempre in quell’anno corre in Formula 2 per il team del miliardario di Honk Kong Bob Harper, e riesce a conquistare tre secondi posti: a Pergusa, Salisburgo, e a Rouen sotto il diluvio.

Nel 1974 a Rouen in Formula 2 sotto il diluvio
Nel 1974 a Rouen in Formula 2 sotto il diluvio

Un paio di anni dopo, nella serie Shellsport di Formula 5000 del 1976, sempre al volante di una Chevron si aggiudica sei delle quattordici gare in programma, vincendo il campionato alla fine dell’anno. La Formula 1 in quel periodo poteva anche aspettare. Gareggiando nelle altre serie, riesce a ricavare le stesse emozioni.

Nel 1976 sul podio a Thruxton con il trofeo del vincitore
Nel 1976 sul podio a Thruxton con il trofeo del vincitore

Ma il suo carattere mai domo e un po’ irrequieto lo fa ritornare ben presto sui suoi passi.

Per la stagione 1977 tenta il rientro in Formula 1.Commissiona a Mike Pilbeam, ex progettista del team Brm, la costruzione di una propria monoposto, giusto per distinguersi ancora una volta. Lo sponsor è l’azienda del padre, il nome anche. E, come se non bastasse, la monoposto viene chiamata Lec.

Purley a Zolder nel 1977 in lotta con il vincitore Gunnar Nilsson
Purley a Zolder nel 1977 in lotta con il vincitore Gunnar Nilsson

L’avventura sua e della Lec inizia decisamente bene. Nella classica Race Of Champions a Brands Hatch, finisce sorprendentemente sesto. E nella successiva apparizione, durante il Gran Premio del Belgio del 1977 a Zolder, addirittura si trova in testa alla corsa per qualche giro, lottando per la prima posizione con la Ferrari di Niki Lauda. Questa volta a favorirlo ci sono le mutevoli condizioni meteo e il caos susseguente ai cambi gomme. Ma diventa finalmente evidente per tutti, come in certe situazioni estreme il suo talento sia quello necessario a spiccare sul gruppo.

Famosa rimane la discussione a fine gara proprio con Niki Lauda, che accusa Purley di averlo ostacolato in pista, causandogli un testacoda. Ma nel dopo gara David non si crea troppi problemi ad affrontare faccia a faccia ai box il campione della Ferrari.

Curiosamente, proprio Lauda gli dà del coniglio (per sarcastica ripicca, nella gara successiva comparirà l’adesivo di un coniglio bianco sulla sua vettura). Ma la battutaccia, indubbiamente a doppio taglio per lo stesso Lauda, non lo intimidisce. E David gli ribatte che se fosse stato veramente un campione, avrebbe dovuto passare senza problemi un coniglio alla guida di un Lec, e non finire in testacoda come un pivellino. A questo punto l’atmosfera fra i due si scalda parecchio, fino al culmine della frase di congedo di Purley:

La prossima volta che mi mostri il dito, te lo infilo…

E il resto non è difficile da immaginare.

Il confronto tra Purley e Lauda a Zolder nel 1977
Il confronto tra Purley e Lauda a Zolder nel 1977

Sempre in quell’anno però, nel Gran Premio di casa a Silverstone, accade l’evento che di fatto pone fine alla sua carriera di pilota. Durante le pre-qualifiche del venerdì, un principio di incendio nella zona motore-cambio della sua Lec CRP1-Ford viene facilmente controllato dai commissari con una buona dose di liquido estinguente. Sembra tutto a posto. La macchina venne pulita dai meccanici in tutta fretta, visto che le pre-qualifiche sono alle porte. Peccato che la reazione chimica tra quel liquido e la benzina porta in breve alla trasformazione di alcuni residui in una sostanza dalla consistenza molto simile al calcestruzzo. L’acceleratore della sua Lec rimane bloccato mentre affronta in pieno la curva Becketts. Lo schianto che ne consegue venne ricordato come una delle più violente decelerazioni registrate in un incidente automobilistico: da 170 a 0 km/h in settanta centimetri, vicina ai 180 G.

Quello che rimase della Lec di Purley dopo lo schianto a Silverstone
Quello che rimase della Lec di Purley dopo lo schianto a Silverstone

Riesce a sopravvivere, ma ne esce malconcio: sette costole rotte, fratture multiple a bacino e gambe. In particolare quelle agli arti inferiori lo tormentano per diversi mesi. Zoppicherà a lungo, e la gamba sinistra dovrà essere sottoposta a continue trazioni per riportarla alla stessa lunghezza della destra.

Riprende a correre dopo qualche anno, nel 1979, nelle serie inglese di Formula Aurora (un campionato in cui si utilizzavano vecchie monoposto di Formula 1) al volante di una Shadow Ford, nonostante le conseguenze dell’incidente siano tutt’altro che assorbite. Ma dopo poche gare si renderà conto che è giunto il momento di smettere con le corse.

L’impeto iniziale per l’automobilismo sportivo si era ormai smorzato. Altri problemi e sfide erano pronte per essere affrontate: una su tutte l’azienda di famiglia da portare avanti, e con essa il destino di centinaia di famiglie di dipendenti, legato a doppio filo alle sue decisioni. L’eroe di Zandvoort, colui che sembrava non temere nulla e nessuno, comincia a dedicarsi seriamente agli affari di famiglia, trovando sfogo nella sua prima grande passione, il volo.

David Purley e l'amico Derek Bell
David Purley e l'amico Derek Bell

E proprio cadendo con un aereo acrobatico nel 1985, al largo delle scogliere della sua Bognor Regis, arriva lo schianto che segnerà la sua fine.

Di lui si dirà che era un pilota veloce, leale, istintivo e soprattutto coraggioso. Perché David Purley aveva capito come sconfiggere la paura: semplicemente urlando nel casco.

Fonti

Video dell’incidente di Roger Williamson a Zandvoort 1973 [YouTube]
“Addio Capitano Coraggioso”, Autosprint, Luglio 1985.
David Tremayne, “Purley King”, Classic and Sports Car, Giugno 1997.
Nigel Roebuck, “‘Roebuck’s Memories’ about David Purley”, Autosport.
Klaus Ewald, “David Purley: what bravery really means”, Research Racing.
David Purley su GrandPrix.com
David Purley sul sito di Anton Sukup

(Andrea Corbetta)

8 COMMENTS

  1. bellissimo ed appassionante, come solo le storie riguardanti l’automobilismo anni ’60 e ’70 sanno essere!

  2. Bello ed emozionante per come hai descritto questa storia bella di un personaggio incredibile e vero come erano tanti piloti anni 60-70.

  3. Avevo quasi otto anni quando mio padre portò a casa la copia di Autosprint largamente dedicata al GP d’Olanda in cui morì Williamson. Sulla copertina del giornale la frase “I vigliacchi sono tra noi” e ricordo ancora d’avere letto che i soccorsi al povero Williamson furono ostacolati anche con i cani!
    Con tutti i suoi difetti Purley è stato soprattutto un grande uomo, grandezza confermata dal rifiuto del titolo d’eroe.
    Da anni non seguo più l’automobilismo perchè non lo considero più uno sport da gentleman ma il ricordo di David Purley,a dispetto della discussione con Lauda, mi fa ancora pensare ad un periodo in cui valeva la pena considerare l’automobilismo roba da gentleman.
    Complimenti per avermi fatto ricordare un periodo bello della mia vita.

  4. Volevo solo precisare il mio intervento per non dare adito ad equivoci. Il periodo bello di cui parlavo NON è certo stato tale per la morte del compianto Williamson, mi riferivo al fatto che avevo idealizzato l’automobilismo.

  5. Před tímto člověkem se upřímně klaním až k zemi,bylo mi tenkrát 7.let
    Jeho obrovská vůle,zachránit kamaráda,ho udělala navždy nesmrtelným!
    V průběhu jeho života po této tragické nehodě,dokázal všem jaký to
    byl /je/ božsky vyjímečný a morálně silný nadčlověk…

    jsem navždy S tebou DAVIDE

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