Kornelia Ender e Roland Matthes
Kornelia Ender e Roland Matthes

Quella tra me e Roland Matthes è stata una relazione autentica.
Kornelia Ender

La trama dei Promessi Sposi raccontava di due giovani fidanzati nell’Italia del seicento, gli arcinoti Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, il cui legittimo desiderio di sposarsi veniva frustrato dalla prepotenza del potere, rappresentato dal sinistro personaggio di Don Rodrigo e dal suo braccio armato, i Bravi. Solo l’intervento divino della Provvidenza, nella forma di un’epidemia devastatrice come la peste, riesce a fare in modo che la coppia di innamorati possa finalmente convolare a giuste nozze. Il romanzo di Manzoni terminava così, ma non è troppo fantasioso andare oltre il lieto fine, e prevedere che anche tutto il resto del loro matrimonio sia stato vissuto nella felicità e nell’armonia.

Adesso proviamo a immaginarci la stessa storia in forma rovesciata, proiettandola in una vicenda realmente accaduta nella Germania Orientale degli anni settanta del secolo scorso. Al posto dei protagonisti mettiamo due giovani campioni olimpici plurimedagliati nelle gare di nuoto, nonché promessi sposi: Kornelia Ender e Roland Matthes. A rappresentare il potere, iscriviamo nel cast Erich Honecker, il padre padrone della DDR, con la Stasi nella parte della sua invisibile mano armata. La Provvidenza possiamo anche lasciarla a casa, giacché la vita reale, diversamente dalla fiction letteraria, non prevede necessariamente il suo intervento.

In questo caso i due innamorati non vengono affatto osteggiati dai potenti di turno, che anzi si travestono da Cupido, e lanciano loro dardi di passione per far sì che il matrimonio si celebri con tutti gli onori, salvo poi dover assistere indifferenti al suo naufragio qualche tempo più tardi. Il lieto fine è comunque preservato, perché dopo una serie di vicissitudini i nostri protagonisti riescono lo stesso a vivere felici e contenti per il resto della loro esistenza, anche se ognuno rigorosamente per la propria strada.

Ma abbandoniamo questo acrobatico parallelo con il capolavoro del nostro Alessandro nazionale, e cerchiamo di ricostruire obiettivamente lo svolgimento dei fatti.

Essendo entrambi campioni di nuoto di caratura mondiale, e militando fin dal 1972 nella squadra nazionale della Germania Est buonanima, per citare una colorita espressione di Gian Paolo Ormezzano, alla più che giovanissima quattordicenne Kornelia, detta affettuosamente Konny, fu praticamente inevitabile imbattersi nel giovane ventunenne Roland.

Berlino Est, 20 Dicembre 1972. Roland Matthes (sesto da sinistra) e Kornelia Ender (ottava da sinistra). Bundesarchiv-Foto: Katscherowski-Stark
Berlino Est, 20 Dicembre 1972. Roland Matthes (sesto da sinistra) e Kornelia Ender (ottava da sinistra) alla premiazione per lo sportivo dell'anno 1972 della Germania Orientale. Bundesarchiv-Foto: Katscherowski-Stark

La scintilla tra i due scoccò rapidissima, e già nel 1973, quando lei aveva quindici anni e lui ventitré, cominciarono a frequentarsi informalmente. A quell’epoca l’atletico e brillante dorsista Roland, detto anche dai giornalisti Sughero per le sue doti naturali di galleggiamento e Rolls Royce per la regalità della sua nuotata, aveva una fama di sciupafemmine, e con ogni probabilità Konny non era l’unica ragazza con cui si intratteneva. Ma quasi improvvisamente, due mesi prima delle Olimpiadi di Montreal del 1976, la coppia uscì allo scoperto, e comunicò pubblicamente alla stampa di tutto il mondo, tramite l’organi dei giovani comunisti della DDR Junge Welt, il proprio fidanzamento ufficiale.

Se non vi sono mai stati dubbi sulla spontaneità dei loro incontri informali, parecchi giornali e riviste occidentali avanzarono il sospetto che questo fidanzamento annunciato fosse stato in qualche modo pilotato dal regime di Honecker per due ragioni di carattere politico. La prima nasceva dal fatto che la DDR soffriva di un complesso di inferiorità cronico nei confronti dei “cugini” occidentali, sostenuti da un livello di benessere enormemente superiore. E siccome questo gap, ormai incolmabile nella realtà, causava una preoccupante impopolarità all’interno, i dirigenti del regime si affidarono ai successi nello sport per recuperare almeno una parte del consenso perduto. Grazie a programmi di selezione e addestramento altamente organizzati e qualificati (per tacer del doping, ovviamente), i risultati sul campo non tardarono ad arrivare, tanto che all’inizio degli anni settanta la piccola Repubblica Democratica Tedesca entrò nel rango delle superpotenze dello sport mondiale, insieme a Stati Uniti ed Unione Sovietica. In questo quadro la relazione sentimentale tra due dei loro campioni più rappresentativi rafforzava e propagandava questa immagine di successo. L’altra ragione invece, da un lato è più fantasiosa, e dall’altro appare a dir poco aberrante, ma comunque resta poco più che un’ipotesi senza alcuna certezza. Venne avanzata da molti giornalisti anche italiani, secondo i quali questa unione rientrava in un più vasto progetto di eugenetica volto a generare una nuova razza di supercampioni sportivi.

Sempre una parte della stampa dell’epoca, ma anche di tempi più vicini a noi, insinuò che i due campioni erano stati costretti al fidanzamento dalle pressioni delle autorità comuniste del loro paese, ed in particolare dei servizi segreti della Stasi. E sicuramente in tutta questa vicenda non si poté non intravedere la loro ombra, ma in separate interviste, rilasciate successivamente alla caduta del muro di Berlino, e quindi rese in piena libertà, sia Kornelia Ender che Roland Matthes negarono con forza questa ipotesi, dichiarando che erano state vittime di un “errore” dettato soltanto dalla passione della gioventù, senza subire alcuna pressione dalle forze oscure del regime.

Se il loro rapporto non fu la conseguenza di alcuna coercizione, è altrettanto vero che i due fidanzati poterono godere di alcuni importanti benefici dalla loro unione. Nel loro paese la ricchezza non si misurava dalla quantità di denaro, ma dalla quantità di privilegi. E così, laddove era necessario attendere almeno otto anni dalla richiesta, prima di ricevere un’automobile, laddove il problema degli alloggi era drammatico, laddove i vestiti disponibili nei negozi erano di pessima qualità e completamente fuori moda, e viaggiare all’estero era un lusso per pochi, essi ricevettero una macchina nuova, si videro assegnato un grande appartamento in città, indossarono abiti inaccessibili al resto della popolazione, e si concessero una vacanza estiva al sole tropicale di Cuba come premio per i trionfi all’olimpiade di Montreal.

Montreal, Luglio 1976. Roland Matthes e Kornelia Ender
Montreal, Luglio 1976. Roland Matthes e Kornelia Ender

Simili favori, che in un paese occidentale avrebbero suscitato soltanto un pizzico di tenerezza, risultarono però invisi a buona parte dei loro concittadini. Infatti i due campioni lamentarono più volte di essere stati oggetto di atti di vandalismo. La loro casa fu più volte saccheggiata, e anche le loro auto in sosta vennero prese di mira durante le notti e danneggiate per puro dispetto.

Konny e Roland vinsero una quantità incredibile di medaglie, titoli mondiali e continentali nel corso della loro carriera di nuotatori, e nel novembre del 1976 l’agenzia di stampa tedesco orientale ADN comunicò il loro ritiro dall’attività agonistica. Entrambi poterono così dedicarsi interamente alla loro passione: gli studi universitari di medicina, che, diversamente dagli altri giovani studenti, ebbero la possibilità di scegliere liberamente, grazie a un’altra concessione da parte delle autorità politiche.

Il 14 maggio 1978 a Bitterfeld, la cittadina della Sassonia dove Konny era cresciuta, il loro fidanzamento si coronò nel matrimonio, quasi un matrimonio di stato, alla presenza di Erich Honecker e dei più alti dignitari della SED, il partito al potere nella DDR. Ma, nonostante la nascita, nel settembre 1978, della loro figlia Franziska, che in barba alla legge di Mendel non avrà mai un futuro da campionessa, la loro unione si incrinò in pochi anni. E, come dichiarò Konny stessa a Sports Illustrated nel 1992: “Senza più il nuoto, io e Roland scoprimmo di essere due persone del tutto diverse.”

Kornelia Ender e Roland Matthes con alcune autorità della DDR
Kornelia Ender e Roland Matthes con alcune autorità della DDR

Dopo l’inevitabile divorzio nel 1982 molte cose cambiarono, e se loro scoprirono di non avere nulla in comune senza il nuoto, il regime di Berlino Est scoprì che senza il nuoto non c’era più bisogno di loro. Imboccarono così una parabola discendente, e tutti i loro privilegi: auto, appartamento, viaggi e libertà di studio, vennero gradualmente revocati. Lo spirito libero di Roland Matthes fu costretto a tornare a vivere nella piccola casa della madre, e solo faticosamente poté portare a termine gli studi di medicina. Una sorte simile toccò anche alla sua ex-moglie, che dovette crescere da sola la piccola Franziska fino alle seconde nozze con Steffen Grummt, un ex-decathleta e nazionale di bob a quattro.

Solo immediatamente dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 entrambi poterono emigrare con le loro rispettive nuove famiglie nella parte occidentale della Germania, dove vivono tuttora lavorando come medici. Nel 2007 il quotidiano canadese The Whig Standard ha riferito che alla richiesta del suo figlio più piccolo, avuto dalla sua terza moglie, di vedere le sue otto medaglie olimpiche, Roland Matthes ha allargato le braccia. “Scusatemi, ma non ricordo più dove le ho messe”, è stata la sua risposta.

Fonti

“Roland Matthes y Kornelia Ender contraeran matrimonio”, El Mundo Deportivo, 12/05/1976.
Aronne Anghileri, “Babashoff-Ender: il tema del nuoto”, La Gazzetta dello Sport, 18/07/1976.
Aronne Anghileri, “La storica mezz’ora di Kornelia”, La Gazzetta dello Sport, 24/07/1976.
“Five World Records in Five Days: That’s the Edge Kornelia Ender Will Take into the Olympic Pool”, People, 28/06/1976.
A. Astruells, “La natacion pierde a su reina”, El Mundo Deportivo, 15/11/1976.
“Hau den großen Bruder”, Der Spiegel, 29/11/1976.
“Matthes-Ender ha sido niña!”, El Mundo Deportivo, 23/09/1978.
Michael Janofsky, “Olympics, in East Germany, Trauma between 2 eras”, The New York Times, 15/04/1990.
Jim Riordan, “Commentary: A Bright Future Shrouded in Mist Sport in Eastern Europe”, Journal of Sport History, Primavera 1990.
“Kornelia Ender: Une relation autentique”, L’Equipe, 20/12/1991.
Kenny Moore,
“Babashoff and Ender”, Sports Illustrated, 13/07/1992.
Jim Riordan, “The Changing Relationship between Sport and the State in Eastern Europe” from “International Symposium Québec, 21-25 May 1990”,Les Presses de l’Universite Laval, 1991.
Elio Trifari, “Juantorena, la doppietta che fa leggenda”, La Gazzetta dello Sport, 29/08/2000.
Gian Paolo Ormezzano, “E se ereditasse la nausea del tennis?”, La Stampa, 24/07/2001.
Elio Trifari, “Nascerà campione”, La Gazzetta dello Sport, 27/04/2003.
Karin Helmstaedt, “Swimming against the current”, The Whig-Standard, 05/05/2007.
Roberto Perrone, “Amori a bordo vasca, un grande classico”, Corriere della Sera, 16/12/2007.
Christian Tretbar, “Der DDR-Sport wird an den Pranger gestellt”, Der Tagesspiegel, 06/05/2008.

(Giuseppe Ottomano)

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